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"Appello ai brindisini: aiutiamo la nostra città prima che sia troppo tardi"

Carmine Dipietrangelo: "Brindisi snon riesce a trovare un nuovo ruolo, schiacciata tra Roma, Lecce  e Bari"

Brindisi vive uno dei momenti più difficili della sua storia recente e passata. Tutte le ultime statistiche che la riguardano sono inesorabili. Tralascio, per adesso, qualsiasi considerazione sul disagio che la città sta vivendo in materia di sicurezza e di vivibilità nei quartieri, per strada, nelle piazze. Si spara, si aggredisce, si fanno furti per poche centinaia di euro. E non si può dare la colpa ai soliti “immigrati” Su questo ritornerò in attesa di leggere prima qualche reazione e iniziativa di chi in questi giorni ha già attivato la solita giostra elettorale, partiti compresi.

Carmine Dipietrangelo

La disoccupazione

I livelli di disoccupazione a Brindisi sono tra i più alti d'Italia (il 35 per cento),con una disoccupazione giovanile che arriva al 60 per cento. Molte le  imprese  in difficoltà  che stanno chiudendo e stanno fallendo. Sono la conseguenza e la conferma di uno assetto produttivo che, dopo i disastri ambientali, non crea da tempo occupazione e sviluppo. E non si confondano i dati delle nuove imprese che nascono per sopravvivenza o per disperazione come potrebbero far apparire quelli ultimi del registro delle imprese. Si vogliono fare i conti con la oggettività di questa condizione?

Le riforme istituzionali degli ultimi  governi, inoltre, stanno ridisegnando in maniera confusa l'assetto amministrativo e organizzativo dello stato (smantellamento inconcludente delle Province, accorpamenti delle camere di commercio e delle autorità portuali) a cui si aggiungono, come aggravanti,  le scelte di Emiliano e del suo governo in materia di riorganizzazione sanitaria e ospedaliera, e adesso anche aeroportuale. Brindisi si trova al centro di tutto questo e non riesce a trovare un nuovo ruolo, schiacciata tra Roma, Lecce  e Bari. Le decisioni più importanti si prendono ancora fuori e sulla sua testa. Le ultime sono quelle relative al porto e all’aeroporto.

Nessuno l'aiuta a difendersi o a ripensarsi come città. Tutti pronti a sfruttarla, soprattutto in prossimità di elezioni, perché trovano nella stessa città le condizioni che ormai fanno della mediocrità l'unica forza per sopravvivere e per gestire un presente senza futuro. Sono considerazioni amare che da tempo faccio anche, in maniera autocritica, per le responsabilità politiche avute nel passato. Non sento però in giro altre autocritiche e riflessioni soprattutto da chi ha avaruto ed ha ruoli importanti istituzionali e di governo e che continuano a ingombrare con le loro presenze ogni competizione elettorale. 

Si può reagire? Si può avviare e organizzare a più voci  una riflessione e  una discussione cittadina coraggiosa, pacata e aperta? Le forze di sinistra, progressiste e democratiche vogliono prendere nelle loro mani e con idee nuove la bandiera della difesa e dell'autonomia di Brindisi? Un progetto per Brindisi è necessario. Questa fase della vita e della storia della città, può fare affidamento, oltre che su un ineludibile rinnovamento della politica, su un civismo attivo e mobilitante di tutte le risorse e intelligenze disponibili a prendersi cura della città?

Brindisi sembra che sia diventata  refrattaria a qualsiasi confronto e impegno per un dialogo costruttivo. Solo tatticismi e individualismi insopportabili. Convenienze e posizionamenti vengono prima delle idee e dei valori. Visioni e soluzioni utili per la città neanche a parlarne. Ma di questa città bisogna prendersi cura, tutti, e prima che sia troppo tardi. La città è entrata  in un cono d'ombra da cui va aiutata ad uscire. Il rischio che la palude, l'indistinto, gli interessi dei soliti furbi e gli speculatori delle sue disgrazie, prevalgano sulla urgenza di governare con rigore e lungimiranza questa fase e sul suo bisogno di riscatto e di rinascita, e' molto alto. Bisogna combattere il pericolo immanente di una città che da precaria e sbandata diventi smembrata e desertificata anche per responsabilità degli stessi cittadini.

Non può essere solo la politica, tra l'altro, screditata, o i tradizionali ceti dirigenti, ad  organizzare e gestire questo difficile passaggio. È necessario un ampio coinvolgimento culturale, sociale e civico capace innanzitutto di combattere il parassitismo di coloro che sono cresciuti e si sono arricchiti senza dare mai niente alla città. È diventato insopportabile l'atteggiamento presuntuoso e altezzoso di quei ceti professionali sempre pronti a cercare benevolenze  o incarichi ai potenti di turno per poi "pettegolare" nei propri salotti contro tutto ciò che non va in città. Sporcatevi le mani con un po’ di generosità verso gli altri, gli umili, i perdenti.

Il neocentralismo statale e il baricentrico regionale di Emiliano

La città ha bisogno di una riscossa civica anche per non essere schiacciata,come sta già avvenendo,dal neocentralismo statale e da un neocentralismo "baricentrico" regionale di cui Emiliano e coloro che in varie forme lo sostengono è l'espressione più acuta. Nella fase di profonde riforme istituzionali,amministrative e organizzative,di ricollocazioni produttive,di globalizzazione in atto e dopo la lunga recessione, Brindisi rischia di  diventare emarginata e perduta, come è già successo in altri periodi della sua storia. Spetta ai brindisini, ma soprattutto alle nuove generazioni, prendersi cura della propria citta' e rilanciarne ruolo e prospettiva. Si facciano finalmente da parte tromboni salvifici, portatori di voti, marpioni politici, lestofanti. Rompere con il passato significa anche questo. Il futuro della città potrà essere solo quello che da città  storicamente utile agli altri (per poi essere abbandonata) diventi anche e innanzitutto utile a se stessa.

La politica e questa politica brindisina ha dimostrato che non è in grado  di farcela. Ha fallito più volte! Non possono essere gli stessi che hanno fallito a risollevare la città. Ne' tantomeno coloro che non vivono in città e non conoscono le sue sofferenze, attratti, come sono, solo  dagli interessi economici che in essa ancora persistono e  su cui sviluppano la propria devastante  intermediazione.

L'appello

Non ci aiuterà nessuno. Dipenderà molto dal rinnovamento della politica e dal contributo che le forze democratiche e di sinistra, ma non  solo esse, riusciranno a dare. Ma dipenderà  anche da ognuno di noi, dalle proprie intelligenze e dalla costruzione di un civismo democratico e partecipato (da non confondere con il proliferare delle liste civiche che sono solo,il più delle volte,dei contenitori di trasformismo). 

Siamo tutti chiamati ad abbandonare le  "cittadelle delle comode certezze e convenienze", a liberarci di quella che io chiamo da tempo rassegnazione collettiva. Bisogna mettere da parte presunzioni e quei rancori che ognuno si porta  dietro, se si vuole dare una mano a Brindisi in uno dei  più difficili momenti della sua storia. Giovani, mondo del lavoro, imprese, professioni, personalità fate un passo avanti  per ridare a Brindisi un po' di normalità, di stabilità e una ritrovata  autonomia. Sono le condizioni indispensabili per costruire il suo/nostro futuro.

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