Sabato, 12 Giugno 2021
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A cura di Blog Collettivo

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"L'anno horribilis è alle spalle, ora porgiamo la mano verso la speranza"

Siamo arrivati qui finalmente, abbiamo superato un arco temporale che difficilmente scorderemo. Siamo entrati nel 2021, pieni di speranze, desideri e timori che provengono dall’anno appena passato

Siamo arrivati qui finalmente, abbiamo superato un arco temporale che difficilmente scorderemo. Siamo entrati nel 2021, pieni di speranze, desideri e timori che provengono dall’anno appena passato. Abbiamo voglia di voltare pagina, di tornare agli affetti e abitudini dati sempre per  scontati ma così cari quando vengono meno, ed è forte il desiderio di vederci in viso e sorridere senza un pezzo di stoffa che nasconda le nostre emozioni. Abbiamo la necessità di riunirci senza tante preoccupazioni e riappropriarci di abbracci e strette
di mano come è sempre stato naturale.

Sappiamo bene, però, che non basterà una data a formattare quanto è avvenuto in un anno horribilis, siamo alla fine di una notte, iniziamo a intravedere l’aurora con i suoi colori rosei che si stagliano dal nero che ci ha sorpreso durante l’inverno scorso. Ora con la dovuta calma è necessario assaporare questo momento in cui la luce non irradia ancora i nostri volti, ma i nostri occhi vanno aldilà di quello che ancora non c’è. Il timido ottimismo all’orizzonte c’entra poco col Capodanno appena trascorso: le pandemie non rispettano il calendario gregoriano e le svolte nette e univoche appartengono più alle serie televisive che ci fanno compagnia, piuttosto che al
mondo in cui ci siamo evoluti nel corso dei millenni.

Sarà un nuovo anno in cui potremo mettere a frutto quanto abbiamo compreso nei mesi scorsi su concetti quali libertà, prossimità e salute. Tutte cose date per scontate che ora hanno una memoria consapevole, una substantia e battono all’unisono con il nostro cuore, intensamente come il desiderio di un giovane innamorato. Non dobbiamo avere paura di sentirci fragili, è da questa percezione che si crea il sapore della sicurezza, così come grazie alla solitudine si apprezza la compagnia. Gli opposti si attraggono, recita un vecchio detto, e quindi non inusuale che momenti di grande felicità vengano preceduti da difficoltà apparentemente insormontabili.

E così, per riappropriarci del senso di normalità, abbiamo tinto di colori le nostre città ad iniziare da dicembre, abbiamo salutato il nuovo anno con cin cin sospesi e abbracciato i nostri cari, o sorriso alle loro voci da un cellulare. Stiamo provando a re-illuminare le nostre vite dopo che la natura ci ha ricordato che nulla è scontato. Il senso della scomparsa e della perdita è stato per decenni irresponsabilmente
rimosso della nostra cultura. Oggi vogliamo scacciare la paura di esser soli, l’angoscia di affrontare una malattia come unici individui all’interno della nostra stanza ed è normale: dalla notte dei tempi abbiamo capito che il gruppo è sopravvivenza. Essere responsabilmente in compagnia vuol dire non essere invisibili, attiva le nostre zone della  corteccia prefrontale mediale e la giunzione tempoparietale, implicate nei processi di inferenza sociale. E’ un bisogno insito nel nostro Dna.

E’ nel nostro Dna anche l’adattamento lento e inosservabile, che va in netto contrasto con episodici isterismi e bestiali riflessi di pancia che qualcuno segue e i social network amplificano. Adattarsi proviene dal latino ad- e aptare e fa riferimento all’ambiente, della vita, della realtà, persino quella della pandemia. Se l’adattamento è innato nella nostre indole, forse un’abilità ancora ci manca è la capacità di accettare le sfumature senza cadere nella trappola delle dicotomie, dei bipolarismi e dei negazionismi. Troppe volte siamo saltati dalla casella dell’allarme isterico a quella del nulla, chiuso e aperto, assalto ai supermercati per poi passare alle discoteche aperte. Questo nuovo giorno, il successivo del ieri e che precede il domani, ci suggerisce una crescita contestualizzata alla realtà di oggi: città semi vuote come contenitori in attesa di esser riempiti meglio rispetto al passato, soffi di venti umidi e fastidiosi che disorientano la nostra ragione in cerca di una polemica ad ogni costo, una rete Internet che ha unito il pianeta ed ha trasmesso arcobaleni, lenzuoli sui balconi e,
infine, anime dalle terapie intensive che emettono un anelito affannoso in cerca della carezza di un caro nel loro prossimo incerto respiro.

Così come il bambino piccolo ricerca la mano della mamma quando ha paura, così oggi nel primo giorno del nuovo anno porgiamo la nostra mano verso la speranza, verso il cambiamento per non ripetere alcune condotte del recente passato. Siamo ancora in attesa dell’alba, ma anche nel’oscurità gli astri celesti del firmamento possono ispirarci e dare un senso al nostro prossimo passo.

Buon anno.

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