Domenica, 24 Ottobre 2021
Opinioni

Opinioni

Opinioni

A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

Opinioni

La società liquida di Bauman, dove l'uomo rinuncia alle sfide

La prima decade del nuovo anno ha visto la scomparsa del sociologo e filosofo Zygmunt Bauman, uno dei più illustri pensatori del ‘900 e di questa prima parte del nuovo millennio. Zygmunt Bauman, durante l’infanzia e l’adolescenza, ha toccato con mano l’opprimente espressione dei totalitarismi

La prima decade del nuovo anno ha visto la scomparsa del sociologo e filosofo Zygmunt Bauman, uno dei più illustri pensatori del ‘900 e di questa prima parte del nuovo millennio. Zygmunt Bauman, durante l’infanzia e l’adolescenza, ha toccato con mano l’opprimente espressione dei totalitarismi e le miserie del secondo conflitto mondiale, esperienze che hanno innescato il suo profondo pensiero sulla natura umana, maturato nelle opere “The Society We Live In”, “Socialism: the Active Utopia” e “Liquid Modernity”, solo per citarne alcune, che si scoprono estremamente attuali ancora oggi.

La sua lettura dei fenomeni postmoderni ha portato alla creazione della famosa definizione di “società liquida, quale contesto in cui gli Stati perdono le proprie funzioni risolutive e sociali, toccano con mano la scomparsa delle ideologie e dello stato di diritto, a vantaggio di un egoismo sfrenato in cui l’Io vince sul tutti”. La liquidità di cui parla Bauman si traduce in un individualismo radicale e radicato (per alcuni versi ricorda “Homo homini lupus” – l’uomo è lupo per l’altro uomo -  o il pessimismo di Schopenhauer) dove l’altro non è un nostro fratello, ma semplicemente un’antagonista da cui guardarsi, rendendo la modernità collettiva e iperconnessa una sostanza estremamente debole e informe e quindi, fondamentalmente, liquida.

La debole consistenza dei nostri tempi la si osserva nel malcontento popolare, nel gridare contro il sistema “capitalistico”, contro i “poteri forti” ed esserne comunque schiavi, seguendo il consumismo e entrando in uno stato di sopore quando si esprime il proprio diritto di voto. Insomma, ad urlare son bravi tutti ma, al momento della scelta, cadiamo in paradossi tipici di un mondo liquido senza confini e valori stabili. Il 2017 è appena iniziato e, allo stappar dello spumante e dello champagne, tutti quanti abbiamo riposto nel nuovo anno la speranza di esser felici.

Zygmunt Bauman-2

Ma cosa è davvero la felicità? Il sociologo spiega che:  «La felicità è uno stato mentale, corporeo, che sentiamo in modo acuto, ma che è ineffabile. Una sensazione che non è possibile condividere con altri. Ciononostante, la caratteristica principale della felicità è quella di essere un'apertura di possibilità, in quanto dipende dal punto di vista con il quale la esperiamo. Nell'antichità la felicità era una ricompensa per pochi eletti selezionati. In un momento successivo venne concepita come un diritto universale che spettava a ogni membro della specie umana.

Successivamente, si trasformò in un dovere: sentirsi infelici provoca senso di colpa. Dunque chi è infelice è costretto, suo malgrado, a trovare una giustificazione alla propria condizione esistenziale». L’uomo sostanzialmente si è orientato più sul processo che non sul fine, ha rifiutato lo stato finale a vantaggio del mezzo immediato con cui soddisfare gli impulsi, desiderando più il desiderio che la sua realizzazione.

In effetti, siamo nell’epoca dell’obsolescenza programmata, del tutto e subito, del possesso dell’ultimo cellulare sul mercato senza saper mandare una mail e proiettiamo speranze sugli oggetti tecnologici che si rompono senza possibilità di riparazione. I problemi vengono visti negativamente, illudendoci che essi possano scomparire, ma dimentichiamo la nostra natura e la funzione del nostro cervello. Esso non è un mero produttore di serotonina ed endorfina ma è un risolutore di problemi, progettato dalla natura per sopravvivere, superare le difficoltà e trarne giovamento.

Riprendendo le parole del filosofo, «La felicità si raggiunge quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal destino, mentre ci si sente persi se aumentano le comodità». Ricordarci quest’affermazione può aiutarci considerevolmente ad esser più soddisfatti del nostro 2017. 

Gallery

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La società liquida di Bauman, dove l'uomo rinuncia alle sfide

BrindisiReport è in caricamento