Lunedì, 17 Maggio 2021
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Opinioni Vito Brugnola - www.vitobrugnola.com

Dipendenza affettiva: consigli per uscire dal vortice di un "amore malato"

Negli ultimi mesi spesso abbiamo sentito parlare di “amore malato” come condizione di alcune persone, prevalentemente donne, in cui si rinuncia alla propria libertà in favore di un rapporto povero di sentimenti positivi

Negli ultimi mesi spesso abbiamo sentito parlare di “amore malato” come condizione di alcune persone, prevalentemente donne, in cui si rinuncia alla propria libertà in favore di un rapporto povero di sentimenti positivi, capace solo di rappresentare una lenta agonia in cui soggiacciono speranze riposte in sogni ormai dimenticati.

L’elemento che unisce le varie storie di cronaca, riguardo maltrattamenti mai denunciati e stati tendenti alla depressione che colpiscono uno dei due partner che sperimenta la tristezza dell’abbandono, consiste nella “dipendenza affettiva”.

La dipendenza affettiva è uno stato psicopatologico tipico di alcune relazioni di coppia e di alcune credenze individuali per cui una persona si sente completa e meritevole soltanto quando viene accettata da un partner, costi quel che costi.

Coppie e persone che sperimentano questi vissuti reputano la solitudine come qualcosa di terribile, qualcosa da cui sfuggire pur di esistere.

Il partner non è quindi la persona con cui si sviluppa una sintonia apprezzabile, resa possibile da somiglianze caratteriali e condivisione di valori, ma, diversamente, egli diventa un abito ritagliato sulle proprie insicurezze.

A lungo andare tale indumento diventa sempre più viscerale, sino a diventare una pelle senza cui non è possibile vivere.

Di conseguenza, è probabile che si sviluppi una dipendenza verso l’altro al punto d’annullare sé stessi pur di evitare la rottura del legame.

Nelle coppie o nei partner che subiscono la fine di una storia, in cui il sentimento sano è sostituito e dalla malsana dipendenza, è tipico trovare comportamenti morbosi di gelosia, tendenza all’isolamento e aggressività. Le cognizioni che portano a questi comportamenti sono all’insegna della paura esagerata dell’abbandono, l’incapacità di tollerare la solitudine e alla rinuncia della tutela del sé e della propria vita.   

Davanti a questi timori risulta semplice comprendere come il partner abbandonato o la personalità dipendente all’interno della coppia cerchi nel legame affettivo la protezione dalle proprie vulnerabilità.

Sono proprio queste strategie di compensazione a rendere ancor più difficile la risalita verso una vita più normale. Chi risente di una dipendenza affettiva spesso sceglie partner con personalità che costruiscono le proprie glorie sulle debolezze degli altri, che si rafforzano aumentando le fragilità altrui, mentre ogni partner dipendente, che sperimenta la fine di una storia, si trova a fare i conti con i vicoli ciechi delle proprie credenze affrontando le paure da cui è sempre fuggito.

Il fulcro di questi funzionamenti cognitivi risiede nella valutazione della propria fragilità che influenza la percezione di validità e autoefficacia verso il mondo esterno.

Fondamentalmente la fragilità è un’icona che ci auto attribuiamo ed è il modo in cui nel tempo abbiamo imparato a guardarci a volte in maniera eccessiva, con lenti distorte che bloccano le nostre potenzialità.

Uscire da questo vortice è possibile: il primo passo risiede nel prendere consapevolezza del problema per poi ricavarsi dei momenti di autonomia un in cui poter stare da soli e costruire hobbies e passioni.

La riscoperta dei propri interessi dev’essere fatta senza stampelle d’appoggio altrimenti si corre il rischio di spostare il proprio focus da una figura di riferimento ad un’altra. Infine bisogna ritornare ad esser curiosi verso la vita, porre attenzione a gioie ed insicurezze tipiche di ogni esistenza. Così sarà possibile osservare meglio il proprio percorso vitale e le persone che ne fanno parte, apprezzando i rapporti affettivi come un contesto in cui mettersi alla prova piuttosto che una rassicurante prigione.

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