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Il sentimento dell'amore come risorsa nei matrimoni

L’amore è probabilmente il sentimento più potente che possiamo provare, caratterizza la nostra vita sin dall’adolescenza accompagnandoci come speranza, o processo, oltre l’età adulta

“L’amore è quando non riesci a dormire perché finalmente la realtà è migliore dei tuoi sogni”. L’amore è probabilmente il sentimento più potente che possiamo provare, caratterizza la nostra vita sin dall’adolescenza accompagnandoci come speranza, o processo, oltre l’età adulta. Su di esso si sono scritte migliaia di canzoni e girati centinaia di film, dall’antico Casablanca, passando da Ghost, sino al ritorno di Bridget Jones.

Persino la trilogia fredda di Matrix, ambientata in un mondo semi-virtuale, rappresentava l’amore come una variabile impazzita capace d’offuscare ogni comportamento razionale. Potenza intrinseca, che spinge l’uomo oltre l’egoismo, orientandone l’azione verso un futuro incerto ma con una speranza irrinunciabile.

Se tale sentimento è presente in ciascuno di noi, è anche vero che può divenire portatore di sofferenza e lasciare cicatrici esistenziali.
Non è un caso che un’altissima percentuale di matrimoni, oltre il 30%, termini in una separazione o divorzio: i contesti culturali odierni sono sempre più all’insegna della soddisfazione immediata dei propri bisogni, piuttosto che sulla costruzione paziente di qualcosa di duraturo.

Dal momento in cui due persone decidono di unirsi come “coppia” credono di aver dato vita a un rapporto unico e “diverso”, alimentato da un profondo amore e da grande ottimismo. Successivamente però, molte unioni si trovano impreparate davanti problemi e conflitti accumulati durante il loro percorso.

L’idealizzazione iniziale viene minata dal senso crescente d’irrequietezza e frustrazione, non riuscendo a focalizzare correttamente il problema con conseguenze comportamentali che possono cadere nell’indifferenza, nell’insensibilità, sino a sfociare in un tradimento.
La palude dell’incomprensione e la disillusione dai propri sogni può trasformare l’idea positiva della coppia nella percezione che l’unione col proprio partner sia stato un errore.

Il processo appena descritto è tipico sia nei giovani, che in partner rodati da decenni di matrimonio, e che ritengono che il termine della loro infelicità abbia fine solo con la separazione.  In realtà, affinché un rapporto possa sopravvivere a un momento difficile, e ritrovare la propria funzione d’essere, sono necessarie qualità peculiari: la sensibilità, l’impegno e la lealtà reciproca. Una coppia funzionale si basa sul senso di cooperazione ed accordi presi in comune con la disposizione ad accettarsi e perdonarsi nei propri errori e difetti.

Una buon punto di partenza, nel recupero del rapporto col proprio partner, consiste nel ritrovare una corretta comunicazione, nel non dare nulla di scontato negli atteggiamenti altrui, cercando di capire e discuterne le cause, piuttosto che avventurarsi in letture e costruzioni di teorie di comodo.

Questa è una delle trappole mentali più diffuse nei rapporti in crisi: la visione a tunnel porta a creare spiegazioni, degli atteggiamenti del partner, che collimano col proprio stato mentale. Così si tende a costruire un’interpretazione generale di un episodio o su un fatto poco significativo, escludendo altri aspetti importanti che vengono minimizzati o cancellati dalla memoria. L’acredine creatasi avrà conseguenze anche nell’altro partner, col serio rischio che possa ripercorrere gli stessi errori del compagno.

Quella appena descritta è una delle innumerevoli trappole in cui è facile cadere quando i propri sentimenti vengono delusi o l’insoddisfazione di coppia raggiunge livelli non più trascurabili. Recuperare qualcosa d’importante è però possibile. Il significato intrinseco di una coppia passa anche dalla riscoperta di sé stessi nell’altro, con la consapevolezza che nessun percorso è esente da fatica da momenti di scoramento. 

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