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Corsa agli armamenti: anche la Cina aumenta la spesa militare

La Cina ha annunciato di voler aumentare del 7% la spesa pubblica destinata alla Difesa, impegnando l'1.3% del proprio PIL. Come dichiarato da Fu Ying, portavoce dell'Assemblea Popolare cinese, la decisione è stata presa per mere questioni di sicurezza nazionale

La Cina ha annunciato di voler aumentare del 7% la spesa pubblica destinata alla Difesa, impegnando l’1.3% del proprio PIL. Come dichiarato da Fu Ying, portavoce dell’Assemblea Popolare cinese, la decisione è stata presa per mere questioni di sicurezza nazionale, e non ha connessione con “le recenti decisioni analoghe degli Stati Uniti o di altre Nazioni”.

Il budget militare cinese è il secondo più ingente al mondo, dopo quello degli Stati Uniti: nonostante un rallentamento dell’aumento della spesa verificatosi negli ultimi anni, nel 2015 la cifra totale ammontava a quasi 140 miliardi di euro. Nello stesso anno, gli USA impiegavano ben 570 miliardi, una somma che peraltro Donald Trump ha annunciato di voler aumentare del 10% nel prossimo futuro. Ciò che però rende poco competitivo il reparto difensivo cinese è la sua arretratezza: molte delle armi e dei mezzi in uso sono stati prodotti negli anni ’70 e ’80.

Inoltre, l’industria militare non è in grado di produrre mezzi efficienti, specie per quanto riguarda gli elicotteri e i sistemi missilistici, costringendo lo Stato a costose importazioni. Per non parlare del reparto atomico: l’ex Celeste Impero, secondo le fonti più accreditate, possiede “solo” 240 testate nucleari, contro le 1.700 a testa di Stati Uniti e Russia. Tra gli analisti è opinione diffusa che per Pechino ci vorranno come minimo 10-15 anni per rendere moderna ed efficiente la propria macchina difensiva.

Nonostante le autorità di Pechino si siano affrettate a specificare che l’aumento nel budget difensivo non dipende dall’analoga decisione americana, è difficile non pensare ad una connessione tra le due cose. Negli ultimi anni, le tensioni tra Cina e Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale si sono progressivamente acuite, fino ad arrivare ad un pericoloso stallo. Peraltro, Washington ha recentemente annunciato di voler aumentare da 272 a 350 il numero di unità navali della propria Marina militare, probabilmente per forzare la mano e riguadagnare il controllo di quel territorio strategico. Se però i rapporti tra USA e Russia dovessero normalizzarsi, potrebbe essere proprio Vladimir Putin, forte della sua alleanza commerciale con Pechino, a fare da paciere.

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