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Le controverse relazioni fra Usa e Russia, sullo sfondo della crisi siriana

Non si fermano e non si placano le polemiche tra la Russia e gli Stati Uniti sul futuro della Siria, nonostante la nuova presidenza americana di Donald Trump avesse promesso una maggiore collaborazione con il Cremlino. Il Pentagono, infatti, ha negato decisamente che siano mai arrivate delle richieste, da parte del governo russo

Mentre le botte da orbi tra Trump ed Obama continuano, anche con le nuove accuse rivolte dal “Tycoon” all’ex presidente americano di avergli messo sotto controllo i telefoni cellulari durante l’ultima campagna elettorale presidenziale, la liberazione della storica città siriana di Palmira dall’occupazione e dall’oppressione dell’Isis, ad opera dell’ esercito lealista di Assad in azione coordinata con i russi,  sembra ormai cosa fatta.

Ricordiamo che, in ogni caso, vi è comunque ben poco da festeggiare, in quando i violenti miliziani di Al Baghdadi hanno lasciato dietro di se non solo un impressionante scia di sangue ma anche la totale distruzione di una parte del patrimonio artistico e culturale di Palmira, sino a poco tempo fa patrimonio mondiale dell’Unesco. Come dimostrato da alcune riprese aree, ad esempio, l’antico teatro romano è stato letteralmente raso al suolo, mentre non è ancora chiaro se la stessa fine sia stata fatta fare al vecchio Tempio di Bel, da più fonti dato per abbattuto ma indicato come “ancora intatto” dalle autorità siriane.

Non è stato neanche accertato se il “califfo nero”, Al Baghdadi, sia ancora in vita. Negli ultimi giorni è stato diffuso un suo presunto messaggio audio, dove ammetteva la sconfitta a Mosul ed invitava le sue truppe a “combattere sino alla morte”. Alcuni esperti, però, dopo averlo analizzato nei dettagli, hanno definito il messaggio poco credibile e probabilmente falso, dato che notizie verificate e certe su Al Baghdadi sono assenti da oltre due anni.

Intanto non si fermano e non si placano le polemiche tra la Russia e gli Stati Uniti sul futuro della Siria, nonostante la nuova presidenza americana di Donald Trump avesse promesso una maggiore collaborazione con il Cremlino. Il Pentagono, infatti, ha negato decisamente che siano mai arrivate delle richieste, da parte del governo russo, di condurre missioni di combattimento congiunte in Siria. A chi aveva chiesto al ministero della difesa russo il metodo adottato per ottenere le coordinate delle posizioni dello Stato Islamico, era stato risposto che erano state ricevute attraverso un canale informativo di comunicazione privilegiato con gli Usa, aggiungendo anche che erano state anche compiuti raid aerei congiunti con i caccia americani.

Ma il Pentagono, ora diretto dal generale “trumpiano” James Mattis, ha pubblicamente smentito questa notizia. "Il Dipartimento della Difesa non sta coordinando attacchi aerei con i militari russi in Siria", ha riferito il portavoce Eric Pahon, che ha aggiunto anche di non essere a conoscenza di alcun accordo con la Russia sotto questo aspetto. Più volte l’amministrazione americana aveva bollato come “non graditi” gli sconfinamenti compiuti da alcuni Mig russi nello spazio aereo di competenza statunitense.

Sul complessivo atteggiamento da adottare con Vladimir Putir, pare via sia una pesante spaccatura in corso tra il Pentagono, non molto favorevole ad alcuna collaborazione con il russi, ed il Dipartimento di Stato Americano, che starebbe invece valutando l’opportunità di adottare una linea più collaborativa ed aperta con Mosca, al fine di poter giungere non solo alla fine della guerra civile siriana ma anche ad una complessiva stabilizzazione dell’intera area.

Non dimentichiamo che Trump, durante il suo primo discorso da presidente eletto, si era impegnato a "formare nuove alleanze” contro il "terrorismo islamico radicale", facendo quindi intravedere un’apparente ventata di disgelo nelle relazioni Usa-Russia, dopo che l’amministrazione uscente di Barack Obama aveva accusato Putin di aver favorito l’elezione di Trump a presidente utilizzando metodi “poco puliti”.

Putin, comunque, ha sempre manifestato la propria soddisfazione per l’avvenuto cambio del primo inquilino della Casa Bianca, in quanto  poteva rappresentare un significativo riavvicinamento politico tra le due super potenze mondiali. Ma su questo aspetto sono state raggelanti altre recenti dichiarazioni del generale Mattis, che ha espresso “profondo scetticismo nei confronti della Russia” e che sarebbe molto opportuno tenere gli “occhi ben aperti su Putin e sul suo operato” dato che, sempre secondo Mattis, “sta cercando in tutti i modi di rompere l’Alleanza Atlantica”.

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