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Isis sempre più alle corde, si avvicina la resa dei conti con Al Qaeda

Daesh, o Isis o IsIl, o come lo possiamo chiamare, sta perdendo indubbiamente terreno e forza sia in Siria quanto in Iraq. Tra bombardamenti russi, britannici, francesi e americani, lo Stato illegale che al Al Baghdadi era riuscito a costruire sta vacillando

Daesh, o Isis o IsIl, o come lo possiamo chiamare, sta perdendo indubbiamente terreno e forza sia in Siria quanto in Iraq. Tra bombardamenti russi, britannici, francesi e americani, lo Stato illegale che al Al Baghdadi era riuscito a costruire sta vacillando, facendo in ogni caso presagire una nuova resa dei conti interna anche nella galassia del fondamentalismo islamico. Negli ultimi anni, infatti, il cuore del radicalismo internazionale era stato incarnato da Al Qaeda, la creatura di Osama Bin Laden. Negli ultimi anni, dopo la sua morte avvenuta in Pakistan il 2 maggio 2011, l’organizzazione era finita nella mani di Ayman Al Zawahiri, ex leader egiziano della Jihad Islamica, ormai vecchio e privo del carisma del suo predecessore.

Tutto questo ha comportato un’autentica corsia preferenziale per Al Baghdadi, che ha fatto le sue fortune proprio da quando ha deciso, a fine 2013, di far uscire da Al Qaeda la sua cellula per formare una nuova, grande e pericolosa fazione islamista. Tutto questo è stato possibile grazie all’ apporto della Turchia e del Qatar (sotto gli occhi assenti degli Stati Uniti), che intendevano cosi strumentalizzare Daesh non solo per sbarazzarsi di Assad, ma anche per intrufolarsi nelle dinamiche geopolitiche mediorientali.

Tutto questo non è comunque stato gradito ad Al Qaeda, che ha visto cosi notevolmente ridursi i suo spazi di azione ed anche  le adesioni di chi voleva intraprendere la strada, sempre criminale e terroristica, della Jihad mondiale. Ma non è stato neanche gradito a chi, da sempre, sostiene e foraggia Al Qaeda: l’Arabia Saudita. Una nazione che da sempre ha utilizzato e sfruttato a proprio piacere le cellule salafite per i propri interessi, non solo in funzione anti-iraniana (il tempio sciita). Lo ha anche fatto proprio per contrastate anche il Qatar, che da sempre è il feudo dei Fratelli Musulmani, portatori di un progetto islamista in tutto il Medio Oriente che da sempre ha offuscato le pretese di egemonia saudita.

Ecco perché in Siria, la terra del “tutti contro tutti”, la Jabhat Al Nusra, costola di Al Qaeda ed Arabia Saudita, ha fatto di tutto per combattere anche Daesh. Le due fazioni se le sono date di santa ragione, anche con mezzi poco leciti e di basso profilo. La crisi di Al Baghdadi e delle sue truppe potrebbe ora significare un rinvigorimento della fazione qaedista ma, in maniera più pericolosa, delle tentazione egemoniche dell’ Arabia Saudita nel mondo islamico.

Una nazione ricchissima, armata sino ai denti e pronta a scatenare nuovi conflitti. Attenzione, quindi, la fine di Daesh potrebbe coincidere con un nuova ondata di guerre ed attentati scatenati sia dai sauditi quanto da Al Qaeda. Chi canta vittoria già da ora farebbe bene a fare i conti con le contrastanti realtà mediorientali.

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