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Il caso Emanuela Orlandi e il giallo dell'audiocassetta: un mistero ancora insoluto

Negli ultimi mesi sta serpeggiando in rete l’audio di una cassetta che contiene  i lamenti e le imprecazioni di una giovane ragazza, tutte dovute  a  delle ipotetiche sevizie e  violenze sessuali

Negli ultimi mesi sta serpeggiando in rete l’audio di una cassetta che contiene  i lamenti e le imprecazioni di una giovane ragazza, tutte dovute  a  delle ipotetiche sevizie e  violenze sessuali. Quest’ audio-cassetta venne fatta ritrovare esattamente alle ore 22, 35 del 17 Luglio 1983  sotto la sede dell’ agenzia Ansa di Roma  e fu soggetta ad una perizia da parte  del Sismi, del Sisde e della Criminalpol. In entrambe le relazioni dei servizi segreti venne esplicitamente scritto che  “ trattasi di soggetto femminile sottoposto a sevizie “ da almeno 3 persone, di cui 2 di esse parlavano con una preciso accento “romanesco”, e che il tutto sarebbe avvenuto presumibilmente all’interno di un luogo chiuso nel centro di una città. 

A queste considerazioni si aggiungeva la perizia della Criminalpol , eseguita il 30 luglio dello stesso anno, in cui veniva aggiunto il fatto che, per i rumori udibili in sottofondo, la registrazione poteva essere anche stata fatta in un camper o una roulotte in movimento. La recente divulgazione di questo nastro ha fatto nuovamente riesplodere l’ “affaire Orlandi” su tutti i principali media italiani, in quanto la voce di quella ragazza sarebbe stata proprio la stessa della quindicenne Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa a Roma il 22 giugno 1983 e mai più ritrovata. Stiamo quindi parlando di uno dei più drammatici gialli che hanno avvolto le pagine più oscure della cronaca italiana dal dopoguerra ad oggi, rendendo il suo caso un emblema dei cosiddetti “misteri d’Italia”. 

Una domanda è comunque obbligatoria: quella voce era davvero di Emanuela? Bisogna qui sottolineare e ricordare di come, già dal 1983, gli inquirenti avevano scartato l’ipotesi che si trattasse della quindicenne vaticana in quanto il nastro conteneva, sempre secondo gli inquirenti, solo l’audio di un film a luci rosse e che chi lo aveva fatto ritrovare era  qualcuno intento a depistare le indagini. Di tutto questo venne già informata la famiglia Orlandi, ed il fatto che con ogni probabilità si trattasse solo della registrazione di  un film viene anche oggi confermato da Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. Nessuna novità, dunque, sulla sua tragica vicenda. 

Come del resto bisogna anche ricordare che non è stato aggiunto nulla di nuovo dopo la recente uscita nella sale cinematografiche di un film che ha raccontato la storia della sua scomparsa. Nella pellicola il responsabile del suo rapimento e della sua ipotetica uccisione viene ritenuto Enrico De Pedis, detto “Renatino”, uno dei boss della Banda della Magliana scomparso nel 1990. Il film è stato girato sulla base delle dichiarazioni della sua ex compagna, Sabrina Minardi, ritenuta completamente inattendibile dalla magistratura.

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