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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

Alle corde in Siria e Iraq, l'Isis guarda alla Libia: l'Italia non sottovaluti il rischio

L'attentato di Manchester deve indurre a riflettere molto bene su un aspetto che è stato poco sviscerato nelle varie analisi degli esperti di terrorismo internazionale: è in atto un effettivo cambiamento dei modus operandi di quelli che erano stati sino ad ora adottati dalla fazione di Al Baghdadi

E’ stata certamente gradita la visita che la regina di Gran Bretagna, Elisabetta II, ha voluto fare recentemente a tutti i feriti del barbaro attentato di Manchester dello scorso 22 maggio, costato la vita a 22 persone. La violenza di quest’ ultimo attentato è stata di particolare efferatezza, dato che sono state spezzate le vite di giovanissimi adolescenti che avevano solo deciso di passare una spensierata e gioiosa serata nella Manchester Arena, per assistere ad un concerto della cantante Arianna Grande.

Nelle ultime ore è salita vertiginosamente la tensione tra Gran Bretagna e Stati Uniti, dato che sulla stampa americana sono state riportate notizie riservate sull’ indagine che è al vaglio di Scotland Yard, come l’identità del nuovo “kamikaze” dell’Isis, il libico Salman Abedi, e la qualità dell’ordigno usato (a quanto identico a quello degli attacchi di Parigi del 2015). 

Un dettaglio non di poco conto che ha fatto infuriare il premier inglese Theresa May, che non ha neanche mancato di lamentarsi, quasi con il coltello tra i denti, direttamente con il presidente americano Donald Trump, da lei incontrato personalmente ieri al G7 di Taormina. Si è quindi riproposto, con puntualità, il tema di come coniugare il segreto istruttorio con la libertà di stampa, una tema su cui anche in Italia si discute da tanto, troppo tempo, senza riuscire mai a trovare il bandolo della matassa di questa intricata questione. 

Ma, al di là di tutto questo, la carneficina di Manchester deve indurre ora a riflettere molto bene su un aspetto che è stato poco sviscerato nelle varie analisi degli esperti di terrorismo internazionale, che puntualmente si verificano dopo ogni attentato. Se consideriamo il fatto che l’Isis ha emesso ben 3 comunicati diversi per rivendicare il tutto, elemento nettamente contrastante con la cinica e puntuale rivendicazione che viene sempre fatta una sola volta sulla sua agenzia di stampa “Amaq”, ci troviamo dinanzi ad un effettivo cambiamento dei modus operandi di quelli che erano stati sino ad ora adottati dalla fazione di Al Baghdadi.

Il fatto stesso di averne emessi ben tre, a poche ora di distanza uno dall’altro, potrebbe significare che l’efficientissimo apparato comunicativo dello Stato Islamico sta iniziando a vacillare, e non sarebbe questo un mistero dato che più fonti avevano riferito, in passato, che la sede della comunicazione era dislocata prevalentemente a Mosul, città che è ora sull’ orlo della liberazione totale da parte della coalizione a guida americana.  

Accanto a questo, bisogna anche fare attenzione al fatto che Abedi si era addestrato non solo in Siria ma anche in Libia, dove peraltro vive la sua famiglia (e dove sono stati arrestati suo padre e suo fratello). Dato che ormai l’Isis ha quasi perduto del tutto il controllo nella zona irachena e mantiene con grande difficoltà quello della zona siriana, dove venivano addestrati i vari combattenti e foreign fighters, essa potrebbe aver già deciso  di spostare il proprio hub logistico in Libia, dove potrebbe approfittare di quello che potremmo definire un autentico “vuoto di potere jihiadista”, in quanto Al Qaeda è quasi del tutto scomparsa sia dalla Tripolitania, sia della Cirenaica che dal Fezzan. Occhi aperti, quindi, sui possibili sviluppi e  piani futuri dell’Isis. Una cosa che dovremmo tenere ben in mente anche noi italiani.
 

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