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Terrorismo: la minaccia per la Russia arriva dalle repubbliche ex sovietiche

Questa volta è toccato alla Russia finire nelle sabbie mobili del terrorismo internazionale. Ad essere stata sfregiata dalla morte e dal terrore è toccato questa volta ad una delle più belle città al mondo: San Pietroburgo. E, come nel più classico degli attentati, si è scelto di colpire, con un ordigno al tritolo

Questa volta è toccato alla Russia finire nelle sabbie mobili del terrorismo internazionale. Ad essere stata sfregiata dalla morte e dal terrore è toccato questa volta ad una delle più belle città al mondo: San Pietroburgo. E, come nel più classico degli attentati, si è scelto di colpire, con un ordigno al tritolo,  il punto nevralgico del servizio pubblico di ogni grande metropoli: la metropolitana. Il bilancio è per ora quello di ben 14 vittime, anche se potrebbe essere drammaticamente destinato a salire, dato che ci sono alcuni feriti che versano ancora in gravissime condizioni cliniche negli ospedali della città.

Il tam tam mediatico sul chi avesse compiuto l’attentato si è subito messo in moto, dato che negli ultimi tempi di gruppi terroristici pronti a colpire la Russia e la politica di Vladimir Putin ve ne sono stati ormai davvero tanti: dall’Isis sino al separatismo ceceno e a quello del Daghestan. In un primo momento era stata divulgata la foto di un uomo con una lunga e folta barba e con addosso un abito ed un cappello nero, sospettato di essere il responsabile. Indentikit perfetto del fondamentalista islamico in versione lupo solitario. L’uomo, che si è visto anche in televisione ripreso da alcune immagini di una telecamera di sorveglianza, si è poi recato dalla polizia per chiarire la sua posizione ed è risultato completamente estraneo ai fatti.

Secondo gli inquirenti russi il responsabile sarebbe, invece, il ventiduenne Akbarzhon Jalilov, di professione meccanico e proveniente dal Kirghistan, una nazione multietnica che aveva fatto parte in passato della disciolta tela geopolitica dell’Unione Sovietica. Jalilov si sarebbe fatto saltare per aria insieme all’ ordigno, rispettando il classico manuale del perfetto, folle e fanatico kamikaze.

Tutto, quindi, lascia pensare ad un azione dello "Stato Islamico" anche se, contrariamente a quella che è la prassi consolidata della fazione terroristica di Al Baghdadi, non vi è stata ancora alcuna rivendicazione. Comunque bisogna ricordare che degli oltre 4.000 foreign fighters che sono andati a combattere in Siria, per rimpolpare le file dell'Isis, circa 600 sono kirghisi. Tutte la nazioni dell’Asia centrale, insieme ad alcune zone dei Balcani, sono ormai degli autentici serbatoi di volontari per il fondamentalismo islamico, che è bene rammentare è ora completamente nemico in tutto e per tutto della Russia di Vladimir Putin.

In Cecenia si continua a morire, in una terra stretta nella morsa a tenaglia tra le violenze dei ribelli  separatisti ed integralisti (guidati in passato da due pessimi individui come Basaev e Maskhadov) ed i soprusi delle truppe del leader Ramzan Khadirov, fedelissimo del Cremlino. Per non parlare poi del Daghestan, indicato ormai come uno dei paesi più pericolosi al mondo ed in perenne lotta con Mosca, sino ad arrivare alla questione mai risolta dell’Ossezia del Nord.

Forse non è stato un caso che l’attentato sia stato compiuto proprio in un giorno in cui il presidente russo era in visita nella città, in quanto potrebbe essere stato un modo per inviare una minaccia ben precisa a Putin e alla sua politica. In ogni caso, tutto questo attesta in maniera inequivocabile il come la Russia sia ora uno degli obiettivi primari del terrorismo internazionale. Non solo per la sua azione compiuta sino ad oggi in Siria per difendere il regime di Bashar Al Assad, proteggendolo anche dalle sanzioni internazionali che gli spettavano per l’uso di armi chimiche (come quelle utilizzate ieri in un attacco nella città di Idlib).

La resa dei conti tra Mosca e le nazioni confinanti che sono un hub logistico per il radicalismo islamico sta diventando sempre più seria e preoccupante. Come è diventata sempre più  allarmante la crescente fanatica propaganda dell’ Isis, dato che possiamo ora trovare sul web la sua nuova rivista, Rumiya, dove è anche possibile trovare dei manuali di istruzione che servono non per montare giocattoli o accessori per la casa ma per confezionare bombe e compiere barbari attentati. La lotta al terrorismo islamico è ancora molto lunga, e la sua fine totale non potrà che non passare da una vera e concreta alleanza globale che lo combatta e che lo affronti con determinazione con la collaborazione di tutte le intelligence esistenti. Un’alleanza che, per ora, non è mai esistita.

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