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Undici settembre, nuovi retroscena: gli Usa sapevano della minaccia

Siamo agli inizi del mite autunno, e come ogni anno la consueta liturgia sul ricordo dell’attentato dell’11 settembre compiuto contro gli Stati Uniti da Al Qaeda nel 2001 si è, come al solito, consumata a suon di articoli, dossier e speciali televisivi di vario genere

Siamo agli inizi del mite autunno, e come ogni anno la consueta liturgia sul ricordo dell’attentato dell’11 settembre compiuto contro gli Stati Uniti da Al Qaeda nel 2001 si è, come al solito, consumata a suon di articoli, dossier e speciali televisivi di vario genere. 

Le tremende immagini di quegli aerei di linea che si schiantarono contro le torri gemelle del World Trade Center e sul Pentagono sono diventate parte fondante dell’album storico del XXI secolo. Seppur nel tempo si siano fatte largo le consuete teorie “cospirazioniste” e del “complotto” (tutte tesi che non mancano mai all’ appello quando si cerca di ricostruire la verità su fatti criminosi) le responsabilità di Osama Bin Laden e della sua organizzazione sono del tutto evidenti.

Molte mere ipotesi tirate in ballo dai complottisti sono state, nel tempo, categoricamente smentite da prove certe. Ma, in ogni caso, non dobbiamo dimenticarci di porci una domanda di lapalissiana importanza: possibile che l’amministrazione americana non fosse affatto a conoscenza di quell’ immane pericolo? 

Attentato pianificato con anni di anticipo

Bisogna innanzitutto sottolineare che la vera “mente dell’11 settembre” fu il pakistano Khalid Shaykh Muhammad, che propose il proprio piano diabolico allo “sceicco del terrore” nel 1996. La pianificazione dell’attentato era però già iniziata nel 1993, dopo che le Twin Towers esano state già colpite da Al Qaeda il 26 febbraio 1993, quando un furgone carico di esplosivo esplose nel suo parcheggio sotterraneo provocando la morte di 6 persone. 

Di sicuro, dopo quella tragica data, sia l’Fbi quanto la Cia avevano incrementato in maniera esponenziale la loro attività investigativa su Al Qaeda, ed in modo particolare in Afghanistan. Per saperne di più è ora disponibile on – line una ricchissima miniera di informazioni, quello del sito “Wikileaks” di Julian Assange. Se spulciamo bene il suo vasto archivio possiamo leggere un cablo risalente al 30 maggio 1998, inviato dall’ allora segretario di Stato americano dell’amministrazione Clinton, Madaleine Albright. 

Il documento divulgato da Wikileaks

I destinatari furono le sedi diplomatiche statunitensi di Yemen, Egitto, Pakistan, Uzbekistan e del “Consiglio di cooperazione dei paesi arabi del Golfo”. Nel documento si può leggere con chiarezza che le autorità di Washington erano al corrente di una conferenza tenuta da Bin Laden il 26 maggio dello stesso anno a Khost, in Afghanistan, dove era stata annunciato che “tutti i musulmani dovevano compiere la jihad contro gli Usa”. 

Se si va avanti con la sua lettura si può notare di come la Albright non solo definiva queste minacce come da “prendere molto sul serio”, ma metteva anche nero su bianco che Bin Laden si stava preparando a sferrare un “imminente attacco molto violento contro l’America”. Quindi, sin da quella data, negli Usa si sapeva benissimo dell’enorme minaccia che rappresentava il gruppo qaedista. Accanto a questo non possiamo non ricordare il fatto che Bin Laden, in quel periodo, si era rifugiato in una nazione come l’Afghanistan dove lo “Zio Sam” poteva ancora godere di innumerevoli appoggi e di una vasta rete di spie e collaboratori. 

Una domanda rimasta senza risposta

Si trattava di solide strutture filo-americane finanziate da Washinton sin dall’ epoca della guerra contro i sovietici, le quali erano ancora ben attive su tutto il territorio afgano. Non sarebbe stato tanto difficile per loro, qualora avessero avuto un ordine diretto dalla Casa Bianca, individuare Bin Laden ed ucciderlo. Circostanza che ultimamente è stata anche confermata da alcuni alti dirigenti della Cia intervistati da un noto programma televisivo americano. 

Se quindi è assolutamente vero che già dal 1998 l’allora presidente Bill Clinton era a conoscenza alla perfezione dei criminali piani dello sceicco saudita, come mai non venne dato l’ordine di eliminarlo ben tre anni prima? E’ questa una domanda a cui gli States farebbero bene a dare, prima o poi, una risposta. Non solo per chiarire e frugare ogni dubbio in maniera definitiva su uno dei peggiori attentati terroristici della storia, ma anche per rispetto di quelle 2.974 vittime innocenti. 
 

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Commenti (1)

  • Caro Dott. Lofoco, Lei riesce, ad ogni suo intervento, a sconcertarmi. Mi dica, ma Lei, negli ultimi 15 anni dove ha vissuto? su Marte? Dov'era Lei quando la truffa dell'11 settembre veniva denunciata dai vari Michael Moore, Giulietto Chiesa, Dario FO ed altri? Sebbene chi sostenga queste tesi venga indicato come "complottista", le tesi del complotto sono state ampiamente dimostrate, anche dal punto di vita scientifico. Era almeno dal 1997 che i petrolieri Texani (attenzione, perché a quel tempo, George W. Bush era Governatore del Texas) per la costruzione di un oleodotto che, attraversando l'Afghanistan, avrebbe portato il petrolio caucasico nelle acque dell'Indiano. Ma i Talebani, modernofobi, non riuscivano a decidersi, pertanto la soluzione più economica per i petrolieri della UNOCAL fu quella di invadere l'Afghanistan manu militari ed insediarvi un nuovo Presidente, quell'Hamid Karzai che, guardacaso, era, appunto, un consulente della UNOCAL. Ma, per fare questo, Bush aveva bisogno del supporto dell'opinione pubblica USA che era contraria ad una nuova guerra. Quindi cosa di meglio che un remake di Pearl Harbour, questa volta nel cuore dell'America, le Torri Gemelle? Si noti anche che l'Afghanistan fu invaso dagli USA solamente quattro settimane dopo l'attentato.....un tempo assolutamente incredibile in caso di un'operazione militare tutta da organizzare.

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