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E adesso Trump potrebbe riaprire le prigioni segrete

Una delle caratteristiche comuni delle molteplici conseguenze che seguirono gli attacchi dell'11 settembre 2001, contro gli Stati Uniti, è stato l'uso delle prigioni segrete dove rinchiudere e torturare i prigionieri politici

Una delle caratteristiche comuni delle molteplici conseguenze che seguirono gli attacchi dell’11 settembre 2001, contro gli Stati Uniti, è stato l'uso delle prigioni segrete dove rinchiudere e torturare i prigionieri politici. Anche i radicalisti islamici le hanno usate a dovere, in particolare da Abu Musab al-Zarqawi, il leader di al-Qaeda in Iraq , così hanno fatto una serie di Stati in Medio Oriente, Asia meridionale ed altri ancora. Ma chi ha adoperato più di tutti queste strutture, che sfornavano terrore e sofferenza, sono stati gli americani stessi. 

Le stime parlavano di oltre 100 “prigioni segrete” controllate dalle autorità di Washington, una sorta di “siti neri” che erano stati abbandonati negli ultimi anni, ma che Donald Trump, il nuovo controverso e discusso presidente, sembra voler recuperare e sviluppare nuovamente. Questo perché il “Tycoon” della Casa Bianca è convinto, in maniera molto lapalissiana, che contro i nemici dell’ America  "la tortura funziona a dovere".  

Questo, però, rimpolpa la prospettiva di un ritorno ad alcuni dei giorni più bui della "guerra al terrore", intrapresa all’ epoca da George W. Bush. I siti neri furono allora una conseguenza della risposta, confusa e frenetica, della Central Intelligence Agency agli attentati di Washington e New York nel settembre 2001. In pochi mesi, dopo quegli attacchi, agenti della CIA, delle forze di sicurezza degli Stati Uniti e delle forze speciali militari avevano cominciato a detenere un gran numero di prigionieri in alcuni campi situati in Afghanistan. 

La maggior parte dei detenuti erano combattenti di basso profilo, con nessuna informazione utile da fornire e privi di motivazioni fortemente ideologiche. Molti vennero comunque torturati, altri finirono per essere detenuti per tanto tempo. Nel corso di quei terribili anni, la CIA ebbe modo ci creare una capillare rete di prigioni segrete, costruite molto spesso in sperduti boschi dell'Europa orientale, in desertiche aeree afghane ed anche in Iraq e su aeree insulari nell'Oceano Indiano. 

Verso la fine del suo mandato, nel 2008, George Bush aveva dichiarato che questa rete oscura era stata in larga parte chiusa. La maggior parte dei prigionieri venne successivamente rinchiusa nel campo di Guantánamo Bay, sull’isola di Cuba. 

I siti erano stati anche chiusi perché  i vari servizi di sicurezza locali avevano ritirato la loro cooperazione, dato che erano stati spesso additati di essere centri di tortura e terrore dove veniva fatto scempio dei diritti umani e di qualsiasi convenzione internazionale. Bush aveva detto che queste prigioni erano "uno strumento vitale nella guerra al terrore", sostenendo contemporaneamente che servizi segreti che le gestivano avevano cosi salvato la vita a tanti americani. Affermazioni che il Senato degli Usa aveva bollato come non vere, dato che in un suo rapporto aveva messo nero su bianco che “le prigioni segrete e le torture danneggiano in pieno l’immagine degli Stati Uniti nel mondo, portando  altissimi costi monetari per le finanze della nazione”. 

Ora Trump le vorrebbe riaprire, forse anche solo per rimarcare la sua immagine da presidente super-bullo che vuole difendere gli americani. Vedremo come andrà a finire. Per ora, le immagini di Guantánamo e di Abu Graib fanno ancora inorridire tutti noi.

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