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Il malore della Clinton, e il possibile rebus per i democratici Usa

Non è assolutamente passato inosservato il malore avuto da Hillary Clinton durante le commemorazioni dell’11 settembre negli Usa. Le immagini che la ritraevano mentre non riusciva neanche a reggersi in piedi prima di entrare in un Suv che l’avrebbe condotta a casa di sua figlia Chelsea per “riposare”

Non è assolutamente passato inosservato il malore avuto da Hillary Clinton durante le commemorazioni dell’11 settembre negli Usa. Le immagini che la ritraevano mentre non riusciva neanche a reggersi in piedi prima di entrare in un Suv che l’avrebbe condotta a casa di sua figlia Chelsea per “riposare”, sono state viste da tutto il mondo. Tutto questo ha alimentato polemiche e anche veri pettegolezzi giornalistici sullo stato di salute dell’ ex first lady, ora candidata alla presidenza degli Stati Uniti per i democratici.

Per i medici si è trattato solo di una semplice polmonite, ma le voci che tutto questo nasconda qualcos’altro si fanno sempre più ricorrenti. La domanda ora è d’obbligo: cosa accadrebbe se Hillary dovesse rinunciare alla corsa per la Casa Bianca? La decisione , in questo caso, tornerebbe al Partito Democratico, esattamente alla Democratic National Convention. E’ questo l’organo preposto a decidere sul nome che, nel caso, sostituirebbe quello della Clinton nella sfida contro il tycoon repubblicano Donald Trump.

Bisogna far notare che la decisione è del tutto arbitraria, non essendoci una regola precisa che indica chi e come dovrebbe salire sul carro delle elezioni presidenziali. La Dnc, infatti, potrebbe in primo luogo optare per chi si era piazzato al secondo posto durante le primarie, vale a dire il “sempre energico” Bernie Sanders. Una scelta che sembrerebbe ovvia e scontata, anche se teniamo conto del grande consenso avuto da lui durante la campagna elettorale.

Ma, ripetiamo, non è comunque obbligatoria la sua nomination. I democratici potrebbero optare per un candidato che fosse ritenuto più forte e capace di far rimanere unito l’elettorato democratico dopo il cambio del candidato presidenziale. Per questo in molti credono che la persona ideale a svolgere questo compito sia Joe Biden, attuale vice presidente, in carica dopo la vittoria di Obama nel 2008. Per quanto riguarda la data delle elezioni, prevista per l’8 novembre 2016, verrebbe posticipata solo di qualche settimana.

 In teoria, quindi, il nuovo presidente verrebbe ugualmente nominato ufficialmente nel mese di gennaio, come da consuetudine. E’ comunque un momento delicatissimo per il paese a stelle e strisce. Nella politica interna sta riesplodendo in maniera incontrollata la mai risolta questione dell’ odio tra bianchi e neri. La disoccupazione aumenta e la minaccia di attacchi terroristici è sempre dietro l’angolo. Per non parlare della politica estera, dove tra quanto è accaduto e sta accadendo in Turchia, Ucraina, Siria e Libia il governo americano non riesce ancora a trovare il bandolo della matassa. Staremo a vedere se il nuovo presidente che rimpiazzerà Barack Obama a gennaio 2017 riuscirà a trovarlo.

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