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Referendum il 4 dicembre. Critiche dal fronte del "No"

Il dado è tratto. Il referendum sulla riforma della costituzione italiana, la cosiddetta " riforma Boschi" , si terrà il prossimo 4 dicembre. Lo ha annunciato questo pomeriggio, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti

Il sottosegretario Claudio De Vincenti alla conferenza stampa

ROMA - Il dado è tratto. Il referendum sulla riforma della costituzione italiana, la cosiddetta “ riforma Boschi” , si terrà il prossimo 4 dicembre. Lo ha annunciato  questo pomeriggio, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti. A questo punto non resta, a chi si è schierato sia per il si quanto per il no , che preparare la campagna referendaria, che durerà quindi poco o più di due mesi.

A chi ha chiesto a De Vincenti cosa ha indotto il governo a scegliere questa data, il sottosegretario ha dichiarato che la scelta è stata fatta per “rispettare i termini di legge” e che si vota di “dieci giorni in anticipo rispetto al termine utile”, rimarcando il fatto che  da qui al 4 dicembre via sia, comunque, tempo e spazio per sviluppare un confronto serio con i cittadini sul contenuto della riforma. Un approfondimento molto importante perché, sempre secondo De Vincenti, questo riguarda il “ funzionamento delle Istituzioni”.

Non sono mancate le polemiche per la scelta della data da parte delle opposizioni, che hanno accusato il premier Matteo Renzi di aver voluto prendere più tempo per cercare di raggiungere l’obiettivo della vittoria del “Si”, sponsorizzato chiaramente da tutto il governo. In questi giorni Renzi ha rilanciato, a tutta forza, le ragioni della riforma Boschi perché servirebbe a “modernizzare l’Italia e ad abbassare il numero dei parlamentari”. Schierati per il “ No” sono Forza Italia, Lega Nord, Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana, che hanno definito la riforma “ dannosa” per il Paese.

In ogni caso la campagna referendaria si annuncia abbastanza infuocata, in quanto dall’esito che verrà fuori dalle urne potrebbe dipendere anche il futuro politico di Matteo Renzi, il quale ha già annunciato che anche in caso di vittoria del “ No”  non si dimetterà né dalla carica di presidente del Consiglio e neanche da quella di segretario politico del Partito Democratico.

Un partito che non manca di avere fratture interne sul referendum, soprattutto se pensiamo alla corrente che fa capo a Massimo D’Alema già impegnata per sbarrare la strada a Renzi e alla vittoria della riforma targata Maria Elena Boschi. Se la Costituzione Italiana, entrata in vigore il 1 gennaio 1948 sarà ancora in vigore il prossimo Natale, lo sapremo solo durante una fredda notte del prossimo mese dicembre.

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