Giovedì, 13 Maggio 2021
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 Autismo: vaccinazioni si o no? Quali aiuti ai genitori

Quando arriva la diagnosi di autismo, come un macigno, i genitori si spengono. Le idee si confondono e non si sa quale sia stata la causa delle nuove difficoltà presentate dal bambino. Qui si apre un capitolo importante: vaccinazioni si o no?

Quando arriva la diagnosi di autismo, come un macigno, i genitori si spengono. Le idee si confondono e non si sa quale sia stata la causa delle nuove difficoltà presentate dal bambino. Qui si apre un capitolo importante: vaccinazioni si o no? Sono state avanzate molte ipotesi sulle possibili cause dell’autismo, senza che si sia giunti alla formulazione di teorie soddisfacenti.

Difficoltà nell’interazione sociale reciproca, nella comunicazione verbale e non verbale, nella flessibilità comportamentale e cognitiva sono gli aspetti prioritari per cui si fa diagnosi, ma agli occhi dei genitori appaiono parole insormontabili, quanto il dolore insopportabile che si portano dietro da quel momento in poi. Il grande dibattito vaccino si – no ha portato molti ricercatori a scavare sempre nello studio delle medicine introdotte nel bambino come possibile causa dell’autismo. Di fatto ancora oggi se ne sa ben poco, o meglio nulla tranquillizza i genitori che hanno bisogno di maggiore informazione e formazione psicoeducativa sull’autismo, su come modificare i propri comportamenti, su quanto si può fare, se si interviene tempestivamente, per rendere migliore lo stile di vita del proprio figlio. Le preoccupazioni e le esigenze dei genitori riguardano: le scarse informazioni in termini scientifici ed esperienziali; le lunghe attese di una diagnosi certa; i problemi comportamentali (pianti, morsi, strilla, battere la testa contro il muro) e comunicativi: linguaggio stereotipato e ristretto; assenza di sorriso e condivisione degli interessi; lo scarso sostegno sociale.

In particolare, lamentano l’esclusione e il pregiudizio dei pari e degli altri. Chiarire le idee, mettere ordine nel caos del dolore della diagnosi che cade come un masso all’improvviso sconvolgendo, è un obbligo verso queste famiglie. La confusione dovuta all’incertezza della causa, provoca maggior dolore. Ci sono casi in cui la diagnosi dell’autismo sembra avere radici nella vaccinazione, come un susseguirsi di eventi in un arco temporale di causa effetto; ma ci sono casi in cui la vaccinazione è stata ritardata e l’autismo è sorto ugualmente (Dalla trasmissione “codice a barre”). Alcune ricerche scientifiche evidenziano che non esiste una correlazione fra vaccini e autismo. 

La convinzione di molte famiglie a vedere un nesso causale, invece, tra vaccinazione e malattia o a ritenere l'immunizzazione preventiva contro certe patologie quantomeno una concausa dell'autismo, unita alla consapevolezza che i bimbi con fratelli più grandi affetti da autismo sono già a maggior rischio, spesso induce i genitori a evitare di vaccinare i bambini più piccoli. Navigare nelle informazioni dei forum, in cui si leggono migliaia di storie diverse, può confondere, perché ognuno ha la sua storia particolare diversa dalle altre.

Occorrerebbe rivolgersi a professionisti competenti, centri specializzati, onlus in cui si incontrano altre famiglie ed altre storie, ma a differenza della sola lettura su internet, è possibile un confronto concreto. Raccontarsi, esprimere paure e difficoltà dà forza e fa sentire meno soli, assicura un condividere vis a vis importante e costruttivo. I genitori devono poter comprendere che le difficoltà del bambino sono riconducibili al fatto che per il figlio il mondo concreto è più motivante di quello sociale, la comunicazione sociale può essere fuorviante, si deve puntare sullo sviluppo di abilità differenti partendo dalle risorse. 

Supportare le famiglie consente di fornire un importante sostegno mediante la creazione di un clima di fiducia e di collaborazione. Promuovere la comunicazione genitori-figli; insegnare metodi educativi basati sull’osservazione del comportamento e migliorare la percezioni dei bisogni emotivi del bambino, ottimizzare l’autostima dei genitori sono i primi passi da compiere con le famiglie. Trovare qualche spazio per sé singolarmente o in coppia, far sperimentare al genitore il piacere di fare cose che riteneva impossibili per le difficoltà quotidiane da affrontare migliora lo stile di vita del caregiver e del bambino. Imparare a chiedere aiuto a strutture e personale adeguato e funzionale è importante quanto costruttivo e la ricerca non smetterà di studiare per comprendere nuove forme di aiuto e informazioni sicure, per colorare di un miglior stile di vita il bambino ed i genitori, primi promotori del benessere del figlio. 

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