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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

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Berlusconi, i "servi liberi" e gli altri giornalisti: un problema di vocazione

Ho l'impressione che non si sia riflettuto a sufficienza sulla circostanza per la quale nei dibattiti televisivi o negli appuntamenti importanti del PdL, ultimo il "De Profundis" recitato al cinema Caprarica di Roma, immancabili compaiano i più importanti giornalisti della catena berlusconiana, autodefinitisi con una contraddizione in termini "servi liberi".

Ho l'impressione che non si sia riflettuto a sufficienza sulla circostanza per la quale nei dibattiti televisivi o negli appuntamenti importanti del PdL, ultimo il "De Profundis" recitato al cinema Caprarica di Roma, immancabili compaiano i più importanti giornalisti della catena berlusconiana, autodefinitisi con una contraddizione in termini "servi liberi".

La ragione , molto semplice, risiede nel fatto che Berlusconi, attraverso quei giornalisti, suoi dipendenti esclusivi e ben remunerati, si assicura l'assoluta fedeltà al suo verbo, cioè la difesa dei suoi interessi e la più completa definizione della sua visione ideologica, dettata da una concezione proprietaria della politica.

Si potrebbe rilevare che anche i parlamentari del PdL sono suoi dipendenti, nel senso che sono nominati dal lui: sì, è vero, ma solo in parte, in quanto "in primis" questi sono remunerati dal Parlamento e poi, in gran parte, essi sono in possesso di requisiti professionali di un certo rilievo nelle realtà di provenienza; perciò, sono più autonomi e meno affidabili politicamente , rispetto ai giornalisti di famiglia.

Ciò spiega l'accanimento dei "servi liberi" nel perorare tutte le cause del Cavaliere, anche le più insostenibili, pressati dal timore di precipitare insieme al loro protettore, in caso di ripetute sconfitte, "simul stabunt , simul cadunt"! Si potrebbe obiettare che anche i giornalisti di parte avversa dipendono dal loro editore, al quale rispondono circa la linea politica del giornale, eppure in tali casi non vengono quasi mai usati nei loro confronti termini dispregiativi come servi, venduti, etc.

Come mai? Semplicemente perchè vi è una differenza sostanziale nelle due situazioni. Volendo esemplificare, l'ing. De Benedetti, editore de "La Repubblica" è un libero imprenditore, che opera indipendentemente dalla politica e non ha un partito politico a disposizione, viceversa il Cavaliere è legato mani e piedi alla politica. Ecco perchè i responsabili dei suoi giornali possono definirsi "servi liberi", mentre gli altri, anche se caratterizzati politicamente, svolgono semplicemente il loro mestiere obbedendo ad una vocazione molto diversa.

*già senatore del Pci

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