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"Ex Ilva, la storia del fallimento dello Stato italiano"

Il consigliere comunale di Brindisi, Massimo Ciullo: "Nessuno si è chiesto se lo scudo penale fosse costituzionalmente legittimo"

Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota dell'avvocato  Massimo Ciullo, consigliere comunale della città di Brindisi, sulla questione Arcel Mittal e sulla storia del siderurgico ex Ilva di Taranto.

Massimo Ciullo-5-2"Intorno alla storia dell'Ilva di Taranto si raccoglie non tanto il fallimento di un governo quanto quello di uno Stato, lo Stato italiano. Si può essere sovranisti, europeisti o internazionalisti ma sta di fatto che aver previsto uno scudo penale, cioè uno strumento istituzionalizzato che escluda la responsabilità per determinati soggetti, seppure nell'operazione di salvataggio di un grande insediamento e colosso industriale, rappresenta tutta la debolezza di uno Stato nei confronti della multinazionale affidataria dell'appalto.

Più che meravigliarsi adesso che lo scudo penale è stato cancellato, bisognava meravigliarsi, e quindi aprire un vero dibattito, quando lo scudo fu istituito e recepito nel contratto o comunque posto a garanzia di Arcelor Mittal. E siccome uno scudo penale, fra l'altro formulato in modo molto generico e quindi ampio cioè estremamente liberatorio da ogni responsabilità, rappresenta una vera e propria deroga, una zona franca, un privilegio per alcuni a differenza di tutti gli altri italiani e non italiani operanti sul territorio nazionale, c'è da chiedersi: come è possibile che nessuno si sia mai chiesto se tale scudo penale fosse costituzionalmente legittimo? Come è possibile che uno Stato non sia in grado di affrontare i suoi problemi se non piegandosi ai grandi potentati economici e finanziari sovranazionali? 

Purtroppo, ancora una volta, di fronte all'eliminazione - sacrosanta - di questo scellerato scudo penale, presa a pretesto, insieme ai provvedimenti giudiziari del Tribunale di Taranto, da parte di Arcelor Mittal per recedere dal contratto, non assisteremo al comportamento di una classe politica e sindacale che si ricompatta in nome dello Stato (non del governo) contro una multinazionale che aveva già dato segnali discutibili nell'esecuzione del contratto, ma vedremo uno schieramento politico e sindacale unito nel dividersi, che preferisce scegliere la strada dello scontro e della speculazione politico-elettorale con il solito stile da tifoseria da stadio che porterà gli italiani a spaccarsi in fazioni che ben poco hanno compreso del problema reale. E intanto i tarantini, senza distinzione tra operai e altre categorie sociali, continueranno a soffrire.

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