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Lunedì, 17 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Province: no agli 'accordicchi' per sistemare qualcuno, bisogna coinvolgere tutti i sindaci

Ho avuto modo, anche assieme con altri, di richiamare l'attenzione sul prossimo appuntamento elettorale che se pur in maniera indiretta eleggerà il prossimo consiglio provinciale. C'è bisogno ancora di maggiore chiarezza.

Questo passaggio, previsto per il 18 ottobre, sembra dettato a Brindisi e in qualche altro territorio della Puglia da approssimazioni (tipiche dell'epoca che stiamo vivendo), da logiche di vecchia politica (dati i protagonisti si può dire!) e dalle ambizioni di quanti vogliono occupare questa postazione solo con lo spirito di gestire i poteri e le funzioni residuali delle vecchie province e in funzione di posizionamenti individuali per le prossime elezioni regionali. Addirittura i rappresentanti brindisini del Nuovo Centro Destra avevano tentato di far rientrare questa scadenza nel gioco delle alleanze regionali con Forza Italia. Il patto, in fase di discussione a Brindisi tra Pd e FI, anche al di là della sua indigeribile valenza politica, sembra pensato, gestito e proposto, senza aver approfondito o letto le norme che regolano la stessa elezione del consiglio provinciale e del presidente. Si ricorda che si vota separatamente presidente e consiglieri provinciali, che il voto dei singoli elettori si calcola in maniera ponderata sulla base degli abitanti dei rispettivi comuni, che non si vota la lista (niente nominati!) ma i singoli candidati proposti dalle liste e risulteranno eletti i più suffragati. E sono eleggibili oltre che i sindaci e i consiglieri comunali anche i consiglieri dell'ultimo consiglio provinciale, sciolto e commissariato a seguito di sconsiderate dimissioni dell'allora presidente della provincia.

Invece di costruire un percorso di nuova organizzazione istituzionale e territoriale, di snellimento e semplificazione, di riduzione della invadenza dei "politici", di ripensare il ruolo della città e dei Comuni senza la Provincia, ci si è affrettati a riproporre vecchi schemi di schieramenti interni ai e tra i partiti. Senza un dibattito trasparente e dialettico sul futuro e sugli strumenti del governo dei territori che tra qualche tempo non avranno più la Provincia, senza un coinvolgimento dei Comuni e dei loro sindaci, si rischia di assistere passivamente ad accordicchi di potere e di mero posizionamento. Il tutto teso solo a piazzare qualche amico consigliere, qualche scontento, escludere qualche riottoso e ad assecondare più la sete di potere di qualcuno, che le esigenze di un ripensamento istituzionale complessivo che la riforma delle province determina. Insomma l'esatto contrario delle motivazioni contenute in questa riforma.

Invece quale migliore occasione per istituzionalizzare il confronto tra gli stessi partiti (tutti) e i rappresentanti delle tante liste civiche che reggono le amministrazioni locali, coinvolgendo i sindaci, proprio per costruire con loro il percorso della composizione di un consiglio provinciale transitorio e provvisorio? Poteva e può essere questa la via per giudicare anche le candidature alla presidenza e il programma con cui si vuole gestire questa fase. Poteva e può essere l'occasione per iniziare a disegnare associazioni e unioni di comuni che dovranno assumersi i nuovi compiti di governo di territorio senza più le province.

Una intesa politica su questi presupposti sarebbe certamente più credibile, più utile e più innovativa ed anche più coerente con le finalità della stessa riforma.

E chi meglio dei sindaci può rappresentare e gestire questo passaggio? Non certamente i consiglieri comunali, aspiranti consiglieri provinciali, che, in quanto tali, sono solo rappresentativi di parti e non  certamente delle intere cittadinanze amministrate nei vari comuni. C'è da augurarsi che l'intesa di cui si legge sui giornali non produca un accordicchio di potere teso solo a sistemare o ad accontentare qualcuno.

Carmine Dipietrangelo. presidente LeftIn ballo è il futuro di un nuovo modo di intendere la collaborazione e il coordinamento dei nostri Comuni per obiettivi strategici di sviluppo (agroalimentare, infrastrutturale, industriale, turistico) e di servizi ai cittadini in aree sovracomunali o di area vasta. Su questi temi e sul futuro della Provincia, Left Brindisi sviluppò a suo tempo un dibattito storico, culturale e amministrativo e lo mise a disposizione attraverso una pubblicazione dei Quaderni Brindisini. I contenuti di quel dibattito sono ancora attuali.

Infine è da sperare che a fronte delle attese e delle aspirazioni dei singoli, la (ex)città capoluogo non venga ulteriormente mortificata da accordi sottoscritti da chi lontano dalla stessa e da ciò che essa rappresenta (e non solo per il territorio brindisino) dal punto di vista produttivo, infrastrutturale e di servizi, è interessato a equilibri per far quadrare i conti "politici". Non si capirebbe per esempio l'assenza dal consiglio provinciale dei sindaci delle città più importanti e di quello della città di Brindisi.

Un suggerimento ai protagonisti di eventuali accordi e ai pretendenti alla carica di presidente e di consiglieri provinciali: leggetevi la legge 56 del 7 aprile del 1014 e la circolare del ministero degli Interni n.32 con la quale si indicono le elezioni che, tra l'altro non si svolgono più il 28 settembre bensì il 18 ottobre. Le candidature quindi sono spostate al 28 settembre e non più all'8 settembre (20 giorni prima delle elezioni). C'è tempo ancora per riparare alle frettolose improvvisazioni e ad eventuali errori politici.

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