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Sabato, 22 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Brindisini nell'Antinferno

Vedo che, con sempre più frequenza, a Vittorio Bruno Stamerra piace vestire i panni del “provocatore”. Noto anche che lo fa con un po’ di disappunto misto ad una sorta di rammarico. Immagino chiusa - con il suo editoriale - la discussione sui “giornalisti per caso”, animata dagli interventi di alcuni esponenti della categoria, toccati nell’intimo del proprio orgoglio professionale. Nei loro scritti, comunque, hanno eluso il vero tema di fondo sollevato: il condizionamento dei poteri forti sui mass media che in genere vivono soprattutto di pubblicità ed è conseguente un loro, più o meno mascherato, stato di “dipendenza” agli interessi dell’inserzionista, soprattutto quando questo rappresenta un grosso potere economico o politico.

Vedo che, con sempre più frequenza, a Vittorio Bruno Stamerra piace vestire i panni del "provocatore". Noto anche che lo fa con un po' di disappunto misto ad una sorta di rammarico. Immagino chiusa - con il suo editoriale - la discussione sui "giornalisti per caso", animata dagli interventi di alcuni esponenti della categoria, toccati nell'intimo del proprio orgoglio professionale. Nei loro scritti, comunque, hanno eluso il vero tema di fondo sollevato: il condizionamento dei poteri forti sui mass media che in genere vivono soprattutto di pubblicità ed è conseguente un loro, più o meno mascherato, stato di "dipendenza" agli interessi dell'inserzionista, soprattutto quando questo rappresenta un grosso potere economico o politico.

Ora, senza voler coinvolgere la Brindisi Lng, l'Enel o altri, ciò è un dato di fatto inoppugnabile. Ma facciamo un passo indietro, anzi in avanti. L'ultimo editoriale di Stamerra nel quale si chiede - implicitamente girando a tutti il quesito - se noi brindisini siamo modesti o più semplicemente ignavi, credo che meriti, cosa non avvenuta, una riflessiva e approfondita discussione. Sarebbe senz'altro un dibattito interessante confrontare i vari punti di vista sul nostro senso di appartenenza, sul nostro ruolo e modo di essere cittadini di una città carica di problemi irrisolti perché mai affrontati con la dovuta serietà e determinazione.

Stamerra ha perfettamente ragione quando evidenzia il ruolo impetuosamente e generosamente altruistico che i brindisini hanno dimostrato in molte occasioni, cita il caso dell'Heleanna e dell'esodo degli albanesi ma si potrebbe andare più indietro ricordando quello dei serbi durante la I Guerra mondiale o casi similmente drammatici come la tragedia della Benedetto Brin o quello più recente dello scoppio del P2T che vide la forte preoccupazione e solidarietà verso gli operai del petrolchimico. E si potrebbe continuare. Tutte occasioni che hanno procurato onorificenze da appendere sul gonfalone cittadino e targhe commemorative da incastonare sui muri di un edificio pubblico, ma al di là di questo è doveroso chiedersi cosa ne sia rimasto nella memoria collettiva.

Nulla o nella migliore delle ipotesi pochissimo. È ammissibile credere che se una collettività non conserva memoria di sé non può affrontare le complessità del futuro, almeno non in maniera adeguata. Ciò che capita spesso è di vedere, fateci caso, che quando un chicchessia affronta un determinato problema pensa di essere il primo a farlo, dimenticando, o forse è meglio dire ignorando, quanto di più o meno positivo è già stato fatto in precedenza. Questo costituisce un limite perché priva di affrontare qualsiasi situazione sfruttando le conoscenze e le esperienze acquisite in precedenza. E' come se si cominciasse ogni volta dall'inizio.

Certo, fa incazzare che per rammentare la tragedia dell'Heleanna abbiano dovuto pensarci dei giovani volenterosi non brindisini, e l'incazzatura diventa più violenta se si pensa all'esodo degli albanesi che ha visto il popolo brindisino sì protagonista dell'esodo biblico di un popolo ma invisibile ai mass media, soprattutto nazionali, i quali ricordando tale episodio lo collegano alla città di Bari, dove per altro una moltitudine di gente venne ammassata nello stadio della Vittoria a differenza dell'accoglienza che fu riservata a migliaia di loro connazionali nella nostra città. Queste cose provocano, quindi, impulsi di arrabbiature, di disapprovazione, di risentimento ma, come per la memoria dei tanti eventi accaduti nella nostra millenaria storia, altrettanto prontamente anche questi sentimenti li buttiamo alle nostre spalle, mentre potrebbero dare una scossa, causare un moto d'orgoglio e far nascere reazioni positive.

Tutto pare scivolarci addosso, delegando all'iniziativa altrui. Prova ne è che quest'ultima provocazione di Stamerra (quella sulla presunta modestia o probabile ignavia) non pare cogliere nel segno, non sollecitando sinora alcun intervento e visto che ritengo tale argomento meritevole di attenzione lo riporto all'attenzione auspicando altri e più autorevoli interventi. Spero che si ritenga coinvolta la politica (che, in vista delle prossime amministrative, pare impegnata unicamente a tessere alleanze più o meno improbabili, piuttosto che a stilare programmi), la borghesia (vero ectoplasma di questa città), sociologi (ma per una volta almeno affrontino concretamente la questione senza disquisizioni e citazioni), professionisti (che dovrebbero essere la spina dorsale di una comunità) e chiunque non voglia, eludendo tale discussione, dare ragione a quella vecchia volpe di Stamerra che intimamente nella sua provocazione penso escluda una natura virtuosa dei brindisini ma più verosimilmente, riferendosi al Sommo Poeta, pensa di collocarli nell'antinferno:

"Ed elli a me: "Questo misero modo
tegnon l'anime triste di coloro
che visser sanza 'nfamia e sanza lodo"

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