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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

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Capo Bianco, quella promessa di Berlusconi a Blair in cambio di nulla

Il 3 ottobre scorso, durante la trasmissione “Che tempo che fa”, il conduttore Fabio Fazio ha intervistato l’ex premier inglese Tony Blair ed era prevedibile che si toccasse l’argomento relativo al rapporto avuto con il suo collega italiano Silvio Berlusconi. «Un buon amico» disse l’ex premier inglese ammettendo di aver sempre avuto buoni rapporti.

Il 3 ottobre scorso, durante la trasmissione "Che tempo che fa", il conduttore Fabio Fazio ha intervistato l'ex premier inglese Tony Blair ed era prevedibile che si toccasse l'argomento relativo al rapporto avuto con il suo collega italiano Silvio Berlusconi. «Un buon amico» disse l'ex premier inglese ammettendo di aver sempre avuto buoni rapporti.

Blair ha inoltre precisato che «ci sono due cose da dire su Berlusconi» e ha spiegato: «la prima è che quando ero primo ministro e lui presidente del Consiglio italiano è stato un buon amico del mio Paese, e quando ha detto che avrebbe fatto qualcosa per noi la sua parola l'ha mantenuta», la seconda è che «ha divertito le nostre riunioni». Ha poi aggiunto che «quando si è in politica a livello internazionale, ci si preoccupa meno se il politico è di destra o di sinistra, ci si preoccupa se quel politico può cooperare con te come tu vorresti».

Bene, è arcinoto che tra le promesse elargite da Berlusconi era compresa la realizzazione a Brindisi del rigassificatore da parte della British Gas (gigante tra le multinazionali d'oltre manica). Questa promessa che, come detto, era già nota è stata di recente confermata dalla testimonianza resa da Francesco Tatò durante il processo penale in fase dibattimentale presso il tribunale di Brindisi.

L'allora amministratore delegato dell'Enel considerava quella realizzazione a Brindisi «un'assurdità perché nel territorio, già stressato, c'erano già due centrali a carbone e un petrolchimico». Quindi, Berlusconi promette disponendo a suo piacimento di un territorio, di una comunità come meglio gradisce e gli conviene, giusto per "cooperare" proprio come gradiva il premier inglese, per compiacenza.

Ma lo fece in cambio di qualcosa? Questo non è dato saperlo poiché lo stesso Tatò dichiarò, sempre nel processo, che «se la contropartita fosse stata l'ingresso di Enel nella movimentazione del gas in Gran Bretagna» se ne sarebbe potuto discutere ma, secondo l'allora ad dell'Enel, a questo genere di argomentazioni in termini di convenienza economica la British Gas rimase sorda.

Pertanto la promessa di Berlusconi non era finalizzata ad alcun, se pur censurabile, vantaggio economico nazionale. E così, probabilmente, tra una barzelletta e l'altra, giusto per divertire i partecipanti delle pesanti e noiose riunioni tra premier, decise il destino di una città, Brindisi, e del suo porto.

È chiaro che Berlusconi promise prescindendo dalla reale e possibile fattibilità dell'impianto; lo fece senza aver preventivamente consultato il Ministero dell'Ambiente o la Commissione VIA o altro organo tecnico e a tal proposito giova ricordare che la dirigente Maria Rosa Vittadini, docente universitaria a Firenze ed ex direttore generale Via al ministero dell'Ambiente affermò, in una seduta processuale del giugno scorso, «Me ne andai perché non volevano fare la Via» (si riferiva al rigassificatore progettato a Capobianco).

Berlusconi promise e basta, l'uomo è fatto così, guai a contraddirlo. E si sa che la parola di un gentiluomo è sacra e, nel nostro caso, per onorarla fu consequenziale rilasciare tutte le autorizzazioni, a prescindere da tutto. Autorizzazioni che ora sono oggetto di un processo penale. Vogliamo definire questa vicenda moralmente e eticamente, tralasciando l'aspetto legale, almeno discutibile?

Non per buttarla in politica ma non si può non rilevare la differenza tra le promesse: quelle fatte ai potenti si mantengono, quelle ai cittadini possono attendere, quelle si rinnovano come le cambiali e tali restano. Un'altra cambiale - oltre a quella del carbone, di un porto massacrato, di un comparto aeronautico sacrificato, di un'agricoltura mortificata - firmata dai "poteri forti" che questo territorio lotta per non pagare e non fallire.

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