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Lunedì, 17 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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"Caro Michele, i guai in Italia sono iniziati delegittimando i partiti"

Conosco Michele Emiliano da quando aveva i calzoni corti. A lui, o meglio al lavoro che svolgeva prima di fare il sindaco, devo anche qualche “disagio”, per gli anni sotto scorta. Acqua passata per fortuna. Per Michele nutro da sempre anche una stima profonda e lo dico anticipatamente per evitare che ciò che dirò più avanti possa essere frainteso. Mi sono chiesto tante volte, e me lo chiedo tuttora, che cosa ci faccia uno come Michele Emiliano a trovarsi irreggimentato in un partito, oggi il Pd ma potrebbe essere qualunque altro, del quale è addirittura presidente, ossia il massimo garante dell’ortodossia statutaria. Lui che, nei comportamenti e nei progetti, evidenzia una sorta di sindrome ”anarco-levantina”, dove l’anarco sta per la libertà assoluta della sua partecipazione alla vita politica e – lo dico nel senso migliore del termine - il levantinismo, tipico della tradizione barese, per la ricerca del consenso e del massimo profitto da qualunque parte venga.

Conosco Michele Emiliano da quando aveva i calzoni corti. A lui, o meglio al lavoro che svolgeva prima di fare il sindaco, devo anche qualche "disagio", per gli anni sotto scorta. Acqua passata per fortuna. Per Michele nutro da sempre anche una stima profonda e lo dico anticipatamente per evitare che ciò che dirò più avanti possa essere frainteso. Mi sono chiesto tante volte, e me lo chiedo tuttora, che cosa ci faccia uno come Michele Emiliano a trovarsi irreggimentato in un partito, oggi il Pd ma potrebbe essere qualunque altro, del quale è addirittura presidente, ossia il massimo garante dell'ortodossia statutaria. Lui che, nei comportamenti e nei progetti, evidenzia una sorta di sindrome "anarco-levantina", dove l'anarco sta per la libertà assoluta della sua partecipazione alla vita politica e - lo dico nel senso migliore del termine - il levantinismo, tipico della tradizione barese, per la ricerca del consenso e del massimo profitto da qualunque parte venga.

Quando s'impegnò per la candidatura a sindaco di Bari, costruì una vasta rete di consenso nei circuiti, intellettuali e no, della città che non solo erano esterni ai partiti ma in qualche circostanza anche ad essi fortemente ostili. Una rete, ampiamente sorretta sul piano mediatico, che lo vide alla fine candidato nonostante l'ostilità dei vertici dei Ds. Che guai se non ci fosse stata: tocca alla dirigenza di un partito il compito di distinguere tra un pataccaro ed uno bravo, tra un Masaniello da strapazzo e un serio governante. Direi anzi che i mali della politica, anche a sinistra, derivano dalla rinuncia a quei poteri selettivi. Mi verrebbe anche da chiedere a Michele - ma questo è un altro discorso - quanto resta oggi intorno a lui di quel sistema di consensi, soprattutto a sinistra, che dieci anni fa ne favorì la candidatura a sindaco, e qual è oggi il gradimento di quegli stessi ambienti verso i suoi orientamenti politici che, al sottoscritto, sembrano non solo confusi ma anche pericolosi.

La teoria di "un uomo solo al comando" (anche io sono un uomo del secolo scorso) mi crea angoscia, la stessa angoscia che mi cresce dentro quando scioperano i camionisti che pure hanno ragione da vendere. Mi richiama alla mente anche gli ultimi venti anni della nostra storia, quelli della svolta populista e della pretesa illiberale che oltre la legge c'è il popolo e il suo leader. Questa è una strada che porta alla distruzione della democrazia, che non ci rende tutti eguali, che stravolge le regole del vivere civile e favorisce le follie liberticide.

Sono arciconvinto che Emiliano con i suoi "listoni" abbia lontano dalla sua mente questi rischi. Ma per le prospettive politiche che stanno di fronte a lui, se ne deve restare lontano. Non è destrutturando i partiti, trasformandoli in semplici comitati elettorali, che si migliora la politica. Anzi, come dimostrano gli anni della cosiddetta Seconda Repubblica. è esattamente il contrario. Se la politica è ridotta in queste condizioni, ed il Paese è di fronte al baratro, è proprio perché i partiti sono stati delegittimati e ridotti a semplici uffici di collocamento elettorale.

Ha ragione invece (personalmente lo vado scrivendo da più di vent'anni) Emiliano quando pone alcuni problemi che riguardano il rinnovamento della politica e quindi dei partiti. Si può anche essere politici per mestiere, ma quando si esce perdenti dalle elezioni, o da un confronto congressuale, si deve passare la mano: ci sono tante altre cose importanti nelle professioni, nelle istituzioni e nella società dove è fondamentale l'utilizzo dell'esperienza politica, senza che nessuno se ne senta mortificato.

I partiti monolitici, quelli da "centralismo democratico", non esistono più. Non erano un bene, comincio però ad averne nostalgia. Nel Pd si litiga su tutto, anche uno dei giornali di partito si prende il lusso di criticare il segretario. Mi chiedo cosa unisca sino a rimanere nello stesso partito gruppi dirigenti così marcatamente diversi e contrapposti. Così come ho ancora sotto gli occhi l'inverecondo spettacolo di una parte consistente della dirigenza pugliese del Pd che, per ragioni esclusivamente correntizie, parteggiava pubblicamente per Vendola, alla vigilia delle ultime elezioni regionali di due anni fa, contro la posizione ufficiale del partito.

Si sono mai chiesti Emiliano e la dirigenza del Pd se non sono proprio certi comportamenti a generare la fuga dal partito di vecchi e giovani militanti, disinteressati però alle tifoserie che si mobilitano soltanto nelle occasioni elettorali e non a confrontarsi sui programmi e sui problemi? Quanta parte hanno anche i comportamenti e le "fughe" di Michele Emiliano nell'alimentare questo anarchismo? Perché soltanto in Italia accade questo? Altrove, in Europa, dalla Francia alla Germania, dalla Spagna alla Gran Bretagna e via di seguito, resistono tranquillamente, con alterne fortune come è giusto in democrazia, i partiti del secolo scorso.

Ci sono i moderati o i popolari da una parte, i socialisti o i socialdemocratici dall'altra, che da sempre si alternano al governo senza traumi e senza stravolgimenti, e nessuno trova imbarazzo a definirsi moderato o socialista. In Italia invece tutto ciò non è possibile e ci si scatena con la fantasia, inventandosi in ogni circostanza nuove "evoluzioni" che, pur essendo identiche a formule già espresse, si battezzano in maniera diversa al solo scopo di imporre soluzioni che non si riesce a far diventare programma di partito attraverso le regole statutarie.

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