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A cura di Blog Collettivo

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Cavalera, le maggioranze a orologeria, e la "sfida" Rossi-Antonino

C’è una singolare affinità tra il neo presidente del Consiglio dei Ministri, il prof. Giuseppe Conte, e il candidato a diventare il nuovo sindaco di Brindisi, l’avvocato Roberto Cavalera

C’è una singolare affinità tra il neo presidente del Consiglio dei Ministri, il prof. Giuseppe Conte, e il candidato a diventare il nuovo sindaco di Brindisi, l’avvocato Roberto Cavalera. Il primo non conta niente, stretto tra due forti personalità politiche, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i suoi due vice.

La storia la conosciamo. Giuseppe Conte, estraneo alla politica ma attiguo agli ambienti grillini attraverso il ex suo assistente volontario, l’on. Bonafè, è il garante-esecutore dell’accordo (il famoso “contratto”) tra grillini e leghisti, per formare l’attuale governo. Come tutti stanno riscontrando in questi giorni, però è solo l’abile Salvini a scrivere l’agenda del governo ed i grillini costretti a stargli dietro, ed in più devono trascinarsi appresso anche il professore Conte.

Fatte le dovute differenze e mutati i contesti, l’avvocato Roberto Cavalera mi sembra un piccolo Conte. Cavalera, ancor meno di Conte, non ha nei suoi trascorsi anche una storia politica. Forza Italia e i suoi alleati del “fronte moderato”, dopo una lunga serie di tira e molla e di candidature bruciate da veti e controveti, hanno trovato l’accordo su un brillante professionista, tuttavia noto soprattutto negli ambienti forensi, il quale, come è nella spietata logica della politica, non appariva uomo di qualcuno, nel senso dell’appartenenza.

E le cose non potevano che essere andate così osservando da chi era composto lo “schieramento dei moderati”: tutti vecchi marpioni della politica e portatori di preferenze, che mai e poi mai avrebbero concesso all’alleato, qualunque esso fosse, il vantaggio di esprimere anche il candidato sindaco e per giunta di forte personalità.

Lunedì mattina, a scrutinio ultimato, il risultato della scelta effettuata dallo “schieramento dei moderati” si è palesato in tutta la sua ovvietà: Cavalera ha preso circa il cinque per cento in meno rispetto alle sei liste che lo rappresentavano. Insomma non è stato lui a trainare lo schieramento ma esattamente l’opposto. E siccome al ballottaggio non vanno gli schieramenti o le liste ma i due candidati che hanno preso il maggior numero di voti, ora viene il bello, e tutti ricordano quello che è accaduto appena due anni fa tra Marino e la Carluccio.

Non solo (il sottoscritto lo va predicando da anni sino alla noia) è vero che gli schieramenti più numerosi garantiscono più consensi elettorali, ma è altrettanto vero che abbassano notevolmente gli indici di governabilità e di durata delle amministrazioni. Noi a Brindisi, da un quarto di secolo a questa parte, abbiamo pagato caro il prezzo di queste esperienze. Anche lo stesso Mennitti fu costretto a defaticanti mediazioni per far durare la sua maggioranza, e non si dimentichi che se nell’agosto del 2011 non ci fossero stati i determinanti voti del Pd, all’epoca all’opposizione, la maggioranza di centrodestra non sarebbe stata capace di approvare il preliminare del Pug.

Sarebbe interessante far conoscere i nomi degli assenti a quella importantissima seduta del consiglio comunale: molti di loro oggi siedono nello “schieramento dei moderati” e sperano di tornare in carica, forse per cercare di portare a termine un’operazione che all’epoca sfuggì loro dalle mani.

Se la città ha vissuto già drammaticamente sulla sua pelle queste situazioni, quanto volete che possa durare una maggioranza in cui ci stanno gli Antonino boys, i baskettari allenati da Marino, i reduci di Rollo e di Luperti, Forza Italia e i sempiterni Pisanelli, Monetti eccetera eccetera. Cavalera dice che lui farebbe il garante. Di chi e di quale patto? Conoscendo i sottoscrittori del “contratto”, immaginarsi un coro di voci bianche sarebbe una comica.

Riccardo Rossi, che evidentemente si affida a tecniche di comunicazione di stile berlusconiano, dice che il suo vero competitor è Antonino, non Cavalera. Se questo mira ad evidenziare la debolezza dell’avversario, e il suo scarso peso politico in mezzo a quella comitiva, rientra nelle strategie elettorali. Se invece vuole essere un giudizio sulle amministrazioni di Antonino, allora commette un errore. L’esperienza di Antonino sindaco non può essere giudicata solo per il suo drammatico epilogo giudiziario.

Con Antonino sindaco del famigerato ribaltone si progettò il “water front” oggi da tutti ammirato, si aprì il “Verdi”(sia pure con monsignore invitato con signora…), si iniziò a parlare di riutilizzo di Forte a Mare e di una nuova Bilbao nel Basso Adriatico,  si acquisirono le aree per allargare Via del Mare, si restaurarono i bastioni, si avviarono i progetti per risanare la Commenda e si liberò il “Tommaseo” da decine di famiglie che lo occupavano abusivamente, si costruirono decine di alloggi. E di tante altre cose mi sfugge la memoria.

Non è un caso se a Brindisi si è sempre articolato il giudizio su quella esperienza di governo della città. Senza trascurare che una così rilevante massa di consensi, espressa soprattutto nei quartieri popolari e periferici, testimonia un disagio e una forma di protesta che meritano una particolare attenzione da parte di chi si accinge a governare il Comune.

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