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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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C'erano una volta e ci sono sei città dove il mondo va quasi sempre al contrario

I saltelli e i coretti per la vittoria dei sì ai referendum abrogativi sono rappresentazioni che poco interessano i cittadini che domenica e lunedì sono andati a votare per bocciare la logica delle leggi ad personam, le scelta delle privatizzazioni come cura assoluta e taumaturgica di ogni problema dell’economia e il nucleare come soluzione ai problemi energetici del Paese.

I saltelli e i coretti per la vittoria dei sì ai referendum abrogativi sono rappresentazioni che poco interessano i cittadini che domenica e lunedì sono andati a votare per bocciare la logica delle leggi ad personam, le scelta delle privatizzazioni come cura assoluta e taumaturgica di ogni problema dell'economia e il nucleare come soluzione ai problemi energetici del Paese.

Chissà se i simpatici saltellatori hanno già delle proposte per leggi che ora bisognerà fare per dare un senso concreto alle indicazioni referendarie e se hanno capito a fondo che gli italiani - o la maggioranza di essi - magari ci mettono molto a stufarsi, ma alla fine fanno capire che vorrebbero essere ben governati altrimenti si stufano di nuovo. Pensiamo che di questo problema dovranno farsi carico i soliti partiti del centrosinistra, sperando che abbiano assimilato sino in fondo il segnale che è giunto sia dal voto amministrativo che dai referendum stessi.

Oltre i partiti, infatti, in Italia non vi è traccia di un movimento ambientalista e innovatore capace di dare vita ad un fenomeno politico massiccio e legittimato dalle urne come quello dei Verdi in Germania, e questo deve essere elemento di riflessione e consapevolezza per la galassia di movimenti che erano e sono restati piccoli e non possono pensare di ammantarsi del risultato delle due tornate elettorali di maggio e giugno per farsi passare per ciò che non sono. Lo hanno detto quasi tutti gli analisti politici: guai a collegare a questo voto la certezza in una prossima vittoria ad eventuali elezioni politiche.

Come già fu nel 1974 il referendum che introdusse il divorzio, senza il grande impegno dei partiti della sinistra (Pci e Psi), delle formazioni laiche e cattolico-progressiste, la battaglia non sarebbe stata vinta. Ciò richiese anche uno sforzo politico e culturale, ma ci fu un'onda lunga che portò anche alle vittorie nelle amministrative del 1975 e alle politiche del 1976. Non è detto che ciò si ripeta automaticamente, che il vento sia ormai a cambiato. Perciò i partiti del centrosinistra attuale devono trarre indicazioni utili dal voto per imboccare strade nuove, più coraggiose, e dimostrare di avere un programma all'altezza delle sfide della crisi economica ed istituzionale dell'Italia.

Se applichiamo le regole di una analisi non compiacente ma seria del voto referendario in Provincia di Brindisi, bisogna prendere atto - movimenti e partiti - che in sei comuni su venti il quorum non è stato raggiunto: si tratta di Ostuni ed Oria, con amministrazioni di centrosinistra, poi di Francavilla Fontana, Ceglie Messapica, S.Vito dei Normanni e Carovigno saldamente nelle mani del centrodestra. Ma chi amministra, in questo caso, non conta, è solo un dato statistico.

Conta il fatto che - mare o non mare - in queste sei realtà ci sono evidentemente problemi grossi che il centrosinistra non può fingere di non vedere. Ostuni, Carovigno e S.Vito dei Normanni erano territori inseriti nella mappa dei possibili siti per una centrale nucleare, quindi sono anche la dimostrazione lampante che non è stata la sindrome di Fukushima a spingere la gente al voto.

Qualcuno, tanti anni fa, ci disse che dal punto di vista culturale e sociale - calcolato sui valori dominanti e non sulla presenza di minoranze intellettuali - quei centri si potevano considerare come la Vandea della provincia di Brindisi. E' vero, non è vero, chissà. Resta il problema delle difficoltà obiettive alla circolazione e dell'affermazione di ideali laici. Non bisogna confondere questo con il pragmatismo che porta - qualche volta - a votare un sindaco di centrosinistra.

Allora il punto è: ci si può accontentare di vincere qualche volta le amministrative, o i partiti del centrosinistra in queste città devono finalmente fare due conti con i propri problemi di influenza culturale e ideale? Ed hanno personale e strumenti per fare ciò? Conclusione provocatoria: presi due amministratori comunali, uno di centrosinistra ed uno di centrodestra, entrambi preparati e onesti, con le stesse capacità di governo, quale può essere la differenza tra essi se non la visione del mondo e della società?

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