menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Francesco Rogoli

Francesco Rogoli

Che spreco e che errore anche economico non investire sui giovani

Mi inserisco nel dibattito che si è aperto in questi giorni sulla questione meridionale, all’interno della quale si cela una questione giovanile che ha smesso di essere un campanello d’allarme e rischia di esploderci nelle mani di qui a poco. Sono un giovane che vive la sua esperienza di partecipazione in una giovanile di partito democratica progressista e riformista. Tale esperienza mi porta ad essere restio rispetto al fatto che sia inutile compiere uno sforzo sulle soluzioni, mi convince ancora meno l’idea di lasciare mano libera al mercato perché prima o poi sistema tutto.

Mi inserisco nel dibattito che si è aperto in questi giorni sulla questione meridionale, all'interno della quale si cela una questione giovanile che ha smesso di essere un campanello d'allarme e rischia di esploderci nelle mani di qui a poco. Sono un giovane che vive la sua esperienza di partecipazione in una giovanile di partito democratica progressista e riformista. Tale esperienza mi porta ad essere restio rispetto al fatto che sia inutile compiere uno sforzo sulle soluzioni, mi convince ancora meno l'idea di lasciare mano libera al mercato perché prima o poi sistema tutto.

Cerco di capire tra il prima e il poi che stagioni attraversano gli uomini e i loro diritti. I Diritti non si affermano del tutto se alla base non c'è la formazione, il lavoro e la capacità di un Paese di rispondere alla domanda che deriva dal bisogno di emancipazione. Parto da queste riflessioni perché persuaso dell'idea che la questione giovanile può avere uno sbocco, ed essere affrontata concretamente, solo se al fondo c'è uno sforzo in termini di idee, di modelli di società e di sviluppo diversi, ripensate da chi oggi vive questo dramma, e quindi in grado di far nascere su nuove politiche leadership collettive che consentano lo studio dei processi e quindi delle soluzioni.

Il rapporto Svimez 2012 ci mette davanti a dati inquietanti, non meno aveva fatto quello di un anno fa e nel frattempo un progetto per i giovani non è arrivato. Il futuro di questo Paese si è sbattuto ancora una volta contro la ragioneria, con la politica che ha via via perso il suo ruolo e anziché governare i processi, li ha inseguiti fino a presentare un conto salato ad una generazione di nuovi poveri.

La questione giovanile oggi non risiede solo a mezzogiorno. I Neet, acronimo che indica i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavoro, in Italia sono 3,2 milioni il 58% di loro sono donne, il 32% sono ragazze e ragazzi meridionali, si tratta di poco meno di 1 milione sull'ammontare totale. Al Sud risiede un'alta percentuale di donne senza titolo di studio che vivono in questo status. A gettare un grosso punto interrogativo sulle speranze che abbiamo di uscirne e su un avvenire diverso è il numero troppo elevato di giovani che sono addirittura rassegnati a cercare un lavoro cioè 600 mila tra ragazze e ragazzi. Il nostro è un Paese che ha rinunciato a crescere e ad investire sulla sua risorsa migliore e più certa questa scelta costa più a Sud che a Nord.

Per passare dalle parole ai numeri la "manovra salva Italia" del governo Monti è costata agli Italiani 33 miliardi di euro, il costo complessivo dei neet sulla nostra società è di 26 miliardi di euro. Questa scelta scellerata oltre a disperdere giovani energie, intelligenze e menti che programmano il futuro di altri paesi in giro per il mondo, sta generando nuova povertà e porterà a spendere soldi in quantità superiore rispetto agli investimenti mancati per salvare una generazione.

Chi si è assunto in un periodo di crisi globale la responsabilità prendere una decisione politica inversa raccoglie già i primi risultati. In Italia e quindi al Sud oltre a non crescere ci troveremo a pagare presto politiche di assistenzialismo alla povertà per mantenere ancora le famiglie come unico paracadute sociale. Oltre il 50% dei giovani che hanno meno di trenta anni infatti dipende economicamente dalla propria famiglia di appartenenza.

La drammaticità di questi dati è tale da comprendere che tempo per aspettare non ce n'è più. Serve un patto tra giovani generazioni, tra ragazze e ragazzi che sono stanchi di scontrarsi ogni giorno con sogni che non hanno le gambe, con idee che non sono percorribili, con una società priva di mobilità dove bisogna essere fortunati al momento della nascita. Il merito non conta più, tra i giovani che trovano lavoro 1 su 2 lo trova per amicizia.

Serve ristabilire un dialogo, serve ritornare a ragionare insieme, in questi anni abbiamo prodotto una società individualista, il primo segnale di discontinuità va dimostrato con la capacità di ragionare insieme. Le soluzioni ci sono ma vanno costruite con la forza della collaborazione, serve l'unità tra i giovani che pensano che il futuro sia l'Europa, siano le politiche di integrazione, dell'uguaglianza.

Avverto l'esigenza di discutere insieme ai miei coetanei di un reddito di cittadinanza europeo per i giovani che hanno meno di 24 anni, combattere i contratti precari, abolire i tirocini gratuiti e sottopagati, investire in università che costituiscano reti di ricercatori selezionati sulla base dei risultati che producono e che vanno distribuite equamente sul territorio nazionale.

Dei talenti nostrani non possiamo solo essere orgogliosi, dobbiamo metterli in condizione di essere il cuore pulsante del nostro Paese. I project bonds sulle transazioni finanziarie devono mettere soldi a disposizione di progetti e autoimprenditorialità giovanile. Servono energie nuove da concentrare intorno ad un nuovo mondo pensato da chi lo vuole più giusto, da chi preferisce guardarlo con gli occhi di chi sta meno bene, da chi crede in modelli di sviluppo nuovi non basati sul liberismo sfrenato ma su un nuovo umanesimo. Bisogna dare seguito alle mobilitazioni nate sull'onda dell'entusiasmo o di una tragedia.

A Brindisi bisogna richiamare a raccolta tutte le ragazze e i ragazzi, che hanno manifestato contro la violenza i giorni successivi al 19 Maggio. Partendo dai luoghi di formazione bisogna riunire queste giovani intelligenze per ragionare sul progetto che manca all'Italia e al Sud. I giovani devono pretendere e ottenere con tenacia e coraggio questa inversione di tendenza, solo insieme la si può pensare e governare. Bisogna fare il fretta e diventare grandi subito non facendo invecchiare le proprie idee.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Asl Brindisi: avviso pubblico per l'incarico di direttore generale

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

BrindisiReport è in caricamento