Mercoledì, 22 Settembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

"È il momento per un ripensamento sul futuro economico e produttivo della città"

Mai come in questo momento Brindisi avrebbe bisogno di classi dirigenti che con umiltà sapessero dialogare

Mai come in questo momento Brindisi avrebbe bisogno di classi dirigenti che con umiltà sapessero dialogare per mettere a confronto e a disposizione idee, progetti e risorse di quanti possano prendersene cura.

La mancanza di dialogo con chi rappresenta interessi reali e legittimi, l’assenza di confronti serrati sulle cose da fare e che si possono fare, le diffidenze verso chi non la pensa allo stesso modo, ha portato la città a non avere certezze per il presente e per il futuro. 

Le questioni rimangono sempre le stesse mentre la disoccupazione aumenta, i nostri giovani vanno via, la cassa integrazione aumenta, si fanno meno figli, gli investimenti pubblici e privati latitano. Quale è il futuro di Brindisi?

A molti a furia di guardare indietro è venuto il torcicollo. Anche da parte di chi dovrebbe avere la sensibilità, la funzione e la lungimiranza per prendersi cura di una città sofferente e delusa si preferisce la mera e la solita partecipazione alla discussione sul nulla dettata anche da ridicole dietrologie e stupide diffidenze. Per fare, ci vogliono progetti, risorse e interlocutori credibili e reali. Si eviterebbe così di far diventare la cosa pubblica una specie di carta assorbente di quanto scritto o proposto da altri, piccole o grandi lobby che siano. Ci vuole pertanto trasparenza e certezza, condizioni per qualsiasi dialogo costruttivo e per organizzare una partecipazione non strumentale o di facciata.

È il momento per un ripensamento sul futuro economico e produttivo della città che non può essere deciso nè da una setta e nè da chi ignora o rimuove la realtà. Siamo obbligati tutti a dare un contributo. Ce lo impongono i fatti, gli sconvolgimenti sociali, economici che la pandemia ci ha posto di fronte e che il mutamento climatico ci sta evidenziando con tutti i suoi preoccupanti risvolti. Il vecchio progetto di futuro delineato negli atti propedeutici al Pug è destinato a soccombere di fronte ad un tempo nuovo e diverso che lo ha reso tristemente e inesorabilmente superato. 

C’è bisogno di un luogo istituzionale dove aprire un confronto per condividere progetti e obiettivi, sapendo che molte delle risorse soprattutto quelle del Pnrr sono state già decise e indirizzate e per la loro gestione bisogna essere già pronti.

È necessario puntare sugli investimenti a breve e lungo termine, sulle opere pubbliche davvero necessarie, sulla infrastrutturazione territoriale e non sulla sommatoria di vecchi e obsoleti progetti o di interessi che prescindono da un minimo di pianificazione, di priorità e di coerenza. Così come è necessario non mettere i bastoni tra le ruote a chi genera e può generare sul serio posti di lavoro (ossia le imprese sane e trasparenti). Lavoro e rigenerazione ambientale innanzitutto e a 360 gradi.

Può e deve certamente contribuire un altro tipo di industria, meno pesante e non inquinante coinvolgendo innanzitutto i grandi gruppi storicamente presenti nel territorio, una idea meno vaga di porto produttivo e infrastrutturato e un impegno per la transizione energetica con meno slogans e più progetti e forse con meno retorica sull’idrogeno. Ma Brindisi non è solo questo.

Ad un nuovo sviluppo, insisto ormai da tempo, può dare il suo contributo anche l'agricoltura del territorio. Di questo, però, non c’è consapevolezza e abbonda una fastidiosa indifferenza soprattutto tra coloro che, pur avendo responsabilità amministrative e politiche, dimostrano di non conoscere il territorio e il contesto in cui vivono ma su cui pesano le loro scelte,la loro ignoranza e la loro inconsistenza e indifferenza. Ci sono amministratori che si interessano di agricoltura, di paesaggio e di sviluppo rurale? E se ci sono, con i loro sindaci, battano un colpo.

È ormai fin troppo evidente, per esempio, l’urgenza e la necessità di progettare una rigenerazione agricola di quella parte di territorio colpito dalla Xylella attraverso interventi di nuove colture e di forestazione (ben oltre l’idea di foresta orientale a suo tempo proposta dall’assessore Borri) per evitare non solo la desertificazione e la scomparsa di uno storico paesaggio quale quello degli uliveti, ma anche per arrestare il  peggioramento climatico le cui conseguenze si stanno già riscontrando sui terreni e sulle colture. Senza alberi e senza verde la Co2 aumenterà sempre di più. Progetti questi che richiedono un coinvolgimento anche dei privati una parte dei quali ormai sta pensando di abbandonare i propri terreni. Altroché impianti fotovoltaici! Non una riflessione, nè una iniziativa e nè tantomeno una curiosità ad informarsi, a conoscere. 

La responsabilità per questa disattenzione ricade anche su chi dovrebbe rappresentare il mondo agricolo che non può limitare il proprio ruolo ad una politica di servizi, di assistenza o di stantie rivendicazioni.

So di ripetermi ma ritorno a sottolineare come la città di Brindisi, per superficie agraria, è la città pugliese, dopo Foggia, con l'agro più esteso. Arriva fino ai confini di Mesagne, Sandonaci, San Pancrazio, San Pietro, Cellino, Carovigno, San Vito. In provincia di Brindisi il peso dell’agricoltura sul valore aggiunto è passato dal 3,9 per cento del 2005 al 6,5 per cento del 2015 mentre l’industria, nello stesso periodo, dal 19 per cento al 17 per cento. Gli addetti nell’industria sono circa 20.000, in agricoltura sono 13.000 (e a questi andrebbero aggiunti quelli dell’indotto e della trasformazione alimentare, calcolati tra gli addetti nell’industria). Un trend che è continuato a crescere anche in questi ultimi anni. In città, in proporzione, i rapporti sono più o meno gli stessi. Ma il settore agricolo rimane privo di considerazioni e di attenzione. Brindisi non è solo industria, porto, zona industriale, nè tantomeno territorio indistinto da aggredire e utilizzare ulteriormente per impianti fotovoltaici o per un futuribile ciclo dell’idrogeno. C’è altro e chi ha responsabilità ha il dovere di conoscerlo, studiarlo e coinvolgerlo. 

Altrove si corre, da noi si chiacchiera per dividere e per dividersi, quando invece c’è bisogno di unire una città con tutte  le sue capacità e potenzialità produttive in uno di quei passaggi difficili della sua antica e recente storia. Un patto per Brindisi è quanto mai urgente.

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