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Colonia e viticoltura: il lascito di trasformazioni dei vecchi coloni

Dalla ripresa delle lotte agrarie alla fine degli anni Sessanta, all'uscita di scena dei loro protagonisti

Terzo e ultimo articolo di Cosimo Zullo, sulla storia delle colonia e della trasformazione del panorama e delle colture agrarie nel Brindisino, in particolare della vite. Siamo alla ripresa delle lotte agrarie alla fine degli anni Settanta, per giungere all'uscita di scena dalla campagne delle vecchie generazioni di coloni (leggi qui il primo articolo - leggi qui il secondo articolo).

Tra il 1969 e il 1972 ci fu un periodo assai intenso di mobilitazione per il riconoscimento del contratto provinciale della colonia e della mezzadria. Tali mobilitazioni si tennero durante i mesi estivi di quegli anni, in particolare a luglio, mese in cui gli acini dell’uva si preparano alla maturazione e che è simbolicamente un primo richiamo per l’arrivo della vendemmia. Il periodo precedente, quello tra il 1965 e il 1967, era stato un periodo avaro di lotte. Si dovettero attendere le mobilitazioni dell’autunno caldo del biennio 68-69 per osservare una ripresa delle lotte anche tra le campagne.

Ci fu una mobilitazione generale dal Nord al Sud del Paese e la Puglia e il Salento divennero teatro di scioperi, manifestazioni e cortei. In tutti i comuni le rivendicazioni riguardavano la richiesta di un più moderno contratto di colonia, con maggiori riparti per i coloni, minori spese di sostegno alla conduzione e la trasformazione dei contratti colonici in contratti di affitto.

Il triennio 69-72 vide dunque migliaia di coloni organizzare iniziative unitarie in tutti i comuni della regione, anche attraverso la richiesta di convocazioni di consigli comunali ad hoc. I temi principali riguardavano un maggiore riconoscimento dei diritti dei coloni oltre che la necessità di un vasto ammodernamento dell’agricoltura brindisina.

Furono inoltre gli anni in cui cominciò a svilupparsi la coltivazione di pomodoro nelle migliaia di ettari di terra a disposizione (in compartecipazione o attraverso affitto). Anni che videro porsi il problema dell’irrigazione. Si ricorse ad un utilizzo abnorme dell’acqua dai pozzi artesiani. Furono questi gli anni che videro nascere le industrie di trasformazione di pomodori e di carciofi. Nella provincia di Brindisi ne sorsero 18 e di queste, 7 a   Mesagne.  

Il 27 marzo del 1969, presso la Prefettura di Bari, venne firmato il primo contratto colonico provinciale dal dopoguerra. L’accordo introduceva i riparti dei prodotti più alti per i coloni, meno spese di conduzione a carico dei coloni stessi e la costituzione di Comitati di azienda e Commissioni coloniche comunali. Dopo alcuni mesi contratti simili furono firmati anche nelle altre provincie, tra cui quella di Brindisi. Il primo agosto del 1973, sempre a Brindisi, fu firmato un accordo interprovinciale colonico, alla presenza del sottosegretario al Lavoro on. Foschi.

Furono conquiste importantissime che rappresentavano una svolta nelle lotte coloniche e a questo proposito risulta indicativo ciò che scrisse Alfredo Reichlin, segretario regionale del PCI dal 1962 al 1968: “Finisce un’epoca, l’epoca in cui ogni singolo colono si presenta da solo davanti al concedente, in cui formalmente si confrontano due ‘soci’, uno dei quali però ha il denaro, gli avvocati, le forze dell’ordine, lo Stato, e l’altro nulla. La forza della mobilitazione dei coloni questo rapporto lo ha rovesciato, i coloni sono i nuovi protagonisti nelle scelte di conduzione”.

Nonostante ciò nel periodo che va tra il 1969 e il 1973 tra i coloni iniziò a serpeggiare la delusione, in particolare per le prese di posizione di molte aziende che non rispettavano gli accordi sottoscritti. Tali decisioni causarono anche scontri nelle piazze e nelle aziende, che spesso sfociarono nel sequestro di prodotti da parte dei concedenti e in alcuni casi anche nell’intervento della magistratura.

Le difficoltà furono acuite dalla decisione di non rinnovare più nessun contratto durante il 1973.  Il 29 luglio dello stesso anno ci fu l’ultima manifestazione interprovinciale dei coloni a San Pietro Vernotico, si chiedeva un intervento legislativo per prevedere il passaggio dalla colonia all’affitto.

La legge 3 maggio 1982, n. 203 che avrebbe trasformato la tipologia contrattuale della colonia in quella dell’affitto sarebbe arrivata 9 anni dopo da quell’ultima manifestazione. Tale legge prevedeva una migliore ripartizione dei prodotti (70 per cento ai coloni “miglioratari”) e puntava inoltre sulla scelta dei piccoli coloni di costituirsi in cooperativa.

Furono questi, anni intensi per la vendemmia. Migliaia di ragazzi e soprattutto studenti ricorrevano al lavoro nelle vendemmie per sostenersi negli studi. In questi periodi si incrociavano esperienze di vita e storie di innamoramenti.

L’impegno del sindacato fu enorme per rendere effettiva l’applicazione della legge 203 attraverso l’organizzazione di centinaia di assemblee per la costituzione delle cooperative tra coloni. In provincia di Brindisi, in particolare, si formarono 25 cooperative alle quali aderirono circa 434 coloni, per un totale di 573 ettari.

Fu un lavoro immane che non produsse i risultati sperati. Nei fatti, la tanto agognata legge 203 accelerò il processo definitivo dell’uscita dei coloni dalle terre. Ormai nelle campagne non c’erano nuove risorse umane per sostituire i vecchi coloni e la 203 riportò in pochi anni tutte le terre nelle mani degli eredi dei vecchi concedenti, attraverso un nuovo riaccorpamento fondiario. Con il passare degli anni e con l’invecchiamento dei coloni, oltre che di quello degli stessi impianti viticoli (come ad esempio l’alberello pugliese). Si era determinato un vero e proprio esodo dalle aziende.

Da allora ad oggi tanto è cambiato. Di fatto, siamo di fronte ad una nuova fase per la viticultura, con nuovi impianti e nuove tipologie di vini, insieme alla necessità di adeguarsi e rispettare le quote di settore determinata dall’Unione europea. Sono esperienze che vedono il coinvolgimento di nuovi protagonisti che si cimentano con i gravi problemi della commercializzazione, dei trasporti e delle infrastrutture, oltre che con la mancanza di un indirizzo complessivo dell’agricoltura nel contesto nazionale e comunitario.

Qual è dunque il bilancio da trarre in conclusione? Il secolo trascorso ha visto la trasformazione del latifondo grazie alla fatica dei nostri nonni e padri, rendendo di fatto possibile lo sviluppo di un vigneto straordinario con ottime rese e un buon vino. È’ stato inoltre un secolo percorso da richieste di lavoro, dignità. Ciò è avvenuto in tutti i comuni pugliesi attraverso discussioni di massa non solo tra i coloni, ma anche nei consigli comunali, tra i lavoratori delle fabbriche, tra i commercianti e gli artigiani.

È stata una lunga stagione di democrazia partecipata, nella quale i braccianti e i coloni hanno posto al centro delle loro battaglie non interessi di parte ma temi di sviluppo e trasformazione del territorio. Un giacimento di lotte e sacrifici che è obbligo far conoscere alle nuove generazioni, per evitare che si disperdano nella nostalgia.

Tali lotte hanno dato alle nostre comunità cultura e partecipazione, tratti distintivi che oggi sembrano mancare nei nostri comuni. Queste lotte per il lavoro, i diritti e la dignità devono essere ricordate nelle nostre comunità, oggi molto spesso travolte da fatti e avvenimenti quotidiani che fanno dimenticare un secolo di protagonismo e un secolo di storia del lavoro del Salento e della nostra provincia.

Per la stesura di questo articolo sono stati utilizzati i seguenti riferimenti bigliografici:

L'autunno sindacale nelle campagne pugliesi. Gli anni della svolta 1969-1972 - Prefazione di Rinaldo Scheda, autore il sen. Antonio Mari.

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Opuscolo realizzato dalla Federbraccianti Cgil di Brindisi in occasione del II Congresso Provinciale 1985

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