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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Come la violenza assistita può rovinare la vita dei figli

La casa, la famiglia dovrebbero essere il rifugio sicuro cui approdare per ogni bambino. Invece, secondo le stime, negli ultimi cinque anni, 427 mila minori hanno assistito alla violenza domestica nei confronti delle loro mamme

La casa, la famiglia dovrebbero essere il rifugio sicuro cui approdare per ogni bambino. Invece, secondo le stime, negli ultimi cinque anni, 427 mila minori hanno assistito alla violenza domestica nei confronti delle loro mamme, solitamente da parte del loro papà. Questo scenario porta di fatto a distruggere sogni, certezze, speranze al bambino che avverte la violenza su se stesso. Un maltrattamento silenzioso che trascina conseguenze molto serie.  

Solo una donna su dieci, tra quelle che hanno subito qualche forma di violenza, ha temuto per la propria vita o quella dei propri figli, per questo quasi mai denunciano o si rivolgono ai medici: nel 57% dei casi non considerano la violenza che hanno subito come un reato, ma solo come “qualcosa di sbagliato”. Spesso anzi queste donne, sentendosi strette in una morsa tra colpa, terrore, tacciono, esponendo loro malgrado i figli a visioni drammatiche che restano impresse nelle menti dei piccoli come ferite sempre aperte.

I piccoli spettatori si rifugiano sotto il letto, nell’armadio, senza trovare mai un porto sicuro, sentendosi continuamente in allarme, spaventati, impotenti nell’aiutare le proprie mamme. Bambini già tristi che rompono giocattoli, rovinano libri per la rabbia, perché non sanno più sognare. Sono scontrosi, già troppo adulti a voler, pur non potendo, prendersi cura di qualcun altro.

La violenza assistita può incidere su ritardi nello sviluppo fisico, cognitivo, sulla perdita di autostima, sviluppa disturbi d’ansia, sensi di colpa e depressione, nonché abbassa le abilità sociali, le capacità empatiche ed emotive, con risvolti negativi di carattere disordinato e angoscioso verso le relazioni coi pari e sentimentali (adolescenza).

Non solo l’esposizione ripetuta alla violenza in famiglia può comportare, in alcuni bambini, l’insorgere di disturbi del linguaggio, di disturbi evolutivi dell’autocontrollo (come il deficit di attenzione e l’iperattività) e accentuare lo sviluppo di disturbi come lo stress post traumatico o come il disturbo oppositivo provocatorio.

I bambini si sentono persi nella loro stessa paura, incapaci di capire le dinamiche di quanto sta accadendo, e delusi verso il genitore che dovrebbe proteggere, e non distruggere. Questa instabilità emozionale può sfociare in reazioni sproporzionate fuori contesto, esternalizzate con attacchi di panico, una forte irritabilità e pianti o fobie non giustificate.

È indispensabile mettere in campo un sistema di protezione diffuso capillarmente che non lasci mai da sole le donne ad affrontare il complesso e doloroso percorso di liberazione dalla violenza domestica e che si prenda cura immediatamente dei bambini. È importantissimo che tutti gli adulti che sono a contatto con i minori, a partire dalle scuole e dai servizi sanitari, assumano una responsabilità diretta per far emergere queste situazioni sommerse, riconoscendo tempestivamente ogni segnale di disagio, senza trascurarlo o minimizzarlo.  

Non lasciamo sole queste donne che hanno paura, affinché possano trovare il coraggio si salvare se stesse e i propri figli, convincendole che esiste una via d’uscita oltre il tunnel della disperazione e della violenza. (rita.verardi@libero.it)

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