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Giovedì, 9 Dicembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

Trump straccia l’accordo sul nucleare iraniano, ma l’Europa si schiera con Teheran

La Casa Bianca ha annunciato una serie di pesanti sanzioni che si abbatteranno su chiunque commerci con l’Iran. Provocando una reazione a catena

Con la decisione di ritirarsi dall’accordo sul nucleare con l’Iran, Donald Trump ha dato il via ad un complesso effetto-domino che potrebbe ridisegnare l’intero scacchiere di alleanze globali. L’attuale inquilino della Casa Bianca ha così mantenuto una delle promesse fatte in campagna elettorale, stralciando l’accordo di non-proliferazione nucleare che, nelle intenzioni di Obama, mirava ad evitare che l’Iran proseguisse nel suo programma di arricchimento dell’uranio. In cambio, gli USA e i suoi alleati avrebbero cancellato le sanzioni economiche che stavano fortemente danneggiando l’economia persiana.

Hassan-Rohani-2La motivazione della marcia indietro americana? Secondo la Casa Bianca l’Iran sarebbe “il primo paese al mondo nel finanziare il terrorismo”. Un’affermazione in teoria priva di senso, visto che è proprio l’Arabia Saudita, alleato storico americano, a foraggiare una certa visione estremistica dell’Islam. Ma l’Iran è da sempre affiancato ad Hezbollah, il “Partito di Dio” libanese, l’unica forza araba ad aver mai sconfitto l’armata israeliana, e che Tel Aviv considera una formazione terrorista. Dopo aver stravinto le elezioni in Libano negli scorsi giorni, Hezbollah continua a fare paura a Netanyahu. E, colpendo l’Iran, quest’ultimo intende tagliargli la principale forma di finanziamento.

Le sanzioni dunque torneranno in essere a partire dal primo agosto, quando verranno vietate una serie di attività tra cui l’export aeronautico, la transazione in dollari, il commercio in metalli preziosi e le operazioni sul debito sovrano. Una seconda tranche di sanzioni partirà dal 4 novembre, data in cui verrà colpita la principale fonte di guadagno iraniana: l’esportazione di greggio. Per evitare ricadute sul mercato globale e stabilizzare gli ovvi squilibri che si verranno a creare, la Casa Bianca si è già accordata con altri paesi produttori di petrolio, tra cui l’Arabia Saudita, nemica storica dell’Iran in Medio Oriente.

Il segretario americano al Tesoro, Steven Mnuchin, ha dichiarato che Washington manterrà le sanzioni finché l’Iran non avrà accettato le richieste americane: rinuncia permanente al nucleare, messa al bando dei programmi missilistici e fine dell’attività di destabilizzazione. Quest’ultimo punto però è particolarmente ambiguo: cosa si intende per “fine dell’attività di destabilizzazione”? Dato che l’Iran si dichiara completamente estraneo a questo tipo di attività, che non riconosce Hezbollah come gruppo terroristico e che rinfaccia proprio agli USA e ai suoi alleati di essere i principali destabilizzatori e finanziatori del terrorismo nel mondo, ciò non può che portare ad un punto morto nella diplomazia tra i due Paesi. Israele, da parte sua, è entrata in allarme rosso, richiamando i riservisti e mettendo in massima allerta la regione delle Alture del Golan, la zona occupata dall’esercito di Tel Aviv ma che, tecnicamente, si trova in pieno territorio siriano.

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A Teheran le reazioni non si sono fatte attendere. All’annuncio dello stralcio del patto, i parlamentari iraniani hanno bruciato bandiere americane direttamente in Aula. L’ayatollah Khamenei ha sibilato che Trump “non può fare un accidente”, perché il contratto è già stato firmato con numerosi altri Paesi. E, proprio a questo proposito, il presidente Hassan Rouhani ha chiesto agli altri firmatari di mantenere la propria parola, altrimenti si troverà costretto “a riprendere l’arricchimento dell’uranio quanto prima”. Il presidente del parlamento, Larijani, ha parlato di “bullismo” da parte di Washington, e si è rivolto direttamente all’Unione Europea: “L’UE e gli altri partner dell’accordo sul nucleare sono ora responsabili di salvare il patto. Questa è una finestra per dimostrare se l’UE ha abbastanza peso per risolvere problemi internazionali o no”.

Ora infatti la palla passa a Bruxelles, che però si è già detta favorevole a proseguire il contratto sottoscritto con l’Iran insieme all’amministrazione Obama. Per la Mogherini, infatti, l’accordo “è cruciale per la sicurezza della regione e del mondo intero”. Un approccio confermato anche dai principali Paesi dell’Unione, tra cui anche l’Italia, che per bocca del presidente pro tempore Gentiloni si è detta convinta di continuare sulla strada intrapresa. E il 14 maggio i ministri degli Esteri di Francia, Regno Unito e Germania garantiranno il rispetto degli accordi direttamente al loro omologo iraniano.

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La questione ora è capire chi tra Iran e Stati Uniti rimarrà isolato. Le sanzioni statunitensi si abbatteranno su tutti gli Stati che proseguiranno a commerciare con Teheran, ma ben pochi sono disposti a stralciare un accordo controfirmato.

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