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Berlusconi alla Mourinho

Berlusconi alla Mourinho

Comunque vada, non sarà la politica a battere Silvio Berlusconi

Scrivo prima di conoscere, come tutti, l’esito del suo processo. Dopo sarà più facile per tutti anche per le “penne” illustri. Si dice, dai più, in un modo piuttosto criptico, che “Berlusconi va battuto politicamente e non per via giudiziaria.” La frase in sé considerata è dal significato abbastanza confuso.

Scrivo prima di conoscere, come tutti, l'esito del suo processo. Dopo sarà più facile per tutti anche per le "penne" illustri. Si dice, dai più, in un modo piuttosto criptico, che "Berlusconi va battuto politicamente e non per via giudiziaria." La frase in sé considerata è dal significato abbastanza confuso. Potrebbe significare che, se venisse condannato, continuerebbe a svolgere il ruolo di parlamentare in quanto eletto dal popolo nonostante la condanna?

Oppure dovrebbe lasciare il Parlamento ingiustamente quale conseguenza etero - politica? E questo fatto, da solo, vorrebbe poter dire che il Cavaliere deve intendersi battuto politicamente? Ma forse qualcuno crede, ancora, che le scelte e le decisioni politiche siano prese solo nel Parlamento? Il dissolvimento dei partiti politici, (unico sopravvissuto, sinora, il Pd), da una parte ha provocato un aumento del coefficiente di volontà di partecipazione diretta alle scelte da parte dei cittadini che ormai si organizzano secondo nuovi, e sino a poco tempo fa, del tutto impensati sistemi di aggregazione: considerate il benvenuto, attivismo politico - culturale delle innumerevoli associazioni locali le quali promuovono e producono più iniziative politiche, spesso di qualità, di quante non ne sviluppino le locali sezioni o circoli di partito.

E tutto questo non so se sia un male. Dall'altra ha eliminato il filtro decisionale, verticistico, tipico dei partiti del "Novecento". Le riunioni delle direzioni, anche territoriali, di quei partiti assomigliavano più a "consigli di amministrazione" che non ad organismi politici che discutevano del futuro delle loro città, o del loro ambiente, o della salute dei propri cittadini: anche questo non so se sia stato un male. Oggi la rappresentanza politica istituzionale è sempre meno rappresentativa, tanto quantitativamente che qualitativamente, delle istanze provenienti dalla società.

Dunque, quand'anche Berlusconi, peraltro con i tutti i suoi mezzi economici e finanziari a disposizione a tutti noti, fosse messo fuori dal Parlamento in conseguenza delle sentenze che lo riguardano, non vorrebbe poter dire niente di più né di meno, del fatto storico in sé stesso considerato, perché egli continuerebbe ad esercitare il suo potere senza alcuna differenza in termini di incidenza decisionale.

Piuttosto mi intriga di più la lettura reciproca della affermazione iniziale. E cioè se i guai giudiziari del Cavaliere non siano iniziati proprio in seguito al dissolvimento dei partiti e della politica da essi prodotta. E' fatto notorio che certe fortune imprenditoriali siano nate e cresciute sotto il mantello protettivo dei partiti politici interessati.

E', altresì, ben noto che fossero molto più partito politico "Forza Italia" ed "Alleanza Nazionale" singolarmente considerati di quanto non lo sia, o lo sia stato, il Pdl. (Ma questo vale anche per il Pd: forse qualcuno può contestare il fatto che fosse molto più partito i Ds e la Margherita di quanto lo sia il Pd attuale?)

Un sistema di partiti che, contravvenendo al dettato costituzionale, è servito, alla lunga, più alla autodifesa ed autorigenerazione, che non ai cittadini di "associarsi liberamente per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale" ovvero di interesse generale.

Fin quando questa anomalia, per così dire, ha retto, anche certe spregiudicatezze imprenditoriali furono consentite, tollerate, ed anche favorite perché tutto era funzionale a quel sistema. (Famosa quella frase di un leader di sinistra che disse che "non sono qui per rendere omaggio a Berlusconi ma a Mediaset che è un patrimonio del paese").

Poi sono crollati i partiti, il sistema che li sorreggeva, e con loro tutti coloro che ne beneficiarono. C'è chi è crollato subito, c'è chi, invece, ha pensato di costruirselo in proprio il partito, o simil detto, per sopravvivere prima di tutto economicamente e poi per sete di potere. E' la crisi dei partiti che ha prodotto tangentopoli e non viceversa.

Perché, altrimenti, dovremmo chiederci, dove era prima la magistratura quando si costruiva la rete asfissiante e soffocante che ha portato alla narcolessia (speriamo che non sia proprio la morte) della partecipazione democratica? E' la carenza, se non assenza, di partecipazione democratica alla vita dei partiti che ne provocò la crisi, e generò lo sdegno nell'opinione pubblica ancora oggi persistente e manifestato con un astensionismo che coinvolge oltre il 50% degli aventi diritto al voto.

La "bava alla bocca" di tanti uomini politici stigmatizzata con le riprese televisive durante i processi degli inizi anni Novanta, era il segno, incredulo, della perdita del potere politico di intoccabilità, più che quello della paura per la pena per i reati commessi. Siamo tutti in attesa. La sentenza giudicherà un fatto. Tutto il resto appartiene alla nostra libera (?) determinazione.

Carmelo Molfetta

 

 

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