rotate-mobile
Lunedì, 24 Gennaio 2022
Opinioni

Opinioni

Opinioni

A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

Opinioni

Con Monti il Sud torna al centro

Cambierà qualcosa per il Mezzogiorno con il governo Monti? Non ci sono indicazioni puntuali su quel che il nuovo esecutivo conta di fare, ma non mancano indizi. Monti si è presentato con un discorso di ampio respiro in cui la parola chiave è stata "crescita". Sia il risanamento sia i sacrifici conseguenti sono stati declinati in rapporto a questo obiettivo e alla necessità che i provvedimenti del governo siano improntati a una maggiore equità. Anche i riferimenti all'occupazione giovanile e al lavoro femminile - i due "sprechi" dell'Italia, come li ha definiti il premier - fanno pensare a iniziative legislative che possono riguardare soprattutto la società meridionale. Tuttavia nel discorso del neo-presidente del consiglio ha fatto irruzione, come non accadeva da tempo, la "questione meridionale".

Cambierà qualcosa per il Mezzogiorno con il governo Monti? Non ci sono indicazioni puntuali su quel che il nuovo esecutivo conta di fare, ma non mancano indizi. Monti si è presentato con un discorso di ampio respiro in cui la parola chiave è stata "crescita". Sia il risanamento sia i sacrifici conseguenti sono stati declinati in rapporto a questo obiettivo e alla necessità che i provvedimenti del governo siano improntati a una maggiore equità. Anche i riferimenti all'occupazione giovanile e al lavoro femminile - i due "sprechi" dell'Italia, come li ha definiti il premier - fanno pensare a iniziative legislative che possono riguardare soprattutto la società meridionale. Tuttavia nel discorso del neo-presidente del consiglio ha fatto irruzione, come non accadeva da tempo, la "questione meridionale".

Monti l'ha indicata come uno dei primi problemi di questo paese e solo in seconda battuta ha fatto cenno ai problemi proposti dalla diversamente acuta questione settentrionale. E' una rivoluzione copernicana per la politica italiana che ci aveva abituato negli anni berlusconiani non solo alla cancellazione del problema del Sud ma soprattutto dal moltiplicarsi delle invettive contro il Mezzogiorno. E' altrettanto significativo che Monti abbia denominato un suo ministero come dedicato alla coesione sociale invece di dar seguito all'invenzione dei ministeri conflittuali occupati di recente dal duo Bossi-Calderoli. Siamo, come si vede, di fronte a un'impostazione culturale innovativa che rimette il dibattito pubblico nel solco delle migliori tradizioni.

Il tema della crescita è il vero punto discriminante del nuovo governo. Non a caso Monti ha dedicato minor spazio all'obiettivo immediato dell'abbattimento del debito pubblico mentre si è soffermato con maggiori argomenti attorno alla necessità di attrezzare il paese alle nuove sfide produttive. Anche l'accorpamento dei ministeri dello Sviluppo e delle Infrastrutture, guidati da Corrado Passera, indica come nel progetto del professore della Bocconi sia centrale non la manovra finanziaria, che pure ci sarà e sarà severa, ma la ricerca di basi solide per un'economia in cui prevalga il tema della produzione. Allo stesso tempo il riferimento puntuale all'abbassamento del costo del lavoro, per i lavoratori e per le imprese, assume il valore di indicate il primato dell'economia reale e una strategia tesa a non deprimere i consumi. Siamo di fronte ad enunciazioni che dovranno essere sostanziate da iniziative legislative concrete, di cui valuteremo l'efficacia e la profondità. Tuttavia la discontinuità rispetto al rigorismo senza sviluppo tremontiano e al nordismo diffuso dell'intera compagine precedente appare molto netta.

Non si tratta però di lasciare le mani libere al manovratore. Un governo di decantazione e di impegno nazionale non ha bisogno di tregue ma di sollecitazioni responsabili. Il Mezzogiorno commetterebbe un grave errore se si presentasse con il cappello in mano di fronte al nuovo esecutivo o se aspettasse inerte i suoi provvedimenti. Se Monti darà seguito alle sue suggestioni non c'è dubbio che si aprirà uno scontro politico e sociale molto forte che avrà bisogno di una partecipazione democratica del Sud a sostegno dell'impostazione riformista.

Partiti riformisti meridionali e sindacati del Sud devono, quindi, cogliere l'occasione che gli si presenta fornendo al nuovo governo sostegno sulle proposte innovative e sollecitandolo, anche con eventuali lotte di nuovo tipo, a non deragliare dalla sua impostazione. La destra agiterà temi di demagogia sociale e si opporrà a tutti i provvedimenti di equità. Spetta alla sinistra invece premere perchè crescita, equità e coesione sociale non restino bandiere del giorno di festa ma diventino un progetto concreto. Non è tempo di tregue nè di cancellazione del conflitto ma è quello della pressione popolare perchè la crisi abbia uno sbocco positivo e l'Italia, tutta l'Italia, resti in Europa.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Con Monti il Sud torna al centro

BrindisiReport è in caricamento