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"Aggrappiamoci ai simboli di questa fase: il desiderio delle cose semplici"

Approfittiamo degli spazi verdi e del mare per rientrare in contatto col nostro spirito e la nostra mente

Ieri alle 20:20 eravamo tutti in attesa della diretta del Premier Conte pronti ad ascoltare fiduciosi le direttive per la “Fase 2” che avrebbe segnato un parziale ritorno alla normalità delle nostre vite. Le aspettative di molti però sono state disilluse davanti a una serie di divieti che rimarranno e alla prolungata chiusura di determinate attività sino alle prime settimane di giugno. Scherzosamente si tende a parlare di fase 1,5 piuttosto che di fase 2.

Ciò lo si evince dalle chat che costituiscono la spina dorsale della nostra socialità in questi mesi e dai commenti che possiamo visionare sui social network ma, davanti ai molteplici punti di vista, sorge spontanea la domanda sull’effettivo bisogno di procrastinare le libertà tipiche della nostra società e cultura. Una risposta certa e assoluta non esiste ed è forse questa l’unica verità su cui possiamo appellare il nostro raziocinio che rende vivibile o meno questa quarantena.

I dati parlano chiaro: c’è una diminuzione dei numeri di contagio, ricoveri in terapia intensiva e vittime da Covid 19, miglioramento reso possibile grazie ai sacrifici che buona parte degli Italiani hanno sostenuto. C’è però un dato incontrovertibile e cioè che i numeri in nostro possesso sono ancora superiori a quelli che imposero la chiusura delle attività nella prima settimana di marzo.

Le basi e motivazioni d’allarme che ci spinsero ad aprire gli occhi davanti la pericolosità del virus sono ancora presenti e pronte a deflagrare. “Dovremo convivere col virus” è il mantra che ci viene ripetuto dai mass media, messaggio giustissimo che subisce però un confine sottilissimo con la “sfida al virus” che molti invocavano con le riaperture libere dal 4 maggio. Una sfida che abbiamo già perso nei mesi di febbraio e marzo.

E’ bene, infatti, ricordare che la Cina riaprì parzialmente la regione di Wuhuan quando nello sconfinato paese orientale si contavano 64 casi (la maggior parte d’importazione), mentre in Italia siamo nell’ordine delle due-tremila positività al giorno.

Dal 4 maggio sfideremo il virus ed è bene farlo con cautela, continuando ad anteporre in maniera ragionata la salute all’economia e ai nostri bisogni, che potrebbero ritrovarsi in poche settimane ad un doloroso passo indietro, con lo sconforto di una fine emergenziale che si allontana sempre di più.

Per questo è indispensabile dare un senso a quanto sta avvenendo a livello planetario: necessitiamo di una visione completa e a lungo termine su cui basare la responsabilità individuale di un’intera nazione. Umilmente dobbiamo ammettere che esprimiamo tantissimi bisogni ma, individualmente, possediamo scarsissime conoscenze economiche, giuridiche e scientifiche per districarci nella complessità di un’emergenza che tocca tutti noi.

Vinceremo questa sfida uniti, senza passi in avanti scriteriati o urla lanciate da chi vuole approfittare del caos per un proprio tornaconto. D’altronde la cautela è necessaria proprio perché sappiamo bene che i processi di elaborazione degli accadimenti non sono immediati ma hanno bisogno di tempo e distanza e siamo ancora troppo immersi nello stress indotto dalla quarantena per poter pensare di avere completato un processo elaborativo.

Godiamoci quindi i nostri affetti familiari e sentimentali, continuiamo a donargli quegli spazi che per anni abbiamo trascurato e, per chi non avesse questa fortuna, è necessario investire in progetti che sicuramente avranno modo di realizzarsi tra pochi mesi. Approfittiamo degli spazi verdi e del mare per rientrare in contatto col nostro spirito e la nostra mente, dando spazio alla qualità del tempo, piuttosto che alla quantità delle nostre azioni.

Con estrema gradualità riusciremo a recuperare il contesto perduto, il riavvicinamento fisico perso con modalità che nessuna generazione attualmente vivente ha mai esperito. Aggrappiamoci ai simboli di questa fase: il desiderio delle cose semplici, il bisogno di provare le nostre emozioni positive e il beneficio del pensiero altruista, coscienti che è nei periodi difficili che l’uomo ha trovato la spinta per apprezzare saperi precedentemente bistrattati.

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