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"Giustizia penale: il rischio di una riforma che scontenterà tutti"

Un intervento del presidente della Camera Penale brindisina, Pasquale Annicchiarico, su una questione cruciale che tocca direttamente il diritto principale dei cittadini, quello della libertà

BRINDISI - Riceviamo dall'avvocato Pasquale Annicchiarico, e volentieri pubblichiamo, la seguente riflessione sul tema della riforma della giustizia in Italia. L'avvocato Annicchiarico è il presidente della Camera penale "Oronzo Melpignano" di Brindisi, che assieme all'Ucpi (L'Unione deelle Camere penali italiane) conduce una battaglia di lunga data per una riforma del codice di procedura, compito non facile in un periodo in cui il giustizialismo dilagante trascura il più importante di questi principi: quello della libertà anche di fronte alla giustizia, e sino a prova di colpevolezza.

Nonostante vi sia chi nell’opinione pubblica, condizionato da un moto populista e reazionario e dalle esternazioni di una parte qualificata delle istituzioni, tenda ad identificare la nostra categoria come quella di chi difende il “reato” e non “l’imputato”, l’avvocatura penalistica non intende arretrare minimamente rispetto alle ultime posizioni assunte, disposta finanche ad indulgere in sovraesposizioni tanto impopolari quanto avversate.

L’ultima riprova è costituita dall’astensione dalle udienze del 9 luglio u.s., con conseguente manifestazione nazionale a Napoli - a cui ho personalmente partecipato - in cui si è riaffermata la necessità di intervenire riprendendo le fila di una riforma, inizialmente in cantiere, poi totalmente abbandonata da un governo di stampo chiaramente giustizialista, al fine di risolvere in attuazione di principi costituzionali quell’emergenza carcere che non tollera più atteggiamenti omertosi ed attendisti.

Basti pensare all’altissimo numero di suicidi che si consumano con impressionante periodicità all’interno degli istituti di pena ed al crescente sovraffollamento, che ha ormai drammaticamente superato i livelli di guardia su tutto il territorio nazionale. La manifestazione di Napoli - frutto di un’efficace iniziativa dell’Osservatorio carcere dell’Ucpi (di cui fa parte il vice presidente della nostra Camera Penale territoriale, avv. Giuseppe Guastella) - ha evidenziato in tutta la sua latitudine la necessità di un ripensamento del sistema delle ostatività, che costituisce un’oggettiva negazione dell’accesso alle misure alternative alla detenzione, indegno di un paese civile.

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Già il 10 e l’11 maggio scorso questi argomenti sono stati trattati a Milano in occasione della presentazione del Manifesto del diritto penale liberale e del giusto processo, rappresentato da 35 canoni che l’Unione camere penali italiane ha predisposto con il contributo dell’Accademia, composta da insigni giuristi, assieme ai quali si è raggiunta una piena convergenza sui principi fondativi dell’idea costituzionale del diritto penale e del giusto processo: presunzione di non colpevolezza, eccezionalità della privazione della libertà personale prima di una sentenza di condanna definitiva, irretroattività, razionalità, proporzionalità del precetto penale e della sanzione, finalità rieducativa della pena, ragionevole durata di un processo penale fedele ai principi scolpiti nell’articolo 111 della Costituzione.

L’ultima riforma proposta dal ministro Bonafede - che lambisce appena alcuni dei temi su cui si era sollecitato un intervento urgente, quali la rivisitazione dell’udienza preliminare e il potenziamento dei riti alternativi - finisce per avere per l’ennesima volta il merito di scontentare tutti gli addetti ai lavori, avvocati e magistrati, limitandosi di fatto ad introdurre un farraginoso sistema di sbarramenti con sanzione per assicurare un’improbabile velocizzazione del procedimento penale ma dimenticandosi totalmente dell’ampliamento dei casi in cui accedere al cosiddetto patteggiamento.

Una riforma raffazzonata al solo fine evidente di poter propagandare un accorciamento dei tempi di celebrazione dei processi che legittimi la prevista entrata in vigore della normativa sulla prescrizione, su cui le Camere Penali sono fin d’ora pronte a dar battaglia nei limiti consentiti.

Chi non vorrà lasciarci soli in questo nostro quotidiano impegno per la riaffermazione dei principi sopra enunciati sarà considerato un prezioso e gradito alleato, purché comprenda e condivida prioritariamente che lo Stato per difendere la sicurezza dei propri cittadini non ha alcun bisogno di sacrificare i fondamentali valori di libertà intorno ai quali è stato scritto il nostro patto sociale; che il diritto e il processo penale non sono strumenti per sconfiggere il nemico di volta in volta individuato, ma sono invece un complesso armonico di regole volte a disciplinare e limitare il più formidabile e intrusivo dei poteri pubblici, ossia quello di accusare, processare e punire un cittadino, privandolo del suo bene più prezioso, che è quello della sua libertà.

La Camera Penale “Oronzo Melpignano” di Brindisi - la prima in Puglia per numero di iscritti - e per essa il suo direttivo, è e sarà pronta a contribuire con tutti gli strumenti democratici di cui potrà avvalersi al raggiungimento delle nobili finalità indicate dal governo centrale dell’Unione.

                                                                                     

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