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Martedì, 30 Novembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Difendere la Costituzione e le istituzioni, non gli inquilini che le abitano

Da alcune parti, si invoca la modifica della Costituzione quale panacea ai molti problemi italiani. Se così fosse, qualcuno dovrebbe avere il buon cuore di indicarci i problemi che vuole affrontare, dimostrare che tali problemi sono causati da quegli articoli della carta che vuole modificare e dimostrare che le modifiche risolveranno i problemi indicati. Ma di tutto questo non vi è traccia, lecito il sospetto che l’obiettivo sia di modificare gli equilibri disegnati dalla Costituzione per accrescere il potere dell’esecutivo in danno di quello legislativo e giudiziario.

Da alcune parti, si invoca la modifica della Costituzione quale panacea ai molti problemi italiani. Se così fosse, qualcuno dovrebbe avere il buon cuore di indicarci i problemi che vuole affrontare, dimostrare che tali problemi sono causati da quegli articoli della carta che vuole modificare e dimostrare che le modifiche risolveranno i problemi indicati. Ma di tutto questo non vi è traccia, lecito il sospetto che l'obiettivo sia di modificare gli equilibri disegnati dalla Costituzione per accrescere il potere dell'esecutivo in danno di quello legislativo e giudiziario. Dobbiamo amare la nostra Costituzione che si rammenti, non è un testo per politici o per addetti ai lavori, ma è la "cassetta degli attrezzi" che consente di risolvere i problemi dell'organizzazione sociale, partendo dalla persona. La nostra Costituzione è giovane ha appena 60 anni (quella degli Stati Uniti 220) e quanto mai attuale, in grado di guardare lontano, capace di rispondere ai mutamenti culturali.

E allora vorrei partire dal principio maggiormente meritevole di protezione : l'uguaglianza di fronte alla legge, un'uguaglianza non solo formale ma sostanziale. E' questo lo schema che troviamo leggendo l'articolo 3 della Costituzione che, ribadito il principio dell'eguaglianza formale, lo integra con l'obbligo della Repubblica di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

A qualcuno, questo testo apparirà isolato da un contesto che dovrebbe riservare maggiore attenzione alle logiche del mercato. Ma la libertà dell'iniziativa economica privata affermata nell'articolo 41, non può svolgersi in contrasto con la sicurezza e la dignità umana, con sommo rammarico di qualche esuberante riformatore che vorrebbe eliminare ogni vincolo all'attività d'impresa. Ma gli interventi legislativi occasionati dalle morti bianche, testimoniano l'ineludibilità del valore- sicurezza: il rispetto della dignità umana è segno della lungimiranza della Costituzione, quale limite interno nella valutazione delle attività economiche.

E ancora il precariato: l'art. 36 stabilisce che la retribuzione deve assicurare al lavoratore ed alla sua famiglia "una esistenza libera e dignitosa", norma che ha consentito di rinviare al mittente le istanze volte a misurare la retribuzione in base alla mera sopravvivenza del lavoratore: nessuna esigenza produttiva può giustificare la miseria retributiva del lavoratore. La vicinanza della Costituzione ai cittadini è la strada maestra per riconciliarli con le istituzioni: ed invece, sono in corso misure che minacciano l'uguaglianza, sotto la foggia della protezione del cittadino, dell'incolumità , della tutela della privacy, dello snellimento dei processi.

L'autonomia della magistratura fu voluta dai costituenti quale garanzia che i diritti delle minoranze non venissero cancellati dai politici di turno. L'indipendenza dei magistrati non garantisce i magistrati, ma i cittadini, ponendo un limite al potere del più forte, perché la legittimazione politica (che con l'attuale sistema non è popolare) non autorizza chi vince le elezioni a disporre dei miei diritti.

La tutela della privacy nelle intercettazioni ? Se si fosse voluta una legge equilibrata, la si sarebbe fatta nel confronto, nel dialogo; ma così si limitano gli strumenti di indagine, ammettendoli per pochi reati; i disegni riformatori non vanno nella direzione di garantire giustizia a tutti, perché disciplinare quando il P.M. può esercitare l'azione penale vuol dire rinunciare alla pretesa punitiva a seconda dell'imputato di turno.

E' reale il rischio d'annacquare l'indipendenza del potere giudiziario, sottoponendolo al controllo del potere esecutivo. Chi dirigerà le indagini? Una polizia giudiziaria longa manus dell'esecutivo lacera l'anima della legalità, scardina il principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge penale.

Ma l'equilibrio istituzionale previsto dalla Costituzione è già stato graffiato : oggi i membri della maggioranza parlamentare, non hanno legittimazione personale popolare, poichè non sono eletti dal Popolo ma debbono la loro carica ai pochi capi-partito ed il legittimo ossequio dovuto, ne mina l'indipendenza.

Si vogliono sfoltire i processi? E allora una bella sforbiciata ai riti, alle leggi e leggine ed una "epocale" immissione in campo di uomini e di mezzi , perché di questo abbiamo bisogno. Certamente queste riforme di organizzazione, non regalerebbero ai governanti una citazione nei libri di diritto, ma noi utenti ed operatori del diritto, gliene saremmo grati. E invece si costruisce un'alternativa alla giurisdizione (mediazione) senza garanzie per i cittadini, che dovranno obbligatoriamente ricorrervi privi di adeguata tutela, in un percorso ad ostacoli nell'accesso alla giurisdizione, con aumento di costi per ottenere risposta alla domanda di giustizia.

E allora ognuno veda quel che vuole vedere: io vedo un paese impaludato in una crisi morale, sociale ed economica che vorrebbe fare qualcosa ma aspetta qualcuno che lo chiami, che lo arruoli, che gli dia delle garanzie o che gli spieghi cosa sta accadendo. Accade che dobbiamo difendere i nostri bei pezzi di Istituzioni come il Parlamento, la Presidenza della Repubblica, la Corte Costituzionale, l'Università, le nostre garanzie, l'indipendenza dei poteri, la terzietà del giudice, la libertà di stampa, la dignità del lavoro, la Scuola Pubblica, la cultura , gli ospedali. E, quando si parla di istituzioni, non dobbiamo difendere gli inquilini che abitano in tali edifici, ma le garanzie che incardinano quegli edifici. Certamente vi sono meccanismi da correggere.

Ma tutte queste "chiacchiere" sono le cose che hanno reso l'Italia una democrazia. Sospirare non serve, occorre mobilitarsi ; noi con i nostri dubbi, la nostra sommessa speranza in un paese in cui il domani è un pensiero in affanno, noi con gli errori che faremo, ma che daranno la possibilità forse ai nostri figli, di diventare migliori. Oggi è il nostro turno. Difendiamo le istituzioni che funzionano, le garanzie, la certezza del diritto, il principio di eguaglianza. Raccontatelo ai tunisini o ai libici; a chi ha deciso che era meglio un niente in libertà, che un niente imposto dall'alto. Certo, lì è in discussione la conquista della libertà di pensiero, di parola, di azione. Qui si tratta di proteggerle quelle libertà, pensando bene a cosa rispondere, quando i nostri nipoti ci chiederanno : "Tu dov'eri?"

*avvocato

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