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Disabilità, coscienza civile e la lezione in treno di una donna anziana

Alcune riflessioni dello psicologo Vito Mauro Brugnola su un recente episodio di cronaca riportato dai social

Gli scorci di vita quotidiana non di rado offrono spazi, sguardi e comportamenti degni di essere raccontati. L’input arriva dal fumettista Matteo Bussola il quale ha postato sul suo profilo social il racconto di un episodio, di cui è stato testimone, che ha visto un passeggero di un treno offendere un ragazzo disabile, salito sullo stesso vagone.

Stando al racconto del fumettista, tutto sarebbe scaturito dalla “disattenzione” del passeggero normodato, il quale ha riposto i propri bagagli nello spazio riservato ai disabili finché non è stato invitato dal controllore del convoglio a spostare l’ingombro per permettere ad un disabile di collocarsi con la sua carrozzina.

Infastidito, il passeggero avrebbe ubbidito al controllore per poi fissare il ragazzo sulla sedie rotelle ed allontanarsi bofonchiando: “Perché questi non se ne stanno a casa invece di andare in giro”. Davanti a questa scena poco edificante di incivile crudeltà, il passeggero sarebbe stato richiamato da una signora di circa settanta anni che, con fare diretto e severo, lo avrebbe sgridato circa il suo commento, dicendogli che avrebbe fatto meglio a non ripetere certi comportamenti in futuro.

Vito Mauro Brugnola-3La storia si è chiusa nel migliore dei modi, con il dispiacere sincero dell’uomo in questione, che si auto definito un “imbecille”, e tanto di sentite scuse verso il ragazzo diversamente abile, il quale avrebbe poi risposto in modo scherzoso. Una bella scena di pentimento in cui ha vinto la solidarietà, ed il senso di fratellanza ha spazzato via l’appiccicosa sensazione di intolleranza ed omertà.

La sensibilità verso le molteplici disabilità, con cui spesso veniamo a contatto, ha fatto enormi passi avanti nel corso dei decenni, tanto che chi sembrava diverso, debole e sfortunato, qualche generazione addietro, oggi viene valorizzato, esortato ed accompagnato nell’affrontare nel migliori di modi la propria esistenza.

Più passa il tempo e più ci rendiamo conto che anche la parola “disabile” sia incredibilmente riduttiva e stigmatizzante nel descrivere le difficoltà (e le peculiarità) che una persona può avere a livello fisico, motorio, sensoriale, psichico e via dicendo. Le personalità di tutti gli individui sono straordinarie, basta avere un occhio attento per percepirle, e le innumerevoli campagne di sensibilizzazione, supportate dalle associazioni, non fanno altro che orientarci verso questo percorso virtuoso.

Anche a Brindisi sono attive tante associazioni, che da anni si sono unite in una Rete delle Disabilità per far sentire la propria voce a referenti istituzionali di tutti i livelli e trovare una risposta in quella domanda provocatoria che per un po’ di tempo ha capeggiato sui tabelloni pubblicitari con lo spot “Disabile a chi?” Non sappiamo chi sia il disabile ma quello che è certo è che da oggi c’è un “imbecille” in meno grazie al coraggio e alla grinta di una nonnina che su un treno ha dato una lezione a tutti i suoi vicini di posto.

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