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"Non solo discriminazione, ma consolidato metodo di selezione"

L’annuncio lavorativo con la dicitura “cerco professionalità, non cerco ragazze grasse…” ha sollevato l’indignazione della rete

L’annuncio lavorativo con la dicitura “cerco professionalità, non cerco ragazze grasse…” ha sollevato l’indignazione della rete, scatenando una moltitudine di valutazioni e accuse. A distanza di 24 ore risulta più semplice effettuare una sana analisi dell’accaduto, a mente fredda si riesce a dominare meglio la pancia, si perderà forse l’ondata emotiva del web, ma ne gioverà senza dubbio l’equilibrio di giudizio.

Diciamolo subito senza mezzi termini: un annuncio scritto in questi termini è sbagliato. Una proposta lavorativa dovrebbe rispettare educazione, buon gusto e un linguaggio formale, cosa che non è avvenuta. La “grossezza” in gergo medico viene denominata “condizione di sovrappeso” (nei casi lievi) o obesità nei casi in cui l’Indice di massa corporea superi un certo valore. Quindi c’è modo e modo di descrivere uno stato fisico.

Un’analisi più approfondita consente di valutare se tale messaggio è erroneo sia nel metodo comunicativo che nel contenuto: qui le certezze vengono meno. In effetti se d’impulso possiamo discutere su quanto sia ingiusto precludere un incarico ad una persona, in virtù delle sue caratteristiche fisiche, dall’altra parte non possiamo ignorare che sia quotidiano l’imbattersi in proposte lavorative segnate dalla dicitura “cercasi figura di bella presenza”.

Davanti a questa formula pochi obiettano (pur ribadendo sostanzialmente quanto richiesto dal superficiale annuncio prima citato) e molti accettano le regole del gioco cercando di mostrare professionalità, estetica e buon gusto. In effetti, difficilmente montano ondate di protesta davanti a film, serie televisive e programmi dominati da conduttori e protagonisti di “bella presenza”.

Anche il reality show “Grande Fratello” icona della nostra società e partito ieri, in data 18 aprile, annovera tra i suoi inquilini, esclusivamente personaggi che rientrano in uno statico e artificiale valore estetico. La stessa situazione la si ritrova in molteplici contesti lavorativi: dagli assistenti di volo, donne e uomini, che tanto utilizziamo e apprezziamo, sino ai commessi impiegati nei negozi dei centri commerciali.

Quindi, più che di discriminazione fisica, possiamo parlare di un consolidato (e discutibile) costume  di selezione del personale, che accettiamo quotidianamente senza drammi e furori. Provocatoriamente, ben venga l’annuncio scorretto del nostro pasticciere, se questo serve a indurre una profonda e duratura analisi sul peso eccessivo dell’estetica fisica, purché non si limiti a pura indignazione da tastiera verso lo sbaglio di un singolo.

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