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I cortocircuiti della mente e il benessere perduto (di Vito Brugnola)

Questo articolo si pone come introduzione per una serie di appuntamenti su BrindisiReport finalizzati alla consapevolezza della nostra mente, al corretto riconoscimento dei nostri stati psicologici ed all'elaborazione delle nostre peculiarità personali che, se non riconosciute prontamente, possono minare il nostro senso di benessere

Questo articolo si pone come introduzione per una serie di appuntamenti su BrindisiReport finalizzati alla consapevolezza della nostra mente, al corretto riconoscimento dei nostri stati psicologici ed all’elaborazione delle nostre peculiarità personali che, se non riconosciute prontamente, possono minare il nostro senso di benessere. Con l’articolo odierno parleremo della preoccupazione eccessiva e delle sue origini, mentre, negli appuntamenti successivi, vedremo tante storie reali di persone che hanno trovato od affrontato degli impedimenti che hanno caratterizzato parte della loro vita.

Tutti quanti, sia che siamo studenti, lavoratori o genitori, ci troviamo ad affrontare eventi non positivi che interferiscono con i nostri desideri e le nostre aspettative. Una spesa imprevista che ridimensiona il budget familiare, delle incomprensioni col proprio partner, e potremmo continuare all’infinito, fanno parte di una vastissima gamma di accadimenti capaci d’influenzare oltremodo il giudizio finale che effettuiamo involontariamente prima di andare a letto concludendo la nostra giornata.

Tali valutazioni hanno un forte impatto sulle nostre emozioni, in quanto regolatrici del tono dell’umore, e della nostra volontà nel superare i nostri limiti ogni giorno. La “sofferenza emotiva” si delinea con una serie di emozioni quali rabbia, tristezza e paura, che influenzano in modo eccessivo i nostri agiti con conseguenze attivanti circoli viziosi non sempre facili da interrompere. Alla base di un torto subito, un’incomprensione, o un obiettivo non raggiunto, che ci spingerà ad effettuare azioni poco edificanti, la forza motrice responsabile del diffuso senso di inquietudine è la mancanza dell’accettazione.

Il lettore potrà pensare che l’accettazione sia sovrapponibile alla rassegnazione, ma in realtà nella prima esperienza si creano i presupposti per un adattamento all’evento avverso, nella seconda vi è un atteggiamento passivo senza possibilità di riscatto. Ma quindi, cosa si dovrebbe accettare? L’ineluttabile? Il torto? Un abbandono? In realtà ogni situazione porta con sé dei costrutti psicologici che trascendono dall’evidente fenomenologia.

Quando due persone interrompono la loro storia d’amore (soprattutto se la decisone è unilaterale), il partner maggiormente ferito proverà la sofferenza dovuta ad uno scopo compromesso, all’evitamento dei propri stati emotivi e al rifiuto delle imprescindibili regole statistiche, su successi ed insuccessi, facenti parte dell’universo. Un vortice d’insicurezza, paure per la propria incolumità ed identità, sono le conseguenze tangibili della mancata accettazione verso gli eventi vitali.

Cambiando ambito e spostandoci ad esempio negli ambienti lavorativi, la mancanza di armonia tra i vari colleghi spesso è riconducibile ad una serie di compromissioni dei propri scopi personali, che cercano giustizie sommarie tramite piccoli dispetti o soprusi. Cosa fare per evitare di cadere in certe trappole mentali? Le ricerche convergono nell’affermare che inconsciamente risolviamo molti dei nostri conflitti intrapsichici rendendoci conto che avevamo creato dei castelli in aria, dissoltisi nel momento in cui abbiamo raggiunto ciò che volevamo (es. ansia eccessiva pre-esame, o nell’affrontare un evento che creava angoscia al sol pensiero), oppure ridefinendo i nostri scopi esistenziali (cambiando i nostri standard).

Infine quando queste strategie non funzionano, rinunciamo allo scopo sotteso (es. rendersi conto che la persona desiderata non è di nostra proprietà oppure comprendere che uno screzio o un litigio con una persona non può portare alla rivalutazione del nostro valore personale). Riassumendo, gli eventi che ci accadono sono suscettibili della nostra interpretazione, essendo rivestiti di significati di cui non sempre siamo coscienti. Escludendo i pochi casi su cui non vi è realmente una via d’uscita, tendiamo a creare un “vestito su misura” alle nostre esperienze con pensieri straordinariamente potenti simili a quelli dei bambini che, giocando una partita di calcio in piazzetta, si vedono proiettati a campioni del mondo!

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