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Mercoledì, 17 Aprile 2024
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A cura di Blog Collettivo

"L’elezione del presidente della Repubblica non è una operazione da Palazzo"

Non può certo essere caratterizzato da una visione totalitaria che mira al cuore della democrazia attaccando la libertà di stampa che si vorrebbe sottomessa

Nell’aprile del 2002 i mezzi di informazione riportarono le dichiarazioni rese nel corso di una conferenza stampa, durante una visita ufficiale in Bulgaria, del presidente dal Consiglio del tempo, il quale senza freni e con chiara volontà confessoria, parlando della Rai disse: «L’uso che Biagi…Come si chiama quell’altro? Santoro…Ma l’altro? Luttazzi…Hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga». 

Nel corso del nefasto ventennio fascista, un altro presidente del consiglio disse: “In un regime totalitario…, la stampa è un elemento di questo regime, una forza al servizio di questo regime.” Trova la differenza: chi ha detto cosa! Oggi quel presidente del consiglio si propone per essere eletto Presidente della Repubblica. 

Nella discussione in Costituente, il presidente Ruini, a proposito del ruolo e delle funzioni del presidente della Repubblica disse: “ nel nostro progetto, il presidente della Repubblica non è l'evanescente personaggio, il motivo di pura decorazione, il maestro di cerimonie..il presidente della Repubblica rappresenta ed impersona l'unità e la continuità nazionale, la forza permanente dello Stato al di sopra delle mutevoli maggioranze. È il grande consigliere, il magistrato di persuasione e di influenza, il coordinatore di attività, il capo spirituale, più ancora che temporale, della Repubblica….”.  

Il presidente della Repubblica, dunque, non può certo essere caratterizzato da una visione totalitaria che mira al cuore della democrazia attaccando la libertà di stampa che si vorrebbe sottomessa, ossequiosa verso il potere e servile; non può impersonare il più alto momento divisivo della storia repubblicana degli ultimi decenni perché invece deve rappresentare l’unità nazionale; i Costituenti non lo vollero neanche “maestro di cerimonie”, un intrattenitore da avan spettacolo, perché lo immaginarono uomo saggio e punto di riferimento ascoltato ed autorevole della Politica.

I partiti presenti in Parlamento sono chiamati ad un ruolo fondamentale nella scelta di chi dovrà rappresentare l’unità nazionale e devono sapere che da questa scelta dipende anche la loro stessa ragione di esistere.

L’elezione del presidente della Repubblica non è una operazione da Palazzo, chi pensasse questo  commetterebbero un grave errore di valutazione: costituisce invece, il massimo momento di coesione con l’intero Paese.

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