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A cura di Blog Collettivo

L’impatto dell’emergenza energetica e il caso Torchiarolo

A livello nazionale forte peggioramento dell’indice della transizione energetica Ispred nel secondo e terzo trimestre del 2022. Intanto le centraline Arpa hanno segnalato il 21 dicembre, a Torchiarolo, il superamento del tetto annuale di 35 giorni oltre i 50 microgrammi al metro cubo di polveri sottili PM10

L’Analisi Enea del sistema energetico italiano per il II e III trimestre dell’anno evidenzia un forte peggioramento dell’indice della transizione energetica Ispred (-60% nel III trimestre). “Il forte calo dell’indice Enea-Ispred è da collegarsi in particolare al peggioramento della componente decarbonizzazione, scesa al valore minimo della serie storica”, dice Francesco Gracceva, il coordinatore dell’Analisi trimestrale Enea. “In questo scenario – continua – l’obiettivo europeo di riduzione delle emissioni del 55% al 2030 potrà essere raggiunto solo se nei prossimi otto anni riusciamo a ottenere una riduzione media annua di quasi il 6%”.

Calano i consumi di energia, ma crescono le emissioni

Cosa è accaduto, con il nuovo ricorso alle fonti fossili causato dall’emergenza energetica “di guerra”? Enea elenca i segnali di criticità emersi dall’analisi nazionale: nei primi nove mesi dell’anno, mentre i consumi di energia sono risultati sostanzialmente fermi, “con la previsione di un calo dell’1,5% sull’intero 2022”, le emissioni di CO2 sono invece cresciute del 6%, con una stima di aumento di oltre il 2% a fine 2022. Enea aggiunge che “a fronte del maggiore ricorso alle fonti fossili che stanno quasi tornando ai livelli pre-pandemia (+8% petrolio e + 47% carbone) e di una riduzione del 3% dei consumi di gas, le rinnovabili hanno registrato un calo dell’11%, dovuto a una riduzione dell’idroelettrico che l’aumento di solare ed eolico non è riuscito a compensare”.

Crescita di solare ed eolico, cala l’idroelettrico

Più nel dettaglio, nei primi nove mesi del 2022 i consumi di petrolio a fine anno, prevede Enea, torneranno non lontani dai livelli del 2018. “In forte calo invece i consumi di gas naturale (-3% nei nove mesi, -8% nel III trimestre) e di fonti rinnovabili, in calo costante dell’11% circa in tutti e tre i primi trimestri dell’anno. Secondo l’analisi trimestrale Enea-Ispred, “la performance delle rinnovabili è stata influenzata negativamente dalla significativa riduzione dell’idroelettrico (-25% rispetto al minimo degli ultimi 15 anni), non compensato dall’aumento del 9% di eolico e solare nei primi nove mesi dell’anno, ai massimi storici nel periodo con una quota del 16,3% sulla richiesta di energia elettrica e un picco del 21,7% ad aprile”.

Torna a galla il “caso Torchiarolo”

In questo scenario, le centraline di Arpa Puglia che registrano le emissioni nel territorio regionale, hanno segnalato  21 dicembre a Torchiarolo il superamento del tetto annuale di 35 giorni oltre i 50 microgrammi al metro cubo di polveri sottili PM10. Il 21 dicembre, nella cittadinila del sud Brindisino ai confini con la provincia di Lecce, alla centralina di via Don Minzoni è stata raggiunta infatti quota 36. Sembravano lontani gli anni in cui a Torchiarolo i livelli di PM10 erano simili e talvolta superiori a quelli segnalati nel rione Tamburi di Taranto, tanto da indurre l’Arpa a condurre apposite campagne di rilevamento con mezzi mobili e installazioni di sensori fissi, e la Regione Puglia a stabilire contromisure per abbattere le emissioni domestiche nel centro urbano. (Nella foto in basso, i dati rilevati dalle centraline di Arpa Puglia in provincia di Brindisi)

ARPA Puglia - Torchiarolo

Infatti le indagini straordinarie avevano stabilito che i picchi di PM10 erano a carico soprattutto dell’impiego di legna da ardere nelle stufe e nei caminetti domestici, e in misura non rilevante invece alle attività della vicina centrale termoelettrica Enel e al traffico dei veicoli (Torchiarolo è a ridosso della superstrada 613 Brindisi-Lecce). Nella centrale di Cerano – dove tuttavia il minerale viene stoccato in dome stagne - la produzione di energia elettrica da carbone ha avuto una forte ripresa solo negli ultimi due-tre mesi del 2022 per via della guerra russo-ucraina, quindi il superamento del tetto delle emissioni annuali di PM10 pone lo stesso dilemma del passato, visto che i superamenti si sono accumulati nel corso dell’intero anno (il 30 giugno, ad esempio, in via Don Minzoni si registravano già 26 superamenti).

La centralina Arpa di via Don Minzoni a Torchiarolo

E pone anche la stessa domanda: perché nella vicinissima San Pietro Vernotico il limite raggiunto al 21 dicembre era di 14 soli superamenti? Pur considerando anche le giornate condizionate dalle polveri sahariane trasportate in quota dai venti dei quadranti meridionali, il dubbio non viene sciolto. Dipenderà dalla ormai famosa centralina di via Don Minzoni (foto in alto) e dalla sua collocazione, visto che le altre due centraline installate dall’Arpa negli anni scorsi, in via Fanin e a Lendinuso sulla costa, il 21 dicembre registravano quote rispettivamente di 6 e 8 superamenti annuali? La risposta è difficile, e spetta all’agenzia di tutela ambientale e al Comune di Torchiarolo. Per la cronaca, la centralina di via Machiavelli – Tamburi a Taranto registrava al 22 dicembre solo 6 superamenti annui. 

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