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Emergenza Xylella, tra vecchi errori e nuove strategie e direttive

Il punto sulla situazione, dallo spostamento dell'area cuscinetto alla modifica delle prescrizioni della Ue

Le foto sono del repertorio Ansa

Le grandi calamità causate da patogeni infettivi, sia quelle epidemiche che colpiscono l'uomo che quelle epifitiche che interessano il regno vegetale, si rassomigliano tutte nel loro decorso. Se non contrastate tempestivamente ed efficacemente il contagio tende a diffondersi e dilagare con rapidità, trasformandosi presto in pandemia e provocando ingenti perdite e danni incalcolabili a livello economico e sociale. Così, per fare un esempio, vale la pena ricordare l’epidemia di Spagnola di un secolo fa che causò la morte di milioni di persone nel mondo ed altrettanto similmente l’epifitia di Fillossera che distrusse in toto i vigneti europei.

La Puglia, allo stato attuale, vanta un triste primato, quello di essere stata colpita da due eventi calamitosi in tempi successivi, ma al momento sovrapposti: la Xylella, il temibile batterio che in pochi anni ha decimato gli oliveti di gran parte delle province di Lecce, Brindisi e Taranto, ed il virus Sars-CoV-2 (Covid-19), il Coronavirus che tiene in allarme tutta la popolazione mondiale, fortemente angosciata per gli effetti esiziali della sua diffusione.

Per limitare la perdita di vite umane a causa dell’attuale pandemia da Sars-CoV-2, propagatasi con estrema velocità, le misure di profilassi hanno avuto una omogenea attuazione operativa su tutto il territorio nazionale, ma anche da parte degli altri stati colpiti dal virus. Non essendoci una cura specifica, per limitare la letale azione del virus, le azioni di contrasto hanno trovato fondamento nei principi classici delle patologie da quarantena: distanziamento sociale, quarantena dei soggetti contagiati o presunti tali, sanificazione dei luoghi pubblici ed altri specifici interventi di igiene personale.

Xylella (Ansa)-2

Covid-19 e Xylella: strategie a confronto

Tali misure, in atto da alcuni mesi, hanno costretto l’intera economia del pianeta ad un fermo quasi totale con un conseguente blocco dell'attività commerciale, le cui conseguenze hanno comportato enormi danni sul piano occupazionale e della produzione. Tuttavia, si iniziano a constatare i primi risultati della profilassi internazionale: al momento, la pandemia risulta in fase di contenimento in Europa ed in Cina, dove le misure di contrasto sono state applicate con rigore e responsabilità da parte di ogni governo.

Dal confronto, nel nostro paese, delle strategie adottate per contrastare i due diversi eventi infettivi sono emersi, per i rispettivi ambiti, alcuni elementi interessanti che hanno determinato una differenza sostanziale nel comportamento dei cittadini e degli enti preposti ad intervenire per scongiurare la diffusione del contagio. Mentre nel caso dell’epidemia Covid-19 c’è stata una totale ed incondizionata fiducia da parte della popolazione nelle indicazioni fornite dalla scienza e nelle azioni attuate con scrupolo dagli operatori del Ssn; nel caso della Xylella non vi è stata la stessa condotta unanime.

Anzi si è giunti con largo seguito a contestare, anche violentemente, le determinazioni dei ricercatori e degli scienziati sulle origini della fitopatia e le decisioni degli organismi istituzionali, adottate per contenere il contagio, fino al punto da richiedere l'intervento della magistratura penale che ha impedito l'estirpazione delle piante infette e di quelle comprese in un raggio di 100 metri dalle stesse, come previsto dalle norme europee e nazionali. I risultati delle rispettive azioni di contrasto sono evidenti: il contenimento del contagio in tutte le regioni ed il passaggio alla fase due, relativa alla riapertura delle attività economiche, per Sars-CoV-2; una progressiva diffusione del contagio dopo ben sette anni, durante i quali non sono state mai attuate pedissequamente le misure di contrasto al batterio, come disposto dalle norme vigenti, per Xylella fastidiosa.

Xylella 3 (Ansa)-2

L’efficacia dell’espianto tempestivo

La diffusione della fitopatia è stata favorita dal comportamento di alcuni cittadini, enti ed associazioni che, in contrapposizione alle indicazioni scientifiche ed alle prescrizioni del Servizio fitosanitario regionale, ha impedito o rallentato l’attuazione delle misure di profilassi. Al riguardo, è sufficiente ricordare come in alcune circostanze, per le quali si è proceduto con tempestività e diligenza all’estirpazione degli alberi di olivo infetti e di quelli nel raggio di 100 metri (previsto in normativa), la diffusione del batterio Xylella fastidiosa è stata frenata. Un primo caso da citare riguarda l’estirpazione immediata, all’alba del 26 ottobre 2016, dell’albero di olivo ubicato nel distributore di benzina, sulla strada statale 379 per Bari. In quell’occasione sono state abbattute, oltre alla pianta infetta, anche quelle sane presenti nel raggio di 100 metri. Un altro caso analogo è avvenuto per l’olivo in agro di Martina Franca, dove nel mese di novembre 2016 è stato accertato, dal monitoraggio, un olivo infetto.

Anche in tale occasione l’espiantato è stato tempestivo. In entrambi i casi l’aver abbattuto senza esito le piante infette ha bloccato o rallentato l’avanzata della malattia ad oggi. È questa la logica del principio di eradicazione dei patogeni: fare terra bruciata intorno al focolaio d’infezione. Il sacrificio oggi di 10, 100 o più piante per salvare le altre. Viceversa, quando l’estirpazione non è stata effettuata con tempestività come nel caso di Oria, esiste l’evidenza che il contagio da Xylella negli oliveti confinanti ha avuto un decorso più veloce.

Il cambio di status fitosanitario

Ancor più grave appare il cambio di status fitosanitario, attuato per legge dall’Unione Europea. Infatti, lo spostamento delle linee di confine della zona di contenimento a nord, comporta l’inclusione della zona, o di una parte della zona, in precedenza definita cuscinetto. In tal modo, le piante infette ricadenti nella ex zona cuscinetto e quindi soggette ad abbattimento, unitamente a quelle sane nel raggio di 100 metri, con lo spostamento in direzione nord del confine rientrerebbero nella zona di contenimento e quindi sarebbero abbattute soltanto quelle infette e non anche le circostanti.

Prima facie, si potrebbe pensare che in tal modo si salverebbero le piante ospiti sane, situate nel raggio di cento metri intorno alla pianta infetta, che non sarebbero più soggette all’abbattimento. Di fatto, anche se le piante risultano sane alle analisi, non si ha facilmente la certezza dell’assenza del contagio, in quanto l’assenza di sintomi, il tempo d’incubazione, la probabilità di cogliere il ramoscello giusto con l’inoculo, la sensibilità del test di rilevazione, non contribuiscono a dare le garanzie necessarie per affermare con sicurezza lo stato sanitario esente dal batterio.

Xylella 4 (Ansa)-2

La riduzione del raggio di abbattimento

Il contagio di Xylella, in zona di contenimento, dove si estirpano solo le piante risultate infette, continua a diffondersi attraverso il vettore (Philaenus spumarius), che succhiando linfa grezza dalle piante contagiate, ma ancora non rilevate dal monitoraggio, acquisisce il batterio e lo trasmette alle piante sane. È quanto accaduto ad Oria, dove per non abbattere alcune decine di piante è stato infettato tutto il territorio comunale e quello degli agri limitrofi. Se invece, in virtù del principio di precauzione, fossero state abbattute tutte le piante positive e le piante ospiti ricadenti nel raggio di cento metri da quelle malate, molto probabilmente il vettore non avrebbe più trovato quel potenziale d’inoculo permanente degli olivi infetti e non estirpati: i casi di Ostuni e Martina Franca confermano la validità del principio.

Un raggio di cento metri intorno alla pianta infetta fa paura agli agricoltori, che traducendolo subito in ettari e numero di piante percepiscono la dimensione dei numeri: un territorio di circa 3 Ha e 14 are ed oltre 300 piante, con sesto d’impianto tradizionale, da abbattere. Per questo motivo, anche se tecnicamente il raggio di cento metri ha una base teorica scientifica, l’Unione Europea si appresta a modificare la Decisione di esecuzione 2015/789. Il raggio intorno alla pianta infetta passerà da 100 a 50 metri, rendendo più realizzabili le misure di eradicazione che, allo stato, rappresentano l’unica vera arma contro Xylella fastidiosa.

Le altre modifiche alla direttiva Ue

Tra le altre modifiche della Decisione, sarebbe prevista l’espunzione della pianta di vitis vinifera dalla lista delle piante suscettibili di infezione al ceppo CoDiRO di Xylella fastidiosa, con gran sollievo dei vivaisti che finalmente possono tornare ad essere una parte trainante dell’economia agricola salentina. Infine, nella zona cuscinetto sarà possibile, a fini scientifici, non rimuovere gli alberi infetti, presenti nei siti di piante con particolare valore culturale e sociale. In tal modo si potrà approfondire la sperimentazione del sovrainnesto con cultivar resistenti/tolleranti per sottrarre momentaneamente all’abbattimento gli olivi monumentali.

Ma non bastano le soluzioni previste dalla modifica della Decisione UE 2015/789 per contrastare la fitopatia, è necessario essere tempestivi nell’attuazione di tutte le misure fitosanitarie, soprattutto per quel che concerne le lavorazioni meccaniche primaverili per contenere le popolazioni del vettore e, nel periodo estivo il controllo chimico del vettore.

Uliveto salentino devastato dalla Xylella 2-2

La nuova diagnostica

Interessante, per quanto riguarda la tempestività diagnostica appare il metodo Redox (Remote Early Detection of Xylella), dal progetto omonimo proposto e coordinato dal Distretto tecnologico aerospaziale (Dta), finanziato dal Ministero dello Sviluppo economico, valido a rilevare a distanza le piante infette da Xylella. Attraverso sensori digitali iperspettrali, montati su satellite, aereo o drone e piattaforme terrestri saranno acquisiti i dati tele-rilevati riguardanti l’individuazione delle piante di ulivo infettate da Xylella fastidiosa, prima ancora della manifestazione sintomatica, su aree estese, anche sull’intera regione. Il sistema è stato messo a punto per identificare precocemente i nuovi focolai, consentendo in tal modo di concentrare in maniera efficace il monitoraggio nelle aree che abbiano manifestato criticità.

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Ma alla base di tutto è necessario potenziare la ricerca scientifica, perché Xylella fastidiosa, sottospecie Pauca, ceppo CoDiRO, circola ancora liberamente, convivendo con la vegetazione esistente e privilegiando l'olivo nell’azione di colonizzazione, per cui solo la scienza potrà preservare i nostri monumenti vegetali, unici al mondo nel loro genere.

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