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Massimo D'Alema

Massimo D'Alema

Emiliano dopo Vendola? L'investitura non basta, ci vogliono altri competitori

Qualche giorno fa, per la precisione lunedì, c’è stata in Puglia una manifestazione politica che può segnare una svolta o restare un fuoco fatuo. Parlo dell’iniziativa con D’Alema che ha visto la partecipazione di alcune centinaia di persone, vecchi e giovani, donne e maschi, ex di tanti partiti e “nativi” del Pd, che si sono riuniti sia per manifestare affetto e solidarietà all’ex premier sia per prendere impegni per il futuro. D’Alema, come avrete visto dalle cronache, è stato molto efficace, ha parlato di Sud e di Europa, ha detto le ragioni profonde del sostegno a Bersani, ha indicato nel rinnovamento del partito e nel suo legame con il territorio la nuova frontiera sulla quale si sente molto impegnato. I resoconti di quella assemblea si sono concentrati, però, quasi esclusivamente sul destino di Michele Emiliano che D’Alema vedrebbe bene alla guida della regione dopo Vendola.

Qualche giorno fa, per la precisione lunedì, c'è stata in Puglia una manifestazione politica che può segnare una svolta o restare un fuoco fatuo. Parlo dell'iniziativa con D'Alema che ha visto la partecipazione di alcune centinaia di persone, vecchi e giovani, donne e maschi, ex di tanti partiti e "nativi" del Pd, che si sono riuniti sia per manifestare affetto e solidarietà all'ex premier sia per prendere impegni per il futuro. D'Alema, come avrete visto dalle cronache, è stato molto efficace, ha parlato di Sud e di Europa, ha detto le ragioni profonde del sostegno a Bersani, ha indicato nel rinnovamento del partito e nel suo legame con il territorio la nuova frontiera sulla quale si sente molto impegnato. I resoconti di quella assemblea si sono concentrati, però, quasi esclusivamente sul destino di Michele Emiliano che D'Alema vedrebbe bene alla guida della regione dopo Vendola.

L'endorsement c'è stato ma il contesto merita di essere analizzato. Il contesto è stato quello della critica al leaderismo e del riformismo dall'alto, le due malattie che hanno afflitto la sinistra anche in Puglia. E' bene partire da qui per porre alcune questioni. La prima riguarda quel che dovrà accadere se e quando Nichi lascerà. E' bene che il processo democratico sia lineare e trasparente e che la candidatura di Emiliano sia contendibile. Fa bene a lui e fa bene alla Puglia. Non siamo infatti di fronte a una investitura insindacabile. D'Alema ha anche detto maliziosamente a Emiliano che la forza di una proposta che potrebbe vedere un esponente del Pd succedere a Vendola sarà tanto più pesante se il Pd avrà nelle primarie prossime un risultato eccellente anche in Puglia. Cioè la vittoria di Bersani in Puglia può aiutare la candidatura di un esponente del partito per la presidenza della regione.

Credo che il nome di Emiliano sia molto forte ma credo anche che vadano esplorate anche altre strade per dare la sensazione che non siamo di fronte a un fatto dinastico ma a una selezione affidata alla competenza, al consenso e al merito. Sarebbe interesse di tutti e anche di Emiliano se le primarie che dovranno decidere chi potrebbe guidare la regione per impedire che ci vadano le destre vedano in campo esponenti politici di centro-sinistra, ma anche personalità del mondo della cultura. Credo , per esempio, che il magnifico rettore dell'università di Bari, Corrado Petrocelli, sia un nome spendibile per costruire nuove ipotesi di governo. Tuttavia questa gara per la guida della regione avrà bisogno di un vero scatto in avanti che deve fare centro sulla rinascita del partito politico.

In fondo quella platea così seria e entusiasta e quel discorso di D'Alema hanno un senso se portano come conseguenza non l'annichilimento di questa ricchezza dentro leadership precostituite ma servono a creare una nuova potenza politica, un vero partito di massa, più leggero dei partiti tradizionali ma sufficientemente pesante da dare voce alle diverse comunità e alla necessità di organizzare la democrazia. D'Alema ha preso lunedì un impegno. Ha detto che vuole esserci in questa battaglia e ha ricordato quando rinnovò il Pci di cui era divenuto segretario regionale. In questi anni la sua attenzione verso il fattore-partito è stata assai bassa e tutti trarrebbero beneficio se nella nuova fase della sua vita politica riprendesse quella volontà di costruttore di forza di un soggetto politico.

Perché questo è il punto oggi: non si combatte l'antipolitica civettando con essa ma costruendo potenze politiche che sappiano attirare interesse e partecipazione e abbiano un retroterra culturale forte e ben strutturato. Non bisogna però aspettarsi che questo lavoro lo faccia D'Alema o solo D' Alema. E' un progetto che deve vedere coinvolti tanti protagonisti vecchi e nuovi perché senza questa idea della centralità del soggetto politico ogni operazione di rinnovamento è destinata a crollare. I leader servono e serviranno ma quello di cui c'è bisogno oggi è di avere leader capaci di entrare in connessione sentimentale con la propria gente. In fondo è quel che ha fatto Obama che prima di essere presidente, prima di essere leader è stato costruttore del partito a Chicago.

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