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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Emiliano, Ferrarese (e forse Amati): prove di alleanze senza avversari

A furia di andare oltre il Novecento alcuni homines novi della politica pugliese stanno precipitando nel passato. Lette in sincronia le interviste di Michele Emiliano e di Massimo Ferrarese hanno un tratto comune. Sia il sindaco di Bari sia il suo prossimo rivale alla corsa per la presidenza della regione Puglia attualmente a capo della provincia di Brindisi, e c’è anche Fabiano Amati che scalda i muscoli, si fanno portavoce di un’inedita alleanza che dovrebbe comprendere quasi tutto lo schieramento politico. Si va dal Pd, all’Udc, a Fli, ai seguaci di Raffaele Fitto nel Pdl in rapida rottamazione, a Sel, all’IdV. Troppa grazia! Una straordinaria grande ammucchiata. Quel che viene alla luce da queste proposte è invece il grande ritorno di quel compromesso storico alla pugliese che sulle ceneri di Aldo Moro ha costituito il sogno di tutti i politici che si sono affacciati sulla scena della regione.

A furia di andare oltre il Novecento alcuni homines novi della politica pugliese stanno precipitando nel passato. Lette in sincronia le interviste di Michele Emiliano e di Massimo Ferrarese hanno un tratto comune. Sia il sindaco di Bari sia il suo prossimo rivale alla corsa per la presidenza della regione Puglia attualmente a capo della provincia di Brindisi, e c'è anche Fabiano Amati che scalda i muscoli, si fanno portavoce di un'inedita alleanza che dovrebbe comprendere quasi tutto lo schieramento politico. Si va dal Pd, all'Udc, a Fli, ai seguaci di Raffaele Fitto nel Pdl in rapida rottamazione, a Sel, all'IdV. Troppa grazia! Una straordinaria grande ammucchiata. Quel che viene alla luce da queste proposte è invece il grande ritorno di quel compromesso storico alla pugliese che sulle ceneri di Aldo Moro ha costituito il sogno di tutti i politici che si sono affacciati sulla scena della regione.

Al patto fra gli opposti era consacrato il dialogo fra D'Alema e Fitto, l'armonia che sognava Pinuccio Tatarella non si spingeva fino a immaginare alleanze innaturali ma evocava scenari altrettanto consociativi. E' evidente che in una situazione di crisi è bene mettere assieme le forze e tutti gli uomini di buona volontà. Se questo accrocco è sostenuto da un progetto che faccia capire che cosa si vuole far diventare la regione più eccentrica del Mezzogiorno, allora il cerchio si chiude virtuosamente. Tuttavia non può sfuggire il rischio politicista di questa conversione tardiva al nuovo compromesso storico. Innanzitutto sul tema che sta a cuore a Michele Emiliano. Tutto sta avvenendo non sulla base di linee di confronto programmatiche - voglio fare così così così - ma su quello della creazione della struttura di cemento che deve reggere l'impalcatura della leadership. Vorrei sommessamente ricordare che la patria del modello, diciamo così, carismatico-plebiscitario, cioè gli Usa, hanno nei partiti a forte vocazione identitaria la loro fonte di legittimazione poi confermata dalla primarie.

Reagan ma anche Obama sarebbero stati nulla se non fossero stati leader dei repubblicani, il primo, dei democrats, il secondo, rudemente contrapposti nel confronto elettorale. Quello che manca al compromesso storico alla pugliese è proprio questo, cioè fare qualcosa per chi ma anche contro chi. Il compromesso fra le forze politiche è una via d'uscita da una crisi grave che ha senso solo se prepara il terreno dell'alternanza. In questo senso è giusto e legittima fare la chiamata generale alle armi. Ma se invece diventa proposta politica che sostituisce e annulla la dialettica rischia di diventare immobilismo e anche trasformismo. I due competitors pugliesi, Emiliano e Ferrarese, con l'aggiunta del silente Amati, vogliono portare in maggioranza tutti gli elettori dei due schieramenti. Ma come è possibile?

Forse in questi anni siamo stati tutti d'accordo? Se invece queste proposte servono solo a guadagnare i consensi che stanno scappando, ma ne siete sicuri?, dal centro-destra allora la chiave moderna, questa sì non più novecentesca, sta nel portare quegli elettori da un'altra parte sulla base del disegno programmatico e di una nuova politica dell'alternanza. Tutto questo per dire che l'allargamento della solidarietà fra forze anche diverse è un bene se chiarisce gli orizzonti, è un male se confonde le acque. Per capirlo non bastano le biografie, anzi le autocelebrative autobiografie, dei candidati ma servono le idee. Sono sicuro che ci sono. Dobbiamo fare la caccia al tesoro per scoprirle o ce le volete graziosamente dire voi?

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