Giovedì, 28 Ottobre 2021
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A cura di Blog Collettivo

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Xylella, difesa degli uliveti e informazione

Intorno alle cause dell’epidemia che sta provocando il disseccamento degli alberi di ulivo in provincia di Lecce ed in un focolaio accertato nel comune di Oria (Br), con pericolo di diffusione in più ampie zone della Puglia, e sulle urgenti misure da adottare per contrastare la terribile malattia, è andata crescendo una gran confusione

Intorno alle cause dell’epidemia che sta provocando il disseccamento degli alberi di ulivo in provincia di Lecce ed in un focolaio accertato nel comune di Oria (Br), con pericolo di diffusione in più ampie zone della Puglia, e sulle urgenti  misure da adottare  per contrastare la terribile malattia, è andata crescendo  una gran confusione, complici alcuni organi di stampa che, fedeli al principio che un evento straordinario fa notizia ed incrementa le tirature, stanno sfruttando la situazione , non sempre fornendo una corretta informazione.   

A riguardo si distingue “Il Fatto Quotidiano”, da tempo impegnato in una campagna contro le determinazioni cui sono giunti diversi  Enti istituzionali e di ricerca pugliesi ( Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia, Corpo Forestale dello Stato, Cnr, Iamb, Università di Bari, etc. ), secondo le quali a provocare il disseccamento delle piante di ulivo è il batterio patogeno di quarantena “Xylella Fastidiosa”, importato dall’America.  

Partendo  da tale scoperta ed a seguito della continua evoluzione dell’epidemia il Commissario straordinario della Regione,  all’uopo delegato, ha approntato ( il 18 marzo 2015 ) un piano di interventi al fine di affrontare lo stato di emergenza, dichiarato con delibera del Consiglio dei Ministri in data  10 febbraio 2015.   Tali azioni, da attuare nelle zone già delimitate ( fascia di profilassi, zona cuscinetto, fascia di eradicazione, focolai puntiformi e di maggiore criticità ), prevedono una serie di misure, con i tempi di attuazione,  che vanno dalla eliminazione delle piante ospiti degli insetti (vettori) responsabili  della diffusione dell’agente patogeno,  al  trattamento fitosanitario per il controllo dei vettori  adulti negli  oliveti e frutteti, fino alla estirpazione delle piante infette.             

A confutare  tali misure il detto quotidiano, invece di dar voce a scienziati e tecnici di chiara fama per far luce sulla vicenda, ha ospitato con gran rilievo interventi di nessuna rilevanza  scientifica, adatti solo ad accrescere la disinformazione.  Si è andati da affermazioni  apodittiche quali “non c’è alcuna moria di ulivi: gli ulivi se curati con le buone pratiche agricole ritornano verdi e produttivi “ ( 31 marzo 2015 )  all’altra “che la Xylella produca dei disseccamenti  è noto, ma non sugli ulivi “ ( stesso giorno ), fino ad un confuso articolo ( 2 aprile 2015 ) dell’ex magistrato Gian Carlo Caselli in cui si riconosce che la Xylella fastidiosa provoca il disseccamento degli ulivi, ma in concorso con altri fattori,  “compresa la preesistente debilitazione delle piante colpite, dovuta ad un eccessivo sfruttamento agronomico (pesticidi), che ha consumato nel tempo l’humus di  quei terreni “ (sic! ).         

Si dimentica che questa è una malattia nuova, provocata da un agente patogeno di provenienza  americana,  come fu a suo tempo la fillossera, che decimò i vigneti  europei  fin quando non fu trovato l’antidoto.  Sulle reazioni, in generale,  dell’opinione pubblica  pugliese e segnatamente  salentina  di fronte all’epidemia da Xylella  consiglierei di rileggere i capitoli 31mo e 32mo de “ I Promessi Sposi “, laddove il Manzoni magistralmente descrive la situazione venutasi  a creare a Milano, a seguito della peste del  1630.            

Anche in quella triste circostanza si affermava  all’inizio che “ quella malattia non era peste, assolutamente no, per nessun conto: proibito anche di proferire il vocabolo “; che quel contagio fosse stato introdotto da  “un soldato  italiano al servizio di Spagna: fante sventurato e portatore di sventura “ ed ancora, come variante,  che  quell’ “unzione velenosa” fosse “ un ritrovato del cardinale Richelieu  per spopolar Milano ed impadronirsene  senza fatica “;  che le misure adottate dalle autorità per contrastare l’epidemia avessero provocato “ contro di esse  l’ira e la mormorazione del pubblico “, in particolare “ di quella parte di esso, che corre più facilmente  dai giudizi alle dimostrazioni  e ai fatti”, ed, infine, di come si fosse giunti  “a chiedere al cardinale arcivescovo, che si facesse una processione  solenne, portando per la città il corpo di San Carlo”….” Tre giorni furono spesi  in preparativi, l’undici di giugno, che era il giorno stabilito, la processione  uscì , sull’alba, dal duomo “.                                  

Ho ritenuto opportuno riportare alcuni brani del grande romanzo storico del Manzoni per dimostrare come le reazioni del  pubblico, di fronte ad eventi calamitosi inaspettati,  siano sempre, a distanza di secoli, le stesse, emotive ed irrazionali.    A coronamento, ora, ci manca solo che venga smontata a Brindisi la seconda colonna terminale della via Appia, per trasferirla e rimontarla con l’effigie del santo patrono sovrapposta in un paese del Salento, rimasto immune, per scongiurare la diffusione del contagio in quella realtà,  così come si fece nel  lontano 1666, quando si  innalzò nella piazza principale di Lecce la statua di S. Oronzo  sulla colonna brindisina sottratta coattivamente dalla naturale sede, per onorare il santo patrono e ringraziarlo per aver risparmiato Lecce e la Terra d’Otranto dalla epidemia di peste, che aveva seminato morte qualche anno prima nel regno di Napoli.                             

Al di là dei riferimenti storici, pur interessanti, e per tornare all’attualità ed allo stato di confusione , ancora presente nell’opinione pubblica, mentre sarebbe necessario poter contare sull’unità e la determinazione di tutti i soggetti  interessati  a debellare la grave  fitopatia in atto,  un’esigenza si fa più pressante  ed è quella che non si lasci la Regione Puglia ed i suoi organi scientifici e tecnici, pur meritevoli, a gestire da sola la preoccupante emergenza.  Tutta la collettività nazionale e comunitaria   deve farsi carico con maggiore impegno della complessa questione, in termini di mezzi e di uomini a disposizione delle zone colpite, e la comunità scientifica e tecnica, ai più alti livelli, è indispensabile che intervenga per chiarire ulteriormente,  in modo definitivo, natura e mezzi di lotta irrinunciabili per sconfiggere  l’epidemia .     

Qui  è in gioco, oltre all’economia di vaste aree del paese, un prezioso patrimonio arboreo irriproducibile, caratteristico del paesaggio agrario pugliese, costruito nei secoli con il lavoro ed il sacrificio di generazioni  e generazioni di lavoratori della terra.  A tutti noi, pertanto,  incombe il compito di salvarlo e tutelarlo, in rispetto delle volontà di quelli che ci hanno preceduto,  lasciandocelo in eredità. (Michele  Miraglia)                                                                                                                                                             

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       

     

                             

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