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Mesagne, le elezioni e la leggenda di Ermafrodito e Salmace

Così il centrosinistra mesagnese, con una operazione mai sperimentata sinora, racchiude in sé stesso tanto l’area di governo quanto quella dell’opposizione. Potremmo dire un “centrosinistra ermafrodito”.

Racconta, il Mito, di Ermafrodito figlio di Ermes e di Afrodite. Egli era bellissimo, e qui l’esempio non calza perfettamente, e si aggirava leggero e vacuo nei boschi della Licia. Quivi giunto incrociò un lago abitato dalla ninfa Salmace. Ella, pure bellissima (ma questo non risulta), pur respinta se ne innamorò. Brigò tanto da attirare l’incauto Ermafrodito nelle acque del lago; qui lo abbracciò tanto stretto che, richiesto agli dei, i loro corpi si fusero tanto da risultare un unico corpo metà donna e metà uomo.

Così il centrosinistra mesagnese, con una operazione mai sperimentata sinora, racchiude in sé stesso tanto l’area di governo quanto quella dell’opposizione. Potremmo dire un “centrosinistra ermafrodito”. Oppure autosufficiente, che non abbisogna di altre forze per svolgere l’opposizione: a se stesso. Ma la democrazia per essere tale e per essere compiuta, necessita proprio del confronto dialettico tra forze politiche antagoniste: così obietterebbe un vetero intellettuale di paese.

Grasse risate di sufficienza ed irridenti sommergerebbero l’ingenuo osservatore ancorato a vetusti schemi della politica. Oggi non va più: prima vincere! È l’imperativo categorico. E la democrazia : dopo! Salmace, le cui fattezze attuali rimandano ad altri fenotipi, non si cura d’altro: gli interessa Afrodite, lo vuole, è la ragione del suo esistere. Addirittura chiede aiuto agli dei perché il suo desiderio sia soddisfatto. Si attrezza adeguatamente, costruisce per tempo un novello cavallo di Troia asservito vanitosamente al potere, debella le ultime eroiche difese, e vince. Ora è l’icona della doppiezza.

Contemporaneamente è governo ed è opposizione: governa con il vincitore e si oppone con il perdente spazzato via. Il tutto rappresentato da sé stesso. Tuttavia le regole democratiche ne impongono una semplice ma efficace di regole: chi vince governa e chi ha vinto ha diritto di governare. E questo è quello che conta oggi: il verdetto scaturito dal voto non lascia adito a dubbi. Quella che oggi viene definita in chiave dispregiativa operazione trasformista, nel passato venne definita capacità egemone attrattiva. La deregulation esasperata di cui siamo stati osservatori critici fonda le sue radici in altrettante analoghe passate iniziative. Ci fu chi le criticò e chi auspicò “ponti d’oro”. 

Dunque, oggi, la riflessione deve andare ben oltre la semplice analisi del risultato elettorale contingente. La stratificazione delle azioni e delle scelte politiche occorse negli ultimi anni costituiscono l’antefatto di questo risultato elettorale. Il Partito Democratico, fulcro portante del centrosinistra, nacque con l’ambiziosa mission di innovare la politica. Ad oggi non appare che l’obiettivo sia stato raggiunto.  Le nubi nere all’orizzonte non incoraggiano ottimistiche previsioni. Buona Politica a tutti: vincitori e vinti.

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