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Via i like da Instagram: la sindrome dell'aspirante influencer

Le probabili motivazioni dei gestori del social e l'importanza di tornare dal "soli insieme" alla realtà

I più attenti utilizzatori di Instagram si saranno accorti dell’esperimento oramai attivo da qualche settimana: non è più possibile vedere il numero di like ad un post. In realtà si può comunque appurare quanto una condivisione abbia avuto successo, ma la quantificazione numerica non è più così rapida e diretta. I motivi che hanno portato a questa sperimentazione, da parte della piattaforma di Zukenberg, appaiono meritevoli: il numero di like rischia di influire sugli stati d'animo e sull'autostima dei naviganti.

Effettivamente sembra che la situazione stia davvero sfuggendo di mano: dalla moda dei “killfie”, ovvero i selfie realizzati in condizioni pericolose e potenzialmente mortali, alla dipendenza quotidiana dei pollici in su, sino alla mera ostentazione di pensieri che dovrebbero esser censurati, i social network sono entrati prepotentemente delle nostre abitudini.

Con l’arrivo di queste app si è assistito ad una proliferazione del narcisismo sotto forma di vanità digitale, rinforzato dal media che soddisfa questo eccessivo bisogno di esibizione e che quindi incoraggia la dipendenza dal social stesso, soprattutto se non si tollerano le normali frustrazioni dell’ambiente reale.

Inesorabilmente il nostro legame con queste piattaforme digitali diventa indispensabile: una continua distrazione che gli esperti definiscono "alone together", soli insieme. Lavoriamo per creare una vita virtuale sui social che spesso è ben diversa dalla realtà meno brillante. Risulta dunque difficile sottrarsi alle regole di un’ostentazione mediatica che ci vuole sempre più interdipendenti ma egocentricamente distanziati, per poter adempiere alla missione di perfetti narcisi consumatori di illusiva perfezione.

Esempio eclatante sono le orde di adolescenti, e non solo, la cui ambizione è diventare Influencer: impiegano la maggior parte delle ore riprendendosi mentre giocano o fotografando ogni outfit indossato, sino a diventare anonimi manichini.  Dinanzi a questi processi estremi, e vista la non trascurabile dose di dopamina rilasciata dal nostro cervello a ogni like, forse la mossa adottata dalla “Galassia di Zuckerberg” non risulta poi così banale.

Sicuramente non eliminerà in noi il desiderio di essere virtualmente apprezzati o di controllare quanti conoscenti abbiano visto le nostre storie su Instagram; tuttavia è il primo passo verso il riconoscimento di un’abitudine disfunzionale oramai conclamata: autostimarsi in funzione del consenso sociale e cancellare contenuti, talvolta intelligenti, solo perché poco social.

E chissà se un giorno torneremo ad ammirare il paesaggio al di fuori di un finestrino senza sentire l'impellente bisogno di immortalarlo e postarlo, se preferiremo parlare con la persona che abbiamo di fronte piuttosto che ignorarla per controllare le notifiche sullo smartphone… potremmo anche trovare entusiasmante la realtà che si libera dai limiti di un display.

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