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Psicologia e benessere: ecco un'ossessione che ti può rovinare la vita

Con questo articolo continuiamo quanto anticipato nell’approfondimento precedente (“I cortocircuiti della mente e il benessere”) riguardo i “cortocircuiti della mente” più diffusi nella storia della psicologia e nella società. Oggi leggeremo il caso esemplificativo di Gianni per capire meglio in cosa consista il Disturbo Ossessivo Compulsivo

Con questo articolo continuiamo quanto anticipato nell’approfondimento precedente (“I cortocircuiti della mente e il benessere”)  riguardo i “cortocircuiti della mente” più diffusi nella storia della psicologia e nella società. Oggi leggeremo il caso esemplificativo di Gianni per capire meglio in cosa consista il Disturbo Ossessivo Compulsivo.

“Il signor Gianni è un commerciante di 43 anni proveniente da una famiglia normale, come tante altre; il padre gestiva un negozietto di vestiti mentre la madre insegnava presso una delle storiche scuole elementari della città. Gianni non è figlio unico, ha un fratello di 5 anni più grande che è dovuto migrare in Emilia a seguito di una proposta lavorativa molto vantaggiosa nel settore alberghiero.

Il nostro commerciante ha avuto un’infanzia tranquilla, durante l’adolescenza ha imparato il mestiere del padre, l’arte del commercio, il saper intrattenere buone relazioni con i clienti e così via. E’ sposato da 18 anni, se felicemente o no sta a lui dirlo, e non ha avuto figli. Tutto sembrava proseguire bene nella sua vita, finché accade un evento che inizialmente apparve banale: il sopraggiungere di un comune raffreddore che causava spesso conati di vomito e tosse insistente.

Le prime visite dal medico non riportano niente d’importante, “potrebbe esser un virus passeggero, un po’ di cautela e nel giro di poco sarai come nuovo” affermava il medico curante del commerciante, ma intanto i sintomi persistono. Le cure successive non sembrano attenuare i sintomi ed intanto l’attività lavorativa di Gianni risente leggermente delle sue condizioni di salute, tanto che decide di effettuare ricerche su Internet utilizzando le parole chiave “tosse e vomito”, insieme ad altre parole dello steso ambito.

Qualche amico arriva ad ipotizzare un’origine psicologica di quei sintomi, una provenienza che preoccupa Gianni ancor più di una classica causa organica. I mesi passano, segnati sempre dalla tosse e dai conati.  Siamo arrivati ormai a sette mesi dall’insorgenza dei disturbi, quando ormai Gianni, esasperato dal condizionamento quotidiano del suo stato di salute, decide di rivolgersi a un infettivologo, che riesce ad intuire la presenza di un’infezione abbastanza rara e resistente nel suo organismo.

Nel giro di poche settimane i sintomi regrediscono ed il commerciante e la moglie possono tirare un sospiro di sollievo. Addio preoccupazioni! In effetti lo stato di salute del quarantatreenne non sembra presentare più niente di preoccupante. Durate i momenti morti del suo lavoro, il nostro commerciante legge su internet una ricerca riguardante la sporcizia che si accumula sui display dei cellulari: germi di ogni tipo si appoggiano su questi dispositivi, trasportati dalle dita che poi toccano ogni elemento che ci circonda.

Questi simpatici ospiti dei cellulari sono invisibili, ma l’idea delle colonie che proliferano con eventuali complicazioni trascurabili o meno, preoccupano Gianni che cerca in ogni modo un rimedio per allontanare tutti i pericoli di contagio immaginabili. Dapprima l’attenzione per cosa si tocca, l’utilizzo spassionato dell’amuchina che arricchisce il proprio farmacista, e poi un lavaggio attento e prolungato delle mani ogni quarantacinque minuti circa, sono i tentativi di Gianni di difendersi da questi nemici invisibili, in grado di mettere a dura prova il sistema immunitario.

Questi gesti si esasperano, sino a diventare dei rituali sempre più presenti nella vita del paziente. La preoccupazione dei germi ormai si presenta non solo a casa ma anche a lavoro, ed è ben difficile per Gianni sorridere ai suoi clienti, mentre la sua mente viaggia su tutti i sotterfugi da intraprendere per non contaminarsi ulteriormente, ed effettua il conto alla rovescia prima dell’ennesimo lavaggio di mani.

La prestazione lavorativa risente velocemente dei pensieri ricorrenti ed ossessivi, ed anche in famiglia il clima non è più quello di una volta: Gianni, da buon rappresentate del sesso maschile, ha sempre trovato nella moglie un modello d’efficienza e pulizia della casa, ma oramai tutti gli sforzi della coniuge non riuscivano a contenere i suoi timori di contaminazione, finché divenne inevitabile l’uso di guanti durante tutta la giornata”.

Il caso appena esposto descrive fedelmente il classico disturbo “ossessivo compulsivo”, che in psicologia viene nominato con l’acronimo Doc. Gianni è caduto gradualmente in un vortice di pensieri e comportamenti che hanno iniziato pian piano a scandirne le attività quotidiane, i rapporti con i propri clienti, addirittura le dinamiche familiari.

disturbo ossessivo compulsivo-3Generalmente gli atteggiamenti i inerenti alla pulizia personale descritti sopra, e facenti parte di una ristretta gamma di comportamenti Doc, vengono accompagnati da un senso d’ansia crescente, che rende impellente il bisogno di agire, compulsivamente, per abbassare lo stato d’inquietudine interno all’individuo, che ha modo di esprimere questo disturbo.

Nel caso specifico di Gianni, egli era ben consapevole che tutti i suoi rituali rendessero molto complicata ed invalidante la vita, ma intuiva che il disagio provato quotidianamente fosse il dazio da pagare per non ricadere nell’angoscia di una nuova malattia dalla difficile prognosi. Esattamente come quella che aveva avuto modo di provare in precedenza.

Il Doc era diventata una presunta cura alla preoccupazione di star male. Cosa vi è alla base di un processo così disfunzionale? Secondo le moderrne interpretazioni cognitive-comportamentali, si suppone che il disturbo ossessivo-compulsivo non sia causato tanto dalla previsione di una minaccia aspecifica da fronteggiare, quanto piuttosto l'anticipazione di una colpa per una presunta irresponsabilità.

In tal senso sarebbero coinvolti, sia nella genesi che nel mantenimento del Doc, scopi morali e credenze che riguardano la possibilità di agire, in modo da evitare un danno ingiusto o la trasgressione di una norma morale. Le ossessioni e i relativi comportamenti compulsivi possono riguardare:

Azioni di pulizia e lavaggio;
Azioni di controllo e verifica (rubinetto dell’acqua, valvola del gas);
Pensieri ossessivi collegati con l’aggressività, sensualità e religione;
Compulsioni di ripetizione per annullare pensieri negativi;
Compulsioni di conservazione e di accumulo.

In base alle tipologie enunciate, il timore della colpa per irresponsabilità può essere più o meno intenso, e la sua consistenza può variare in relazione al valore attribuito alla gravità della minaccia e dal grado di colpevolezze che la persona si auto attribuisce.

Il primo passo per uscire da questo circolo vizioso è di prendere atto del disagio che si vive ed esser fortemente motivati a migliorare la propria qualità di vita, liberandosi da un disturbo che, seppur fortemente limitante, può esser affrontato e sconfitto grazie ai nuovi trattamenti psicoterapici, accompagnati da supporti farmacologici.

Del resto, riprendendo il simpatico spunto dello scrittore John Irving, in cui affermava che: “Non scegliamo mai le nostre ossessioni, sono le ossessioni a scegliere noi”, é pur vero che rimaniamo sempre liberi di svincolarci da questi scomodi inquilini della nostra psiche. Per richieste specifiche su temi da affrontare prossimamente, potrete inviare i Vostri suggerimenti all’indirizzo e-mail posto in calce a termine dell’articolo. (v.brugnola@libero.it)

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