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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Femminicidio: subito finanziamenti per i centri antiviolenza

Noemi Durini di 16 anni, uccisa a Specchia (Lecce)  dal fidanzato L.M. di 17 anni, è l’ultima vittima di femmicidio (uccisa da mano maschile in quanto donna) in Puglia.  Da luglio a oggi l’hanno preceduta in questa tristissima lista altre tre donne ammazzate da uomini con i quali  avevano una relazione intima

Noemi Durini di 16 anni, uccisa a Specchia (Lecce)  dal fidanzato L.M. di 17 anni, è l’ultima vittima di femmicidio (uccisa da mano maschile in quanto donna) in Puglia.  Da luglio a oggi l’hanno preceduta in questa tristissima lista altre tre donne ammazzate da uomini con i quali  avevano una relazione intima: a Bari Anita Betata Rzepecka, di 30 anni, polacca uccisa di botte dal suo convivente rumeno Marian Sima e Donata Di Bello, 48 anni, accoltellata dal suo compagno, Marco Basile di 32 anni; a Massafra (Taranto) una donna rumena di 46 anni uccisa da un suo connazionale convivente.

La giovane vita di Noemi è stata spezzata da un cosiddetto fidanzato che per dieci giorni ha taciuto l’omicidio, ha sfasciato un’auto quando si è sentito sospettato e ha rivelato il luogo di occultamento del corpo solo  quando ha compreso che l’arresto era prossimo.    Il femminicidio è l’esito finale di una catena di violenze, sempre più spesso  denunciate dalle donne, ma  che  non fanno scattare le misure cautelative e i provvedimenti di protezione  necessari a salvare la loro  vita e quella dei figli.  

Per Noemi,  le denunce presentate dalla madre e  la sua  minore età e  come quella del  suo carnefice, soggetto violento, noto anche ai servizi socio-sanitari (tre Tso)   non hanno determinato l’immediata messa in sicurezza della ragazza. Le inchieste predisposte dal Ministro della Giustizia e dal CSM sull’operato del Tribunale dei Minori di Lecce, in caso di accertate omissioni,  non porrebbero rimedio  alla perdita della vita.

I comportamenti delle donne in risposta alla violenza vengono sempre giudicati inadeguati. Quando denunciano,  sono considerate troppo “conflittuali”  e non vengono  credute; quando non denunciano,  sono trattate come complici della violenza subita.  L’inerzia e i tempi dilatati delle risposte istituzionali, sociali  e giudiziarie alla violenza danno agli uomini la conferma dell’impunità e della sottovalutazione della stessa,  favorendone  l’intensità fino all’omicidio.  In Italia una donna ogni tre giorni viene uccisa da uomo a lei noto, il lunghissimo elenco delle vittime mette sotto accusa governo e istituzioni.

Il centro antiviolenza “Io Donna” di Brindisi rilancia  il monito della rete nazionale “Donne in rete contro la violenza”  (Dire) a cui aderisce: il Governo faccia sentire la sua voce, si provi vergogna delle vuote promesse e degli annunci di buone intenzioni. Invece di pubblicare cronache scandalistiche o opache i giornali e i media spendano finalmente tutto il loro potere e la loro influenza per pretendere subito finanziamenti adeguati, azioni efficaci, coordinate, prolungate nel tempo, concordate con i Centri Antiviolenza.   

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