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Domenica, 23 Giugno 2024
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A cura di Blog Collettivo

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"Il femminicidio trae la sua linfa da un mondo che ci spinge al narcisismo"

L'analisi dello psicologo Vito Mauro Brugnola: "L'omicidio di Giulia, di cui si parla da qualche giorno, è solo l'ultimo di una lunga striscia di sangue che vede coinvolte le donne"

I crimini efferati sconvolgono le coscienze, violano le nostre sensibilità e pongono molteplici domande. Quando si aggiungono elementi quali il femminicidio, il duplice omicidio di una compagna e del proprio figlio al settimo mese di gestazione, il disgusto per quanto accaduto aumenta, strappando dalle nostre menti ogni possibile di comprensione degli eventi. 

L’omicidio di Giulia, di cui si parla da qualche giorno, è solo l’ultimo di una lunga striscia di sangue che vede coinvolte le donne e, quasi che il destino non voglia lasciare nulla al caso, ha posto questo tragico evento in concomitanza con un altro femminicidio accaduto a Roma da parte di un poliziotto verso la propria compagna. Troppo spesso si sente, in modo talvolta impulsivo ma semplicistico, di aiutare le donne e le persone a salvarsi dal proprio aguzzino, carnefice o relazione tossica.

Tale definizione non può esser considerata un obiettivo da perseguire, se non quando tutti gli altri argini sono miserabilmente collassati. Da tempo si parla di femminicidio come fenomeno di omicidio perpetrato dall’uomo nei confronti della donna, atto estremo che testimonia lo storico squilibrio di potere vigente, in alcune circostanze, tra i sessi in ambito familiare e sociale. La Convenzione di Istanbul, entrata in vigore nel 2014, firmata dall'Ue nel 2017, pone al centro proprio la sensibilizzazione, prevenzione e diniego della violenza nei confronti delle donne e di ogni contesto domestico.

Ma ciò ancora non basta in quanto non può essere una legge a cancellare secoli di culture basate sulla violenza e gli impulsi. Il mondo della psicologia appare abbastanza chiaro e diretto riguardo a crimini come quello di Giulia Tramontano, ultimo in linea di tempo: alla base di un gesto così efferato, brutale e stupido vi è al centro un individuo essenzialmente malato, patologico nella sua forma più estrema di narcisismo con componenti estremamente antisociali.

“Starne alla larga, non accettare l’ultimo invito” sono sì giusti consigli, ma estremamente tardivi in quanto queste forme patologiche sono sì schegge impazzite all’interno del nostro sistema sociale, ma sono anche rinforzate da striscianti messaggi condivisi che attecchiscono in maniera tossica su personalità predisposte e non arginate nel quotidiano. 

Il mondo di oggi ci spinge ad essere un po' narcisisti: mantra come “mettiti al centro della tua vita, amati sopra ogni cosa, cerca essere un vincente!” sono ormai entrati nella nostra coscienza, innalzando l’asticella dal livello saggio del Noi a quello infantile dell’ Io prima di tutto. Questi messaggi egoici trovano terreno fertile nelle personalità predisposte all’egoismo e alla mancanza d’empatia, dando vita a funzionamenti narcisistici basati sul finto senso di superiorità, una ricerca costante dell’ammirazione degli altri, e la convinzione che i propri diritti e desideri debbano calpestare sensibilità e opinioni di chi li circonda. Processi patologici non così lontani da credenze in costante aumento nella nostra società e nei nostri più intimi pensieri. 

Davanti un funzionamento così estremo, una ferita d’amore, un ostacolo in opposizione alla propria fantasia di magnificenza o un delirio di onnipotenza, può portare ad azioni violente, sia psicologiche che fisiche: la patina d’oro costruita dal narcisista intorno alla propria immagine, sul proprio profumo, sulla magia del proprio potere, non può collassare davanti i diritti altrui, pena la sopraffazione! 

Ecco perché la prevenzione primaria passa dalla condivisione delle nostre esperienze e da un sano vivere in comune. Dove vi è la visione dell’altro, delle sue emozioni, dei suoi diritti, vengono meno le nostre pretese di abuso, il nostro desiderio infantile di avere tutto e subito, costi quel che costi. Non vi sono formule perfette per applicare questi consigli, evitare situazioni o comitive pericolose o gestire rapporti tossici. L’arma più potente a nostra disposizione è la riflessione, la condivisione dei nostri interrogativi con la cerchia di persone più mature e vicine a noi e, probabilmente, orientarsi con azioni pratiche verso valori più propositivi in modo da mettere una discreta distanza tra noi e individui tossici, disfunzionali. Soggetti certamente carnefici, ma anche vittime di se stesse e di una società non sempre matura. 

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