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Martedì, 18 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Ferrarese e l'Udc giocano a scacchi. La candidatura forse una trappola

Malgrado le dichiarazioni di circostanza e i ringraziamenti, che in politica spesso valgono come il due di briscola, l'impressione è che tra l'Udc nazionale e Massimo Ferrarese la partita a scacchi non si sia ancora conclusa. E c'è la sensazione che la famosa investitura a candidato presidente della Regione Puglia sia solo una trovata, peraltro mai ufficializzata, utile per evitare di perdere una barca di voti nella provincia di Brindisi. Perdita che si sommerebbe a quella dovuta al drenaggio di preferenze che, per stessa ammissione del segretario Lorenzo Cesa, la lista Monti starebbe effettuando dal partito di Casini. Resta da capire, poi, se questa candidatura per Ferrarese sia davvero un'opportunità. E non piuttosto una trappola.

Malgrado le dichiarazioni di circostanza e i ringraziamenti, che in politica spesso valgono come il due di briscola, l'impressione è che tra l'Udc nazionale e Massimo Ferrarese la partita a scacchi non si sia ancora conclusa. E c'è la sensazione che la famosa investitura a candidato presidente della Regione Puglia sia solo una trovata, peraltro mai ufficializzata, utile per evitare di perdere una barca di voti nella provincia di Brindisi. Perdita che si sommerebbe a quella dovuta al drenaggio di preferenze che, per stessa ammissione del segretario Lorenzo Cesa, la lista Monti starebbe effettuando dal partito di Casini. Resta da capire, poi, se questa candidatura per Ferrarese sia davvero un'opportunità. E non piuttosto una trappola.

Intanto, Cesa non ha ancora detto chiaramente «Ferrarese è il nostro candidato presidente». Anche ieri, ai giornalisti brindisini, il segretario ha dichiarato che «Massimo è una risorsa per l'Udc e sarà appoggiato dal partito in ogni sua iniziativa». Da qui a parlare di investitura ufficiale ce ne passa. Soprattutto alla luce di quanto accaduto nelle ultime settimane, con l'ex presidente della Provincia che ha rifiutato il terzo posto nella lista per la Camera, ufficialmente perché «non era quello il suo progetto», più realisticamente perché in posizione a rischio. Meglio rinunciare alla candidatura, che rischiare di non essere eletto.

Ma anche se l'Udc dovesse puntare sul brindisino, restano alcuni dubbi da sciogliere. Ferrarese ha "inventato" con il PD il famoso laboratorio politico di centrosinistra. Di conseguenza sarebbe impensabile vederlo candidato con il centrodestra, dove ancora trova porte chiuse da Fitto e Vitali e dove il candidato forte è già sceso in campo due giorni fa, e si chiama Francesco Schittulli, presidente della Provincia di Bari. Ammesso che l'Udc conti ancora qualcosa dopo le elezioni politiche, e che in Puglia si schieri con il centrosinistra, per vincere la concorrenza dei candidati della coalizione (Emiliano, Minervini e forse Amati per il PD, probabilmente Dario Stefàno per Sel, e chissà chi altro ancora) Ferrarese dovrebbe accettare di misurarsi nelle primarie, che l'Udc non ha mai voluto giocare, e vincerle. E questa, francamente, appare già una missione impossibile.

In alternativa la candidatura potrebbe nascere come imposizione o accordo tra i partiti a livello nazionale, ma è difficile che i baresi ed i leccesi facciano un passo indietro per un brindisino: mission impossible 2.

C'è un'altra alternativa: i centristi vanno al voto da soli, come accadrà per le Politiche, e salvo miracoli Ferrarese arriverebbe terzo, dietro i candidati di destra e sinistra. Per lui sarebbe una sciagura, perché la legge elettorale regionale non prevede l'ingresso in Consiglio di tutti i candidati presidenti, ma solo dei due candidati degli schieramenti più suffragati.

Il realismo, dunque, suggerisce di evitare toni da incoronazione del re usati da giornali e tv amiche. E consiglierebbe piuttosto di attendere l'esito del voto del 24-25 febbraio e poi decidere cosa fare, e con chi farlo.

L'esperienza delle ultime settimane dovrebbe avere insegnato che in politica le promesse, o le mezze promesse di oggi, valgono come neve al sole domani.

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