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Massimo Ferrarese

Massimo Ferrarese

Ferrarese ha sbagliato strategia. Ma non candidarlo è stata una "porcata”

Massimo Ferrarese, questa volta, ha sbagliato strategia: ha giocato troppo d'anticipo, è stato fin troppo sicuro di sè, è rimasto coinvolto negli ingranaggi della politica, si è fidato ciecamente dell'amicizia con Montezemolo e Casini, dimenticando che al mondo ci sono sempre degli "amici più amici”. Al netto degli errori commessi dall'ex imprenditore di Francavilla, però, la sua mancata candidatura deve essere vista per quello che è: una porcata. Leggerlo su BrindisiReport.it, testata mai tenera nei confronti del presidente della Provincia, farà un certo effetto. Ma, poiché siamo abituati a chiamare le cose col loro giusto nome, il termine porcata appare il più indicato.

Massimo Ferrarese, questa volta, ha sbagliato strategia: ha giocato troppo d'anticipo, è stato fin troppo sicuro di sè, è rimasto coinvolto negli ingranaggi della politica, si è fidato ciecamente dell'amicizia con Montezemolo e Casini, dimenticando che al mondo ci sono sempre degli "amici più amici". Al netto degli errori commessi dall'ex imprenditore di Francavilla, però, la sua mancata candidatura deve essere vista per quello che è: una porcata. Leggerlo su BrindisiReport.it, testata mai tenera nei confronti del presidente della Provincia, farà un certo effetto. Ma, poiché siamo abituati a chiamare le cose col loro giusto nome, il termine porcata appare il più indicato.

Del resto, deriva da Porcellum, il "soprannome" di quella legge elettorale che per l'ennesima volta ci costringerà a mandare in Parlamento, salvo casi rari di candidati scelti con le primarie, gli uomini voluti dai boss di partito e scelti sulla base del loro valore elettorale (presunto), della loro devozione a chi comanda, o magari della loro capacità di foraggiare il partito d'appartenenza.

Ferrarese sapeva che si sarebbe andati alle urne col Porcellum. Si è dimesso dalla Provincia perché la legge gli imponeva di farlo entro un certo termine, altrimenti non si sarebbe potuto candidare. Lo ha fatto, ovviamente dicendo che si immolava in segno di protesta contro il decreto taglia-Province. Se avesse riflettuto un po' di più, si sarebbe reso conto che quel decreto difficilmente sarebbe stato convertito in legge. E non avrebbe corso il rischio di presentarsi candidato nella lista Monti dopo essersi dimesso per colpa di un decreto del governo Monti. La "trombatura" gli ha evitato di doversi difendere da questa accusa. Ma non ha evitato alla Provincia di Brindisi un commissariamento che, se ci va bene, durerà 8 mesi.

Certo, col senno di poi è facile dire che uno ha sbagliato le mosse. Però è evidente che il patròn era troppo sicuro di avere la candidatura e l'elezione in tasca. Ora invece si ritrova in mano la promessa di essere candidato alla presidenza della Regione. Per chi? Con l'Udc? Bisognerà vedere quanto varrà il partitino di Fini dopo le politiche. Con quali alleati? Immaginare il PD, e quindi Emiliano, Minervini, Amati e gli altri candidati in pectore, rinunciare alla poltrona più importante di Puglia per fare spazio a Massimo Ferrarese, appare oggi cosa piuttosto bizzarra. Tanto più che il centrosinistra dovrebbe scegliere attraverso le primarie, cosa a cui l'Udc è notoriamente allergico. Insomma, la rincorsa alla presidenza appare in questo momento una missione impossibile. Forse è più facile immaginare l'Enel Basket Brindisi in Eurolega l'anno prossimo. Ed è tutto dire.

Questi errori, comunque, potranno servire a Ferrarese come esperienza: le cadute fanno bene a chi è abituato a volare alto. Soprattutto se ha la forza di rialzarsi in fretta e di non dimenticare. Ma è evidente che la sua mancata candidatura è un autogol dell''Udc.

L'imprenditore era l'unico personaggio davvero nuovo emerso negli ultimi anni nel panorama politico salentino (confini che a lui staranno stretti...), gode di un grande seguito e la sua scelta sarebbe stata un segnale novità e di apertura alla società civile. Candidarlo presidente della Regione da parlamentare, inoltre, sarebbe stato sicuramente diverso rispetto al presentarlo solo da ex presidente della Provincia. Casini e Monti gli hanno preferito altre figure, accettando di correre il rischio di perdere una barca di voti in territorio brindisino. L'ennesimo segnale che la politica italiana continua ad andare in direzioni opposte a quelle immaginate dai cittadini.

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